Da Cetara parte il progetto sperimentale Blufish. Intervista a Gennaro Fiume, direttore del Flag Approdo di Ulisse

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Presso il Comune di Cetara, alla presenza del sindaco, Fortunato Della Monica, si è tenuto l’incontro di presentazione del progetto Blufish, gestito da Marine Stewardship Council (MSC). Iniziato nel 2018 con un’attività di analisi delle attività di pesca italiane, selezionate alcune, si è provveduto ad intraprendere un discorso di sostenibilità. Un modo cioè di prendere dal mare solo ciò che serve, senza sprechi e con un basso impatto sull’ambiente e sulla sopravvivenza dell’equilibrio marino.

Presenti all’incontro rappresentanti del Ministero, della Regione Campania, della Capitaneria di Porto, delle Associazioni di categoria,  della pesca, delle Università (quattro quelle coinvolte: Federico II, Unisa, Sapienza e Parthenope). Flag e Comune di Cetara i soggetti ospitanti.   

Ne parliamo con Gennaro Fiume, direttore del Flag Approdo di Ulisse.

Ci spiega in cosa consiste il progetto presentato a Cetara?

Questo progetto riguarda il pesce azzurro, le alici. Finanziato dal MAVA, fondazione svizzera, ha individuato tre marinerie in Italia: una in Sardegna, una in Puglia e una in Campania dove è stato finanziato uno studio per portare queste marinerie alla certificazione di sostenibilità. Il primo progetto sperimentale parte da Cetara. Questo significa che i prodotti che eventualmente dovessero essere certificati, rispetto alla sostenibilità della pesca, hanno un vantaggio competitivo ed un valore economico maggiore, più significativo sui mercati in Italia, in Europa, nel mondo. Dunque più i consumatori sono attenti alla sostenibilità ambientale ed economica dei prodotti sui mercati europei, più  questo marchio ha una riconoscibilità incredibile.

Dunque tutto parte da Cetara?

Si, da Cetara parte il progetto sperimentale. Dopo l’attività di ascolto fatto con i pescatori, è stato presentato lo studio scientifico sullo stato di salute della nostra pesca in cui sono stati individuati degli elementi di criticità. A margine della riunione è stato individuato un piano d’azione che servirà a portare questi indicatori, che in questo momento sono ancora un pò al di sotto di quella soglia che si immagina come soglia minima, al 100% per essere poi certificata. 

Per quanto riguarda il piano di gestione?

Si autoregolamenterà la pesca delle acciughe nel Golfo di Salerno e nella Regione Campania per aumentare il valore economico del prodotto e diminuire lo sforzo di pesca. Quindi, si cerca di dare ai pescatori una maggiore redditività ed una maggiore sostenibilità economica e sociale, perché oggi i pescatori sono costretti ad uscire sette giorni a settimana con un piano di gestione. Noi tenderemo a ridurre i giorni in cui i pescatori escono per la pesca e ad aumentare il guadagno incrementando il valore del pescato al mercato. Se oggi una cassa la vendiamo a dieci euro, diminuendo la quantità di prodotto sul mercato, si aumenterà il prezzo e riusciremo ad avere una redditività maggiore e quindi cercheremo di invertire una situazione che oggi vede lo stock ittico delle alici un pò in sofferenza, prima che arrivi  l’Europa a vietare la pesca, come è successo per il tonno.

Quale futuro possibile?

Dunque, un progetto che mira a migliorare la comprensione delle attività di pesca italiane, a valutarne la sostenibilità, ad identificarne le buone pratiche, a migliorare la cooperazione tra le diverse realtà della pesca italiana, realizzare miglioramenti concreti nella gestione della pesca, generare valore per le attività di pesca e gli attori del mercato, un mare di opportunità per la comunità locale.  

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