Arleo: “bene la tenuta di Salerno, ma per il Sud sono fondamentali riforme e uso efficiente delle risorse”

0
56
Il Coordinatore dell’Osservatorio Next Generation del think tank Competere.eu commenta l’indagine Tagliacarne Unioncamere sul valore aggiunto provinciale e indica le linee direttrici per una ripartenza del Mezzogiorno

“Le imprese della provincia di Salerno sono tra le prime ad aver avviato la svolta green. Con vantaggi tangibili, come dimostra la maggiore resilienza di Salerno nell’anno della diffusione della pandemia. Il valore aggiunto è calato del 3,5% rispetto al 2019, praticamente la metà del -7,1% nazionale. Un risultato molto migliore anche del -6,4% della media Sud e Isole. Purtuttavia, i divari di Salerno e del Sud nei confronti del resto del Paese restano enormi”. Giuseppe Arleo, coordinatore dell’Osservatorio Next Generation del think tank Competere.eu. commenta l’analisi congiunturale realizzata dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere sul valore aggiunto provinciale del 2020, sottolineando il diverso impatto che il Covid ha avuto per i territori, a seconda della situazione di partenza. “E’ evidente – spiega Arleo – che malgrado le percentuali più basse del Sud, è proprio questa l’area che ha avvertito maggiormente i morsi della crisi indotta dalla pandemia. Basti pensare che la stessa Salerno, malgrado la crescente vitalità delle imprese, resta all’84esimo posto della graduatoria provinciale nazionale, con un reddito pro-capite di 16.581,26 euro”.

“Proprio per questa ragione di fondo”, continua Arleo, “condivido il pensiero del Presidente di Unioncamere Andrea Prete, che esprime preoccupazione per le regioni del Sud Italia, ponendo l’accento sulla necessità di una politica di incentivi efficace e di un ruolo forte da parte degli Enti territoriali, al fine di indirizzare con avvedutezza i fondi del Pnrr al mondo delle imprese”.
Dall’indagine realizzata dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere emerge come le province meridionali siano quelle che hanno subito perdite mediamente inferiori, soprattutto nei casi dove si riscontra un più ampio numero di imprese che abbiano investito nel Green o nella Blue economy. Le maggiori perdite sono state registrate al Nord (-7,4%), nelle aree a maggiore vocazione industriale (-7,9%, con punte ancora più rilevanti dove insistono i sistemi della moda e della cultura), quelle a più elevata presenza di piccole imprese (-7,5%). Milano si è confermata la prima provincia nazionale con un valore aggiunto pro-capite di 47.495 euro.

“Anche a causa della diversa incidenza del lockdown e della diffusione del covid nei primi mesi del 2020”, spiega Arleo, “il Sud ha contenuto in termini percentuali il crollo del valore aggiunto, confermando peraltro spirito di adattamento e tenacia in uno dei periodi più bui dal dopoguerra ad oggi. Ma ora è fondamentale ripartire e quindi utilizzare le notevoli risorse aggiuntive disponibili come unica possibilità di crescita attraverso la conversione delle imprese alle nuove sfide”.

Per Arleo, siamo di fronte a un cambio di passo nella politica di sostegno al sistema produttivo. “L’intervento basato sui ristori è stato decisivo per dare respiro al mondo delle imprese ma le prossime sfide non possono passare attraverso le stesse logiche allocative attuate finora. Occorre  una politica di incentivi e di contestuale ripresa di investimenti infrastrutturali destinata a incidere strutturalmente per il recupero dei divari territoriali. Non è possibile inoltre esulare da una attenta gestione della questione sanitaria e dalle riforme necessarie per un profondo ammodernamento della macchina amministrativa italiana”.

Ai fondi del Pnrr vanno sommati quelli del Fondo Sociale Europeo, i Fondi di Coesione e quelli Fesr. “Una tale mole di risorse – rimarca Arleo – rappresenta un’opportunità imperdibile, ma l’unico modo per evitare di sprecarla è proprio quello di procedere speditamente con profonde riforme strutturali nel sistema pubblico, al fine di non ripetere gli errori commessi in passato nella cattiva, e lentissima, gestione dei fondi europei. Agire in termini di sburocratizzazione e semplificazione della Pubblica Amministrazione è un’operazione non più rinviabile. Vanno utilizzate tutte le misure che si prestano al raggiungimento dello scopo, facendo uso anche del meccanismo delle autocertificazioni, coinvolgendo imprese e professionisti. E’ inoltre necessario un profondo processo di digitalizzazione, con una piattaforma dove la Pubblica Amministrazione possa in maniera immediata e agevole disporre di tutti i dati in modo da risparmiare tempo in fase di valutazione e rendicontazione dei fondi”.

“È quindi necessario – prosegue Arleo – avere una corretta definizione dei ruoli negli Enti Pubblici, a partire dai Ministeri passando per Regioni Province e Comuni fino al sistema camerale. Vanno evitati pericoli di sovrapposizioni, duplicazioni e conflitti di competenze nella gestione delle varie fasi che contrassegneranno la gestione dei fondi. Le amministrazioni, nella gestione del Piano ripresa e resilienza, avranno l’obbligo di rendicontare periodicamente il Ministero dell’Economia dell’utilizzo delle risorse, dello stato di avanzamento dei progetti fino al raggiungimento degli obiettivi che il Governo dovrà poi comunicare a Bruxelles, al fine di ottenere l’ok ai fondi e procedere con le rate successive.

Occorre ancora un forte Piano di rafforzamento amministrativo nazionale fondato sul ringiovanimento. L’età media dei dipendenti pubblici, 51 anni, è tra le più alte d’Europa. Per di più vi sono problemi di qualificazione del personale: solo 4 dipendenti su 10 sono laureati, e spesso non  nelle discipline tecniche necessarie per il buon funzionamento dell’amministrazione. Si tratta di persone spesso con livelli di formazione carenti, competenze limitate nella gestione dei progetti complessi. Funzionari molte volte focalizzati su dinamiche a breve periodo presenti nelle amministrazioni locali. A tal riguardo quindi il forte piano di reclutamento di personale, con regole semplificate, anche e soprattutto nel settore della progettazione europea, può essere di forte aiuto, a condizione però che si reclutino professionalità formate sulla materia dei fondi europei, da destinare in maniera esclusiva e pluriennale alla progettazione e rendicontazione dei fondi.
Last, but not least, senza mai tralasciare gli aspetti legali e giuridici, occorre una riforma concreta e operativa del codice appalti alla base delle opere pubbliche, che in alcune fasi ha meccanismi estremamente lenti, ostativi a una corretta e veloce gestione dei fondi”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui