La solitudine degli Angeli – Giuliano Macca e la sua mostra a cura di Vittorio Sgarbi

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“Ho visto tanti angeli in terra”- di Denata Ndreca

Ho visto tanti angeli in terra. I miei angeli rimangono giù, per il fatto che non conosco l’altra dimensione e, perché vivono in ognuno di noi.

A parlare è Giuliano Macca, il giovane artista siciliano che, durate il mese di ottobre e metà del mese di novembre, espone in una delle migliori gallerie d’arte in Italia, quella di Etra Studio Tommasi di via della Pergola a Firenze.

Trenta opere concepite a cavallo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 ma realizzate durante i mesi del confinamento forzato causa Covid. Olio su tela e fogli di carta dove l’artista disegna con la penna Bic e poi aggiunge delle velature a olio, portando così una novità assoluta, perché fino ad ora non aveva mai esposto all’pubblico le sue opere realizzate con questa tecnica mista. Amante della maniera fiorentina (Pontormo e Rosso Fiorentino), risente dell’l’attrazione e del fascino dei ritratti “in maniera particolare da quegli artisti che hanno messo le psiche all’interno dello sguardo, soprattutto quelli disegnati a penna. Mi piace immaginare quelle migliaia di linee che alla fine vanno a formare una  cosa sola. In questo momento, queste opere le sento come un’esigenza, tutte legate a un tema a me molto caro, insieme a quello dei baci e dei ritratti. Ecco, nella mia mostra di Firenze c’è tutto questo ed è perciò che la considero l’appuntamento espositivo più importante della mia carriera”

I suoi corpi sembrano muoversi tra le nuvole – scrive Vittorio Sgarbi nel saggio che apre il catalogo annesso alla mostra. Gli angeli non sappiamo come siano, che volto abbiano, ma li ritroviamo oggi nelle allucinazioni di Giuliano Macca. Plasmati come le statue severe del Tempio Tempio di Egina, nitide e semplici, corpi innocenti e sguardi colpevoli. Macca sembra inseguire in quei volti l’ombra del peccato. La consapevolezza dell’innocenza perduta. Gli angeli sono sempre sul punto di scomparire. La nostalgia della forma chiede alibi, finzioni. Si tratta della conferma di una pittura figurativa, per una legge del contrappasso negli artisti migliori, più dotati”

Con la ripetizione dei suoi volti, Giuliano Macca, trova la chiave giusta per aprire gli occhi della gente per poi, rimanere lì, perché alla fine, nell’arte contemporanea, o trovi un modo che ti rende riconoscibile velocemente, o sei fuori. E lui rimane lì, ti riamane addosso come

                                           segni invisibili di una costola sbriciolata

                                                       in attesa di un abbraccio,

                                                            come le labbra secche

                                                               in attesa di un bacio

                                                                   Denata Ndreca

 

 

 

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