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In morte di Andrea Purgatori

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di Pierre De Filippo-

È morto Andrea Purgatori. Un male fulminante e categorico lo ha stroncato in poco tempo, inaspettatamente. E proprio in questo 19 luglio, nella ricorrenza del trentunesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, nella quale persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Con la sua voce calda ed accogliente, Andrea aveva ripercorso, per Atlantide, l’intera vicenda, fatta di misteri e depistaggi, solo lo scorso maggio, già provato dalla malattia ma sempre in trincea, sul pezzo, al lavoro.

Era un giornalista, Andrea Purgatori, un giornalista vero: un esempio per chiunque voglia seguire questa strada.

Un giornalista d’inchiesta come forse non ne nascono più. Uno di quelli che le inchieste le costruiscono, le curano, le seguono, le proteggono con la stessa abnegazione e la stessa devozione con cui un contadino tratta il suo raccolto.

Attento, attentissimo alla precisione dei fatti, alla perfezione delle ricostruzioni, alla puntualità delle fonti. Perché l’arte starà pure nel raccontare – cosa che faceva benissimo – ma la polpa della materia è nello scoprire, nell’intuire, nel seguire, nel verificare.

Ha raccontato, Andrea, tutti i più grandi misteri d’Italia conciliando due grandi virtù: non ne è mai diventato succube, mai innamorato di una ed una sola verità, la sua, ma sempre pronto a riannodare fili, a rileggere collegamenti e ad aggiornare il suo pubblico su aggiornamenti e novità, nuove scoperte e nuove piste.

E poi, non ha mai confuso il suo ruolo con quello del protagonista, non s’è mai fatto allucinare dalle fameliche sirene della popolarità fine a se stessa. Mai.

Lui raccontava fatti che vedevano altri come protagonisti, nel bene e nel male.

Un irriducibile amante della verità.

Da Ustica – è ispirato a lui il personaggio di Rocco de Il muro di gomma, film di Marco Risi che Purgatori ha contribuito a sceneggiare – alla scomparsa di Emanuela Orlandi, dal caso Moro all’omicidio di Mino Pecorelli, dalla mafia al terrorismo, è lunga la lista delle sue inchieste.

Tutte offerte al suo pubblico con la solita, implacabile precisione.

Un gigante in un giardino di nani. Un gigante imponente ma mai ingombrante, autorevole ma mai pieno di sé, selettivo ma mai ridondante. Uno che ci sapeva fare. Un professionista vero.

Da non dimenticare.

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