Colti: a Torino i librai indipendenti si consorziano.

Maggio 8, 2017 0 Comments Dall'Italia , Sedimenti 942 Views
Colti: a Torino i librai indipendenti si consorziano.

Mentre a Milano, in occasione del Photo Festival, la Kasa dei libri dedica una mostra ai librai indipendenti, attraverso le immagini di “Facce da librai”, a Torino nasce Co.l.t.i, acronimo di consorzio librai torinesi indipendenti. Ne parliamo con il Presidente, Paolo Barsi, titolare della libreria Comunardi, che quest’anno festeggia il quarantunesimo di attività. “E’ già un decennio”, ci racconta, “che noi, librai indipendenti di Torino, lavoriamo insieme, siamo circa 70/80. Organizziamo con puntualità una fiera che si svolge sotto i portici di via Roma, coprendo per intero entrambi i lati della strada”.

Nel consorzio, però, sono ventitre i librai. “Abbiamo sentito la necessità di consorziarci per sviluppare un’operazione di maggiore visibilità contro l’omologazione e la centralizzazione. Viaggiamo, così, uniti, compatti, lavorando essenzialmente su progetti.” Per la prima volta, infatti, una libreria sarà presente al prossimo Salone di Torino, ed è quella di Colti, 850 mq. Il motto è unire le forze per rendere visibili tutti. Paolo Barsi, comunque, ci tiene a chiarire che “non si tratta di una battaglia. Non abbiamo alcuna intenzione di sollevare un polverone mediatico. Il nostro scopo sociale è aiutare a sviluppare una professionalità più completa, stilare progetti con biblioteche e scuole, insomma, dare un contributo, rapportandoci con il territorio. Da soli non siamo in grado di farlo, restiamo una nebulosa dispersa, invece, uniti, diventiamo un centro di imputazione di interesse”.

 

Nonostante non si tratta, dunque, di lottare contro i colossi del mercato, Colti sta facendo rumore: “Parliamo con gli enti pubblici, e molti autori torinesi sollecitano un incontro con noi per organizzare qualcosa insieme”.

L’azione è allora agire di concerto in un settore da anni in crisi, “dove le grandi concentrano potere, determinando dislivelli evidenti”. Sull’editoria in generale, Paolo Barsi è cauto nel giudicare in perdita i grandi editori: “hanno gruppi finanziari forti alle spalle, per questo, rispetto alle piccole e medie case, hanno migliori possibilità di resistenza. Le faccio un esempio, a loro basta alzare il prezzo di copertina per sanare un disavanzo. Conosco, invece, tante piccole realtà che non riescono ad uscire dalla crisi; nel nostro stand al salone cercheremo di ospitare i libri pubblicati soprattutto da chi non ci sarà, non volendo togliere spazio a chi, invece, sarà presente”. La figura del libraio, tante volte osannata e richiamata nei romanzi, non è più da decenni quella dell’esperto, del consigliere del lettore, anche questo è un sintomo del mercato contemporaneo. “E’ vero”, confessa Barsi, “e noi vogliamo proprio sottolineare la nostra professionalità. Sono previsti in futuro anche corsi e momenti di formazione. Ci aiutiamo a crescere, in una relazione non ostile, non concorrenziale, alla base esiste un rapporto di fiducia reciproca. L’angolo visuale è fare progetti di diffusione della cultura, suscitare curiosità e attenzione da parte del territorio, oggi assoggettato alle grandi catene, e schiavo della omologazione, e della cultura usa e getta.”

La passione di Barsi per il suo lavoro traspare dalle parole usate con dovizia, e dalla consapevolezza di “essere una pulce contro un elefante”, situazione che non lede la voglia di sfidare, anche se stessi, per crescere nell’interesse di tutta la comunità. E potrebbe essere un progetto esportabile un po’ su tutto il territorio italiano. “Per ora siamo in contatto con i librai milanesi”, ci dice in chiusura, “da quattro anni facciamo iniziative insieme. Poi, non so se Colti sarà un esempio per altre città, ma non lo escludo.”

Su questo versante, va segnalata la proposta fatta durante la kermesse milanese Tempo di libri dalla Filiera della Carta, Editoria, Stampa, e Trasformazione, ovvero concedere uno sconto a chi legge attraverso una detrazione fiscale sui redditi per spese di acquisto di libri e periodici. Una proposta sensata e vitale, che aiuterebbe il mercato e incentiverebbe i lettori.

Giorgio Coppola

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