40 anni fa, la strage di Bologna

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-di Marianna Giugliano-

Sono trascorsi 40 anni esatti dalla strage di Bologna. Era il 2 agosto 1980.

Quella mattina alle 10:25 alla stazione ferroviaria di Bologna ci fu una terribile esplosione: il più grave atto terroristico del secondo dopoguerra, avvenuto durante i cosiddetti “anni di piombo”, in cui rimasero ferite oltre 200 persone e ne morirono 85.

L’esplosivo, progettato come un ordigno a tempo, era stato posto all’interno di una valigia abbandonata su di un tavolino portabagagli che si trovava sotto un muro portante in modo da aumentarne l’effetto tanto che l’esplosione colpì anche un treno che si trovava sul primo binario, distruggendo 30 metri di pensilina e l’intero parcheggio dei taxi che si trovava appena al di fuori della stazione.

Subito dopo l’esplosione soccorsi e cittadini si attivarono per prestare aiuto ai feriti e cercare di estrarre i morti dalle macerie: riuscirono a trovare tutti i corpi eccetto uno quello di una ragazza di 24 anni di nome Maria Fresu, la quale probabilmente si trovava troppo vicino all’ordigno che a seguito dell’esplosione il suo corpo è stato completamente disintegrato.

Oltre ai morti, però, il numero delle vittime era talmente elevato che i soccorsi non riuscivano a trasportare tutti con le sole ambulanze, quindi furono impiegati anche auto private e mezzi pubblici come taxi e autobus e in particolare il numero 37 che divenne uno dei simboli della strage.

I funerali delle vittime furono celebrati il 6 agosto nella Basilica di San Petronio e in quell’occasione l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini affermò: «Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia».

Inizialmente il Governo Italiano allora presieduto da Cossiga, attribuì la colpa dell’esplosione ad una vecchia caldaia, ma ben presto, a seguito di rilievi svolti e testimonianze raccolte, si scoprì che era stato un vero e proprio colpo da parte di terzi.

Nonostante i mandanti siano rimasti comunque sconosciuti, sono stati trovati dei possibili collegamenti con la criminalità organizzata e i servizi segreti che al tempo avevano dei legami con organizzazioni criminali, mafiose e fasciste.

Le vite di moltissime persone sono rimaste ferme a quel 2 agosto alle 10.25, tanto che anche l’orologio fermo è diventato uno dei simboli della strage.

Come riportato dal Corriere della Sera tra le vittime c’era Francesco Fresa (14 anni) intento a leggere un fumetto, la madre Errica Frigerio e il padre Vito; c’era anche Giuseppe, un elettricista che aveva trascorso le vacanze a Rimini dove aveva conosciuto delle ragazze svizzere e aveva deciso di accompagnarle alla stazione; c’erano poi Elisabetta e Roberto, madre e figlio che sarebbero dovuti andare in Puglia a trovare i parenti…

Insomma quel giorno in quella stazione c’erano tantissime persone, chi tornava dalle vacanze, chi andava dai parenti o anche chi magari aveva solo accompagnato un amico o un familiare per l’ultimo saluto prima della partenza.

Sempre come riporta il Corriere della Sera il più cinico dei dettagli che precedette l’esplosione consiste nel fatto che, anche solo per qualche istante, queste persone si sono incrociate e confuse tra loro, si sono guardate senza conoscersi e hanno scrutato l’uno negli occhi dell’altro il destino che stava per compiersi.”

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