Storia di un viaggio senza ritorno: il sacrificio di Laika, la cagnetta spedita nello spazio

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-di Antonietta Doria-

Un cane sacrificato sull’altare della supremazia politica, strumento di propaganda, protagonista di una competizione USA-URSS, un sacrificio a tutti gli effetti: è questa la triste storia di una cagnetta russa  lanciata dal Kazakistan  nello spazio con il satellite, Sputnik 2.

Sono le  5.30  del mattino, ora di Mosca, del 3 novembre 1957.

La missione.

Il suo nome era Kudryavka, troppo difficile per entrare nella Storia, così fu ribattezzata Laika. Femmina di 3 anni, randagia di sei chili, recuperata nelle strade di Mosca, scelta tra cinque o sei candidati, molto docile ed intelligente. Il suo viaggio doveva permettere  ai ricercatori di comprendere se era possibile viaggiare  nello spazio in assenza di gravità. Il tutto per otto, dieci giorni.

“Le ho chiesto di perdonarci e ho pianto e l’ho accarezzata per l’ultima volta”… sono queste le parole della biologa russa Adila Kotovskaya, quando Laika partì per un viaggio che si sapeva benissimo, sarebbe stato di sola andata. Non era infatti possibile garantire il ritorno in sicurezza.

L’addestramento.

Laika fu addestrata restando in una capsula pressurizzata di 80 centimetri dove era sempre più difficile muoversi e trascorrendo molto tempo in una centrifuga che simula gli effetti della spinta ed il rumore del lancio, cosa che avviene ancora oggi per gli astronauti, con la sola differenza che questi ultimi sono consapevoli di ciò che fanno e di ciò che andranno a fare.

Se la finalità, dunque, era quella di far roteare la cagnetta per otto gironi intorno alla terra, ci fu solo il tempo di nove orbite fin quando la temperatura all’interno della capsula raggiunse i 40° a causa dell’insufficiente isolamento ai raggi del sole. Laika morì disidratata  a causa dell’eccessivo caldo in poche ore. Il corpo carbonizzato della prima astronauta fu recuperato il 14 aprile 1958  all’interno del satellite precipitato sulle Antille.

La versione ufficiale parlava invece  di avvelenamento, Laika sarebbe morta attraverso cibo avvelenato per evitare una morte dolorosa durante il ritorno nell’atmosfera terrestre cosa che invece avvenne.

Il futuro.

Appena tre anni dopo furono i cani Belka e Strelka, un coniglio grigio, topi, mosche, piante e funghi a fare un altro viaggio lasciando la terra, per tornare, stavolta vivi dopo un giro nello spazio. Tutto ciò come prove generali per la prima missione dell’uomo: l’astronauta era Jurij Gagarin ed era il 1961…

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