Home Dal mondo L’onda lunga che sommerge le democrazie, Dem USA spalle al muro

L’onda lunga che sommerge le democrazie, Dem USA spalle al muro

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di Antonino Papa-

Nei momenti critici, soprattutto quando si è spinti a scegliere, si usa dire: “siamo al dunque”; è proprio questo il momento che in poco meno di un anno il mondo cosiddetto occidentale e democratico dovrà affrontare sostenendo due ardue e fondamentali prove dalle quali dipenderà gran parte del futuro del pianeta, le Elezioni Presidenziali USA e le Europee.

I due eventi sono strettamente interconnessi ma questa volta il peso specifico del Vecchio Continente sarà superiore a quanto espresso da quella che vene definita, erroneamente, “la più grande democrazia del mondo”.

Durante l’ultimo decennio abbiamo assistito ad un lento e costante declino di ciò che la propaganda nostrana ci ha insegnato a definire democrazia e che, nella realtà, è ben distante da ciò che intenderebbe rappresentare.

L’onda lunga del dissenso (perché è di questo che si tratta) alla gestione degli ordinamenti democratici ha sommerso l’Europa decretando il fallimento di un modello di società che si è rivelato perdente, basandosi su valori totalmente ingiusti ed errati: capitalismo speculativo esasperato a danno dei più deboli, debito pubblico e privato senza freni, lobbies delle banche, sindacati inesistenti e corrotti, imperialismo mirato a sottrazione di risorse a paesi poveri, diffusione di esasperazioni transgender e finto-ambientaliste ed estremismo digitale … e magistratura politicizzata.

Se in Europa i popoli hanno iniziato a prendere coscienza dei limiti di democrazie immature e non trainate da modelli etici, e ciò è tangibile osservando gli accadimenti in molti stati, negli USA, dopo il primo tentativo esperito affidando la guida della Nazione a Donald Trump, gli elettori, che sono prima di tutto consumatori e lavoratori, si stanno risvegliando dal sogno democratico in cui avevano riposto le speranze aggrappandosi a Joe Biden che, a detta di molti, si è rivelato il peggior Presidente della storia degli Stati Uniti d’America.

Ciò che inizialmente pareva essere in linea con le aspettative degli elettori d’oltreoceano ha rapidamente mutato direzione; il consenso per l’attuale establishment, e per una certa gestione politica delle società liberiste, ha iniziato una lenta e costante discesa inversamente proporzionale al grado d’informazione (reale) delle masse.

Questo stato di cose avvalora le tesi di chi ha sempre sostenuto che il controllo del consenso passa attraverso i media di “regime” e la strategia millenaria divide et impera che ha fatto degli antichi romani i primi imperialisti del pianeta.

Non a caso molti edifici istituzionali USA sono ispirati all’antica architettura imperiale di Roma, idem dicasi per le linee guida in materia di politica estera, ovvero, “esportare la democrazia” (secondo loro) per “sottrarre risorse ed assoggettare” politicamente altri popoli.

Se il primo target non è stato raggiunto, in quanto la democrazia non si esporta a suon di bombe, il secondo è andato in porto: questo si chiama sfruttamento… che è ciò che ha sempre fatto tutto l’Occidente nei confronti di Africa, America Latina e parte dell’Asia sotto la supervisione a stelle e strisce.

Joe Biden, inizialmente acclamato come il rinnovatore e salvatore di un’America lasciata in fiamme da Trump, ha mostrato di non essere all’altezza di guidare quella che è riconosciuta come la più grande potenza economica mondiale.

Gli elettori non solo se ne sono accorti, al pari di molti capi di stato alleati, ma hanno anche iniziato a chiedersi se i valori portati avanti sinora dai cosiddetti Dem incarnassero realmente i concetti di democrazia, libertà e benessere che sono stati l’essenza della vera America ormai un lontano ricordo.

Nei paesi definiti civili la sanità è gratuita per tutti, i più deboli riescono ad arrivare a fine mese anche con poco e la popolazione sotto la soglia di povertà rappresenta una minima parte del totale; negli USA tutto ciò non accade, per curarsi servono decine di migliaia di euro l’anno, il potere d’acquisto delle famiglie meno abbienti è minimo (a prescindere dall’inflazione) ed i poveri aumentano sempre più.

È finito il tempo delle promesse e gli americani ne sono ben consci. Mai come in questa tornata elettorale possono essere “influenzati” anche da ciò che sta accadendo in Europa in cui, le cosiddette destre, hanno aumentato i consensi esponenzialmente e soprattutto grazie gli elettori delle classi più deboli.

A nulla sono servite le campagne d’odio dei democratici mirate a spaventare le popolazioni agitando lo spettro del fascismo o del totalitarismo, i cittadini sono stanchi di permissivismo, debiti, abbandono delle classi deboli e migliaia di miliardi spesi intorno al mondo per la citata “esportazione della democrazia”, parole con le quali Kennedy, democratico ostile al suo stesso partito, ha annunciato la sua discesa in campo con serie e chiare intenzioni di invertire la rotta.

All’altro capo del mondo fa eco un’ondata “anti democratica” che perdura da anni e si è palesata con la conquista del potere in alcune nazioni, come la nostra, da parte dei conservatori, destre o repubblicani che dir si voglia.

Le prossime europee rappresenteranno, al pari di quanto accadrà negli Stati Uniti, il livello di coscienza e di maturità degli elettori, un reale crocevia che porrà tutti davanti ad una scelta: continuare ad ascoltare la fiaba della democrazia o agire in un’ottica futura di benessere e ripristino della legalità e di quei valori etici non scritti che hanno fatto grande l’America e che ora sono un lontano ricordo.

Non sarà solo Trump (giudici permettendo) a cavalcare questa onda lunga di “repubblicanismo” proveniente dall’Europa; anche alcuni democratici, infatti, iniziano a dissentire dalla dottrina Biden mettendo in serie difficoltà gli altri candidati alla Casa Bianca.

Siamo forse alla fine di un’era che non fa altro se non dimostrare quanto sostenevano i grandi filosofi dell’Antica Grecia, ovvero che la democrazia non è la miglior forma di governo.

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