La tutela dei diritti nella Federazione Russa

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 di Michele Bartolo-

La guerra di invasione avviata dalla Federazione Russa in Ucraina ci induce a riflettere su tematiche e principi che pensavamo essere ormai patrimonio di tutti gli Stati aderenti all’ONU, quanto meno quelli  più influenti e capaci di incidere direttamente sulla vita e sulla libertà di tutti noi.

Prima del 24 febbraio 2022, infatti, non era ipotizzabile che un grande Paese, con un ruolo rilevante nel mondo e inserito nei consessi internazionali più prestigiosi, potesse improvvisamente violare, in modo così eclatante, il diritto internazionale e la integrità territoriale di uno Stato sovrano. Appare quindi opportuno soffermarsi sul ruolo della Giustizia nella Federazione Russa e sul rispetto dei diritti in quel Paese.

Giova evidenziare che i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono regolarmente violati. Le assemblee pubbliche organizzate dall’opposizione politica sono state quasi completamente proibite.  La tortura e altri maltrattamenti nei luoghi di detenzione sono rimasti endemici e sono stati rari i procedimenti giudiziari contro i responsabili.

Per quanto riguarda il diritto alla salute, l’impennata di contagi da Covid-19 e dei tassi di mortalità ha peggiorato i problemi dell’assistenza sanitaria, già scadente in alcuni luoghi. Infrastrutture usurate, impiego negligente delle attrezzature e finanziamenti insufficienti, ad esempio, sono stati citati tra le ragioni del taglio della fornitura di ossigeno in un ospedale dell’Ossezia del Nord ad agosto, che ha provocato la morte di almeno nove pazienti intubati in ventilazione meccanica. Il gran numero di pazienti Covid-19 ospedalizzati ha portato a ritardi per altre cure mediche già pianificate.

La vaccinazione contro il Covid-19 dei senzatetto e dei migranti privi di documenti è stata complicata dall’obbligo di presentazione di documenti d’identità e assicurazione medica, spesso non disponibili per tali gruppi. Anche i lavoratori migranti regolari hanno incontrato difficoltà e molti hanno dovuto pagare per la vaccinazione. Per quanto riguarda la libertà di riunione, come dicevamo prima, a differenza degli eventi di massa filogovernativi, le assemblee pubbliche organizzate dall’opposizione sono state per lo più proibite, anche usando il pretesto di restrizioni per motivi di salute pubblica.

Le manifestazioni a sostegno del leader dell’opposizione Aleksej Navalnyi hanno portato a un numero senza precedenti di arresti arbitrari di massa e a procedimenti amministrativi e penali con accuse pretestuose. A Mosca sarebbero state impiegate tecnologie di riconoscimento facciale per identificare e redarguire i manifestanti pacifici. L’uso illegale della forza contro manifestanti pacifici, anche con pistole stordenti, è stato praticato dalla polizia nella più totale impunità.

Dal punto di vista della libertà di associazione, le organizzazioni della società civile hanno subìto ulteriori ritorsioni e restrizioni a causa delle recenti modifiche alle leggi sugli “agenti stranieri” e sulle “organizzazioni indesiderate”, che hanno allargato il loro ambito di applicazione (ad esempio, vietando la cooperazione con “organizzazioni indesiderabili” all’estero) e aumentato le rispettive sanzioni amministrative e penali. A luglio, la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha criticato aspramente le nuove modifiche alla legge sugli “agenti stranieri”, osservando che “esse costituiscono gravi violazioni dei diritti umani fondamentali”.

La Commissione ha esortato la Russia ad “abbandonare” questo regime speciale o in alternativa a rivedere “l’intero corpo della legge”. Il governo ha ignorato queste raccomandazioni. Altre otto Ong sono state aggiunte alla lista degli “agenti stranieri”, incluso il sindacato indipendente degli operatori sanitari Alleanza dei medici e altre diciotto elencate come “indesiderate”, tra cui il Partenariato internazionale per i diritti umani e la Rete europea degli osservatori elettorali.

Rispetto alla libertà di espressione, le autorità hanno usato le leggi su “agenti stranieri” e “organizzazioni indesiderate” per limitare il diritto alla libertà d’espressione e mettere a tacere organi d’informazione indipendenti, giornalisti e attivisti. Ad agosto, una corrispondente della Bbc a Mosca è stata bandita dalla Russia a tempo indeterminato in quanto “minaccia alla sicurezza nazionale”.

Ad aprile, quattro giornalisti della rivista studentesca Doxa sono stati posti sotto restrizioni di viaggio come sospetti criminali e accusati di “coinvolgere minori in attività pericolose”, in relazione a un video che invitava gli studenti a sfidare le minacce di espulsione per la partecipazione a proteste pacifiche. I musicisti dissenzienti hanno subìto la cancellazione dei concerti. A ottobre, il concerto della poetessa e giornalista Tat’jana Vol’tskaja è stato cancellato a causa dello status di “agente straniero” appena impostole.

È proseguito il blocco arbitrario ed extragiudiziale dei siti web, mentre il campo di applicazione della legislazione correlata è stato ampliato. A luglio, oltre 40 siti web associati alle attività anticorruzione e politiche di Aleksej Navalnyi sono stati bloccati, con il pretesto che erano utilizzati “per attività estremiste proibite”. Google e Facebook sono stati ripetutamente multati per non aver rimosso “contenuti proibiti”. A ottobre, Dmitrji Muratov, direttore del quotidiano indipendente Novaja Gazeta, è stato insignito del premio Nobel per la pace, in riconoscimento del suo contributo alla libertà d’espressione in un clima sempre più repressivo verso gli organi d’informazione.

Altro ci sarebbe da dire, ma riserviamo ulteriori approfondimenti nei prossimi articoli. Allo stato si può concludere che le notizie di cui abbiamo parlato ci aiutano a comprendere che il fuoco probabilmente covava sotto  la cenere e che quanto è accaduto in Ucraina non è che la logica conseguenza di un approccio verso la tutela dei diritti individuali e collettivi del tutto diverso da quello occidentale, più vicino al Medioevo che al mondo civilizzato.

 

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