Intrigo internazionale

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di Giuseppe Esposito-

La mattina del 27 settembre le autorità danesi diffondono le immagini di una vasta chiazza ribollente, nelle acque al largo dell’isola di Bornholm. Le immagini sono state riprese da un aereo dell’esercito. Ad una più attenta osservazione si scopre che le chiazze sono in realtà tre, distribuite su un’area di circa 75 chilometri. Una è la chiazza avvistata al largo di Bornholm, ma altre due si possono osservare presso le coste della zona industriale svedese di Simirishamn.

Viene dunque emanato il divieto di navigazione e di sorvolo delle aree interessate. Dalle prime indagini risulta che l’origine del fenomeno è legata all’affioramento del gas che fuoriesce da alcune falle aperte nelle tubazioni dei due gasdotti Nordstream 1 e 2. In questo periodo, le condotte anche se piene non trasportavano gas ed il flusso verso la Germania era nullo.

Sorge allora il dilemma se il danno alle condotte sia di origine accidentale o meno. Ma sin dalle prime battute i tecnici si dichiarano scettici circa la possibilità che la causa dei danni possa farsi risalire ad un guasto

Contemporaneamente giunge per bocca del ricercatore Peter Schmidt, intervistato da France Presse,  la notizia che, nella notte tra il 26 ed il 17 settembre,  l’Istituto di Sismologia dell’Università di Uppsala ha registrato due piccole scosse. Una alle 2.03 di magnitudo 1,9 e l’altra un po’ più tari, alle 7.04 di magnitudo 2,3. Si esclude che le sue esplosioni possano essere legate a fenomeni naturali quali, ad esempio, uno smottamento del terreno. In quel vaso le esplosioni non sarebbero state così repentine ma il rumore sarebbe stato più dilatato nel tempo.

La causa degli ingenti danni vanno dunque attribuite ad un intervento umano. Si tratta in pratica di sabotaggio. A questo punto ecco che si scatena la guerra tra le due opposte propagande.

Tutti coloro che sono organici al pensiero unico irradiato da Washington affermeranno convinti che a sabotare i suoi due gasdotti sia stata la Russia, sebbene individuarne i motivi pare arduo. Forse per accusare l’occidente o forse per lanciare un messaggio ai paesi europei che da quel gas ancora dipendono fortemente e che prima di svincolarsene completamente hanno bisogno ancora di molto tempo?

Mi pare una spiegazione un po’ stiracchiata. Dall’altra parte occorre ricordare che, da sempre, l’atteggiamento degli americani nei confronti dei gasdotti Nordstream 1 a 2 è stato sempre di profonda insofferenza; la loro esistenza denotava gli stretti rapporti economici esistenti tra l’Europa e la Russia. Condizione a cui gli americani erano assai contrari poiché non coincidente con quella che è stata la loro politica a partire dagli anni Novanta, ossia dal crollo dell’Unione Sovietica.

Sorvoliamo sull’atteggiamento di un paese come la Polonia, che ha da poco inaugurato il Baltic Pipe, un gasdotto che porta nel paese il gas norvegese e ricordiamo poi, che i polacchi hanno da sempre un conto aperto coi russi e ritengono che sia ora giunto il momento di prendersi nei loro confronti una rivincita da tanto tempo attesa.

Ma tornando agli USA, gli amricani  avevano già malamente digerito il Nordstream 1 inaugurato l’8 ottobre del 2012 anche dalla Cancelliera Merkel. Quel gasdotto era gestito da una società le cui quote erano così ripartite fra diversi soci russi ed europei: Gazprom 51%, Rhurgas (Germania) 15,5 %, Wintershall (Olanda) 15,5 %, Neederlandese Gasuinie (Olanada) 9%, Gaz de France 9%.

Come si vede dalla composizione societaria si configura una stretta collaborazione euro-russa, cosa vista nel mondo oltreatlantico con il fumo negli occhi, anche  perché il nuovo gasdotto ne sostituiva altri che passavano via terra attraverso l’Ucraina di cui gli USA si sono assunti la funzione di protettori ed in cui  erano pesantemente coinvolte società e politici americani. La Germania che era stata la prima sostenitrice della realizzazione del gasdotto era stata convinta da Putin anche in vista della possibilità dello sfruttamento di un gigantesco giacimento artico, denominato Shtokman,  che pare sia cinque volte più grande di quello già enorme, scoperto dell’ENI in Egitto e chiamato Zohr.

Insomma l’affare del gas aveva creato sul finire degli anni Novanta un riavvicinamento tra i paesi europei e la Russia che molto contrastava con la politica inaugurata dagli USA alla caduta dell’URSS e che aveva come obbiettivo quello di abbattere la Russia di Putin.

Ma l’atmosfera divenne ancor più incandescente quando nel giugno del 1995 fu annunciato l’avvio del progetto di un secondo gasdotto Nordstream, denominato appunto Nordstream 2.

Tra l’altro, la situazione geopolitica era abbastanza effervescente poiché Putin si era annesso la Crimea ed era intervenuto nel conflitto siriano, mentre il Donbass cominciava a ribellarsi a Kiev.

Tuttavia, nonostante l’avversione del governo americano, i lavori proseguirono e si giunse all’inaugurazione del nuovo gasdotto, nella sua stazione di arrivo a Lubmin, in Germania, l’8 novembre 2011. All’inaugurazione presero parte la cancelliera Merkel, il presidente russo Medvedev e il primo ministro francese Fillon. Ma a causa dell’opposizione americana e della situazione geopolitica sempre più tesa il gasdotto non è mai entrato in funzione.

La motivazione ufficiale delle amministrazioni americane, prima di Trump e poi di Biden è che quei due gasdotto permettono a Putin di mantenere l’egemonia russa sul mercato del gas europeo e costituiscono un’arma diplomatica da far valere nei confronti di molti paesi europei quali Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria ed altri.

Sull’argomento sono illuminanti le parole di Biden pronunciate il 7 febbraio 2022:“Se la Russia invade l’Ucraina non ci sarà più Nordstream 2. Metteremo fine a tutto questo.”Ed al giornalista che gli chiedeva cosa l’America avrebbe fatto in proposito, essendo il progetto sotto il controllo della Germania, gli rispose testualmente: “Vi garantisco che siamo in grado di farlo e lo faremo.”

A questo punto sembra che, se occorre scegliere a chi attribuire la responsabilità dell’attentato ai due gasdotto baltici, i dubbi non siano poi così tanti. Solo coloro che si inchinano supinamente al verbo che si irradia da oltreoceano potranno ancora sostenere il contrario. In tal caso è giusto chiedersi se questi sono i comportamenti di uno stato nei riguardi di nazioni di cui si dichiari alleato. Ovviamente la risposta è no.

Questo è i comportamento di una potenza che bada solo al suo interesse persegue solo il disegno della sua egemonia.

 

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