Guerra quinto giorno: le notizie della sera

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di Pierre De Filippo-

La mattinata s’era conclusa con due elementi di estremo rilievo: le negoziazioni che procedevano e la richiesta di Zelensky, avallata da Michel, di un pronto ingresso dell’Ucraina nella Ue. Entrambe hanno avuto sviluppi.

Rispetto al primo tema, le due delegazioni – l’Ucraina ha chiesto di partecipare anche a Roman Abramovich, che ha lasciato ieri la presidenza del Chelsea – hanno interrotto il dialogo intorno alle 15 per poi riprenderlo meno di un’ora dopo. Al termine, fonti russe hanno fatto sapere che “ci sono le basi per una trattativa…”.

Ma molto, nel frattempo, era già successo.

Ad esempio, Mosca aveva annunciato di aver conquistato le zone circostanti la centrale nucleare di Zaphorizhzhya, proseguendo quel leitmotiv di subdola velata minaccia rispetto ad una guerra che possa puntare a voler sterminare tutto e tutti.

Intanto, l’avanzata – per quanto ondivaga e fatta di strappi – prosegue, da Kiev a Kharkiv mentre Zelensky annuncia la creazione della “Legione internazionale”.

Questo è un tema su cui soffermarsi: se solo tre giorni fa erano soltanto due – Polonia e Repubblica Ceca – i Paesi che avevano deciso di inviare armi e uomini al governo ucraino, oggi il numero è cresciuto a dismisura arrivando a venticinque.

È, lo ripeto, la prima volta che Paesi europei inviano truppe a sostegno di un Paese terzo.

A questo si aggiunga un altro dato interessante e che testimonia la straordinarietà di ciò che sta accadendo: avallando le sanzioni contro il governo di Mosca, anche la Svizzera – che pure nei giorni scorsi aveva glissato sul tema – è uscita dalla sua proverbiale neutralità.

Il secondo tema – quello dell’entrata nella Ue – è altrettanto dirimente: l’annuncio di Michel della mattinata è stato prontamente eliminato da tutti i canali social. Una gaffe? Un’uscita a gamba tesa? Forse sì.

Sta di fatto che, nel pomeriggio, Zelensky ha firmato la richiesta, da inoltrare alle istituzioni europee, affinché l’Ucraina possa entrare nell’Unione. Che è cosa ben diversa, come ha tenuto a ribadire Borrell – “allo stato attuale non è in agenda” – rispetto ad un placet, ad un via libera da parte del Consiglio. Se l’Ucraina entrasse ora, ciò imporrebbe un immediato ingresso della Ue in guerra.

Macron nel pomeriggio si sente con Putin e gli strappa una promessa, sulla cui attendibilità ciascuno ormai può legittimamente avere più di un dubbio: “mai più attacchi sui civili inermi”. E ce lo auguriamo davvero.

In serata, intanto, si incontrano le più importanti cancellerie europee (Draghi con Scholz, Macron e la Von der Leyen): c’è ancora da discutere di accordi, sanzioni e posizionamento.

Per quello che può valere, poi, sia il Cio, il Comitato olimpico internazionale, che la Fifa hanno bandito la Russia da tutte le competizioni sportive (il Cio anche la Bielorussia). È un ulteriore atto di forza nei confronti di Mosca perché si sa che, solitamente, il mondo dello sport è quello che tende meno a recepire dinamiche geopolitiche al grido di “the show must go on” e, quando lo fa, lo fa con estrema ritrosia.

La Russia pretende nelle negoziazioni – che è già un ossimoro così – che le venga riconosciuta la Crimea come territorio proprio, bello e conquistato, e che l’Ucraina venga “smilitarizzata”, dimenticando forse che a militarizzarla sono stati proprio loro, i russi.

“Faziosi”, li hanno definiti gli ucraini. Sono stati fin troppo civili.

 

 

 

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