Guerra: le notizie dell’ottavo giorno

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di Pierre De Filippo-

All’ottavo giorno di guerra non cessano i combattimenti. Le notizie sono tante ed è bene essere schematici – che non significa essere freddi o indifferenti – per trasmetterle correttamente.

La notte inizia con quattro esplosioni a Kiev, ormai non più una novità: l’allarme aereo è scattato e le sirene hanno suonato per ore.

L’OCSE ha fatto sapere che Maryna Fenina, sua collaboratrice ucraina, è rimasta uccisa nei bombardamenti di martedì, 1 marzo. E, a suo modo, è una notizia che ci consente di capire in che condizioni di rischio vivano anche tanti nostri inviati di guerra che in Ucraina fanno solo il loro mestiere.

Devastate ulteriori scuole di Kharkiv, bombardata la città di Okhtyrka, presa dai russi Kherson mentre è ancora in mano ucraina lo snodo fondamentale di Mariupol. Ma la situazione, lo dicevano già ieri, è delicata e non è ancora diventata drammatica solo per la stoica resistenza di Kiev.

Proprio Zelensky, ormai giustamente eretto ad eroe nazionale, è tornato a parlare in un videomessaggio social: “siamo una nazione che ha rotto i piani del nemico in una settimana. Piani scritti per anni: subdoli, pieni di odio per il nostro Paese, per il nostro popolo”. Ha poi aggiunto che “il cambiamento nella tattica russa, prendere di mira i civili, mostra che siamo riusciti a resistere. Non abbiamo altro da perdere se non la nostra libertà”.

Intanto, novemila soldati russi sono stati uccisi durante la guerra. Non pochi. Sono anche loro figli, mariti, padri mandati al macello.

La posizione russa è quella della diplomazia ipocrita: continuano a sganciare bombe su tutto e tutti, affermano che si fermeranno solo quando “gli obiettivi miliari saranno raggiunti” – cosa significa? Macron, che ha parlato al telefono con Putin, è stato chiaro: “Mosca vuole conquistare tutta l’Ucraina” – e poi Lavrov, il solito grigio Ministro degli Esteri, continua a dire che “una soluzione si troverà, siamo disposti a dialogare”.

Se lo facessero fermando la distruzione che stanno perpetrando sarebbe meglio. Anche perché media spagnoli riportano la presunta volontà di Mosca di sbarcare ad Odessa, altra città finora poco citata, sulle coste del Mar Nero. E si sa che, quando si tratta di città costiere l’obiettivo è sempre strategico.

Accanto a ciò, però, un altro dato di rilievo e di differenza rispetto al passato è l’opposizione interna a Putin. Dopo i tanti manifestanti, chiaramente repressi, nelle strade di Mosca, oggi è Meduza, uno degli ultimi media indipendenti a lanciare l’allarme: “Putin ha ufficialmente introdotto la censura di stato e in poche ore non ci saranno più media indipendenti a Mosca ma” – ed è questo il messaggio chiaro e rivoluzionario – “non ci possono zittire”.

Non ci possono zittire. Può essere l’inizio di una nuova epoca.

Nel frattempo, i negoziati previsti per le 13 nella foresta bielorussa iniziano alle 15.55.

Tempi tecnici di trasmissione, si direbbe in questi casi. Non trapelano notizie su come stia andando.

Ma ci sono già “danni collaterali”: a parte l’esclusione della delegazione russa da ogni evento sportivo, che Mosca ha condannato (sic!), le attività economiche iniziano a fermarsi e questa volta non si tratta di sanzioni.

Ikea ha deciso di interrompere i propri lavori in Russia e Bielorussia, con una decisione che interesserà 15mila dipendenti, e lo stesso ha fatto Volkswagen (“A causa della guerra condotta dalla Russia, il presidio del gruppo ha deciso di interrompere la produzione…”).

In conclusione, Roman Abramovich. Ieri l’annuncio della volontà di cedere il Chelsea, con un’ulteriore informazione: i tre miliardi che dovrebbe incassare andranno a rimpinguare un fondo per le vittime della guerra.

Così, giusto per dire che non tutta la Russia è Putin e che la crudeltà, come la responsabilità penale, è personale.

 

 

 

Immagine Pixabay Licence

 

 

 

 

 

 

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