Guerra: le notizie del decimo giorno

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– di Pierre De Filippo

“Ogni due giorni dicono che sono scappato dall’Ucraina, da Kiev. Ma sono qua, lo vedete, al mio posto”. Con la solita t-shirt verde militare, Zelensky è davvero sempre lì, al solito posto. Ieri era stato addirittura il presidente della Duma, il parlamento russo, a parlare di una sua fuga in Polonia.
Ma i russi non ci stanno e, nella notte, tornano ad attaccare una centrale nucleare, quella di Yuzhnoukrainsk – lì, insomma – nell’Ucraina meridionale. Lo riportano media inglesi che dall’inizio della guerra sono anch’essi in trincea e pronti a raccontarne ogni minuto.

Oggi, però, è stato il giorno o, meglio, avrebbe dovuto essere il giorno dei corridoi umanitari. Si è trasformato in un pittoresco, per quanto drammatico, gioco al rinvio, coi russi che evidentemente tutto erano tranne che ben disposti ad un tranquillo allontanamento dei civili.

Mariupol è sotto assedio – “per il momento”, dice il sindaco, “stiamo cercando di far avviare i corridoi e far uscire la città dal blocco” –, le sirene continuano a suonare e si fa sempre più impellente la necessità di salvare vite umane che, ormai, a centinaia iniziano a cadere.
Il governo russo aveva accettato un cessate il fuoco per le 8, ore di Kiev, per consentire appunto questo corridoio umanitario.
Pochi minuti dopo, sempre il sindaco dava la carica e la forza: “siamo pronti per partire…”. Dopo mezz’ora, però, gli uomini e le donne di Medici Senza Frontiere sono ancora nei rifugi, il cessate il fuoco non è ancora certo e Mosca non sta collaborando. Sono 200mila le persone in attesa di fuggire, perché di questo si tratta.

Altra mezz’ora e altre notizie non positive: “i russi non stanno rispettando la tregua”, riportano le autorità municipali della città.
Dopo due ore, alle 10 – mezzogiorno in Italia – l’annuncio ufficiale: il corridoio è ufficialmente rinviato, troppo rischioso partire ora e consentire alla Russia di avanzare ulteriormente.
Per Lavrov: “ai corridoi umanitari non si è presentato nessuno…”, tant’è che l’offensiva riprende come nulla fosse.
È certamente la notizia più rilevante della giornata ma certamente non l’unica.

Un’altra, importante, è che è stato ucciso un membro della delegazione ucraina per i negoziati di pace dei giorni scorsi. Dal Cremlino? No, dall’intelligence ucraina. “C’erano”, dicono, “forti prove che fosse una spia”. Se fosse un romanzo ci aspetteremmo una piroetta di questo tipo ma non lo è e la spia è veramente di troppo.
Anche perché i negoziati non è che stiano procedendo bene e speditamente. “La posizione della Russia è dura. La posizione dell’Ucraina è dura, quindi non saranno facili ma ci saranno”, afferma un consigliere del Presidente Zelensky, il quale, nel pomeriggio, torna ad invitare le autorità russe a consentire un sereno passaggio: “I corridoi umanitari devono funzionare oggi a Mariupol e Volnovakha, per salvare donne, bambini e anziani e dare cibo e medicine a chi è rimasto”. Lunedì dovrebbero riprendere ma non è certo.

Dal canto suo, Putin rimane silente ma tramite i suoi sottoposti rilancia i soliti messaggi: gli obiettivi militari dovranno essere raggiunti (la conquista dell’intera Ucraina), attenzione alle centrali nucleari perché, se vogliamo, radiamo tutto al suolo; ci sederemo al tavolo del negoziato solo quando voi accetterete ciò che noi vi chiediamo”.
Molto saggio come approccio.

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