God save the King, l’incoronazione di Carlo III d’Inghilterra, tra tradizione e modernità

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-di Claudia Izzo

God Save our gracious Queen! Long live our noble Queen, God save the Queen! Send her victorious, happy and glorious, long to reign over us, God save the Queen“

E’ questo il brano, l’inno nazionale scritto tra il 1736 e 1740, probabilmente il più famoso ed il più antico al mondo. Dubbia la sua paternità: secondo alcuni è da attribuire a  Thomas Arne, compositore britannico, per altri è da attribuire all’organista John Bull.

L’inno accompagna tutte le occasioni ufficiali dei Paesi del Regno Unito e del Commonwealth che riconoscono il Re o la Regina inglese come Capo di Stato ma, con la morte di Elisabetta II, la parola “Queen” è stata sostituita con quella di “King” per suo figlio Carlo, incoronato oggi.

Ed il grande giorno alla fine è arrivato.

Carlo, l’eterno successore al trono, all’età di 75 anni è finalmente stato incoronato Re a Westminster. Con lui è stata incoronata la moglie Camilla Parker Bowles.

I tempi sono cambiati e la modernità ha reso possibile vedere  Camilla, la donna su cui nessuno avrebbe scommesso una sterlina, diventare addirittura Regina d’Inghilterra.

Rubò il marito a Lady Diana ed il fidanzato ad Anna, sorella di Carlo. Lei, l’amore di una vita dell’erede al trono d’Inghilterra, tra un lasciarsi e un riprendersi, non ha mai abbandonato le retrovie, “affollando” il suo matrimonio e facendo precipitare nel vuoto quello di Carlo.

La perfezione della ritualità della Regina Elisabetta nulla ha a che vedere con i momenti di  informalità dei regnanti di oggi. A mancare è stato il carisma e l’autorevolezza dei protagonisti. Carlo non è la madre Elisabetta. Quest’ultima aveva 25 anni quando è stata incoronata e la nazione proiettava su di lei le sue aspettative; Carlo, vedovo, divorziato, chiacchierato, al centro di scandali, confessioni, è diventato Re portandosi accanto una  Regina che non tutti avrebbero voluto.

Oggi, durante la cerimonia, vari i momenti salienti dell’antichissimo rituale: prima il riconoscimento, poi il giuramento sulla Bibbia, l’unzione e l’investitura. L’arcivescovo di Canterbury ha posato la Corona di Sant’Edoardo sulla testa di Carlo. Poi ad essere incoronata è stata Camilla Parker Bowles.

Ha giurato fedeltà alla Corona anche il Principe William. Harry, il fuoriuscito della famiglia, era seduto in terza fila accanto al principe Andrea Duca di York. Quest’ultimo, messo al bando dalla famiglia, senza più titolo di altezza reale né gradi militari in seguito allo scandalo che lo ha visto accusato di molestie sessuali, è stato oggi anche fischiato dalla folla. Assente la moglie di Harry, Meghan Markle, sfocata imitazione mal riuscita della ribellione della Principessa Lady Diana nei confronti della monarchia. Nella folla non è mancato chi ha urlato “You aren’t my king”, Tu non sei il mio Re”. Molti gli antimonarchici arrestati.

Questa incoronazione nulla ha avuto a che vedere con quella della Regina Elisabetta che ha regnato per 70 anni e 7 mesi.

Oggi infatti, più che ad un evento inclusivo di una famiglia reale sotto i riflettori mondiali, è sembrato di assistere ad un regolamento di conti tra il brutto anatroccolo divenuto a dir poco Regina lottando con il fantasma della bella e sfortunata Regina di Cuori ancora amata da tutti; tra il Principe William che ha giurato fedeltà alla Corona ed il fratello ribelle relegato in terza fila senza  alcun ruolo.

Se durante l’incoronazione della Regina Elisabetta II gli invitati erano 8000 e le persone raggiunte 20 milioni, per Carlo e Camilla gli invitati erano 2300 ma, attraverso i moderni social, tik tok, instagram, sono stati raggiunti 4 milioni di persone. Il mondo è connesso in un momento storico che sottolinea il cambiamento dei tempi. La folla oceanica levando in alto una infinità di cellulari immortalava la Storia.

Dopo l’incoronazione, il saluto dei reali dal balcone di Buckingham Palace è stata la vera apoteosi di Camilla con la presenza di una schiera di suoi nipoti, ad incorniciare lei e Carlo. Camilla ha rivendicato la sua dignità di seconda moglie. Ha sdoganato le famiglie allargate. Non è più l’amante di una vita. Ce l’ha fatta. La ruota della vita ha giocato a suo favore. La sua relazione con Carlo ha superato il tempo e le avversità. Ha subìto e saputo digerire i rovesci di fortuna. Dalla sua aveva il tempo. Ci è voluto infatti una vita ma oggi era lì, sotto quella corona, innanzi a tutto il mondo. Non è la Regina Consorte. E’ la Regina. E’ la seconda moglie del suo amore che a sua volta è il suo secondo marito.

E la vita continua. Tra amori, dolori, finte favole, corone e dinastie.

E’ proprio il caso di dire: “Che Dio salvi il Re”.

 

 

 

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