Funerali in diretta, la Regina Elisabetta e l’immortalità

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di Michele Bartolo-

I funerali della Regina Elisabetta sono in diretta Tv. Il mondo da l’addio alla Regina che ha fatto storia per austerità e diplomazia.

Elisabetta venne incoronata giovanissima nel 1953 – quando non esistevano lo scotch, la pillola, il nylon, la televisione balbettava e il Commonwealth regnava su 150 milioni di persone.  Stalin era ancora vivo, la Cina di Mao non era riconosciuta come uno stato, lo spionaggio inglese faceva il tifo per l’Urss, Vladimir Putin aveva un anno, l’India aveva appena smesso di essere il gioiello della corona.

Si chiamava Elisabetta II. La prima fu quella che sconfisse l’invincibile Armata e che non esitò a far tagliare la testa a sua cugina Mary, Queen of Scotland. Nominò baronetti i Beatles, la più grande risorsa economica del Regno Unito negli anni Sessanta. E poi, circa vent’anni fa, cominciò ad essere immortale. Ed il mondo, in qualche maniera, le ubbidì, ruotando intorno a lei. Le passò addosso, mentre lei rimaneva giovane e – appunto – trasmetteva questa eterna giovinezza a noi tutti: diciamo, quelli che hanno, nel mondo, dai novant’anni in giù.

Giovanissima, Elisabetta si ritrovò a dover guidare un paese e a reggere il peso di una corona che pochi riuscirebbero a sopportare: 70 anni di regno e storia, un numero da record, 15 primi ministri conosciuti (l’ultima, Liz Truss, incontrata due giorni prima della morte), e un solo anno di resistenza finale dopo la morte del consorte Filippo, che colpì duramente la salute mentale e fisica della regina. Ora che sarà il figlio Carlo a succederle e che l’Inghilterra si prepara a recitare “God Save The King” dopo quasi un secolo, di Elisabetta ci rimangono ricordi immortali, in grado di segnare la storia e la cultura di tutto il mondo. London Bridge is down, il ponte di Londra è crollato.

È questa la frase in codice con cui la dipartita della monarca inglese è stata comunicata alla neo-prima ministra Liz Truss e agli addetti ai lavori delle colossali esequie, ampiamente previste come il più esteso e solenne spettacolo funebre di questo inizio di terzo millennio. Elizabeth II Windsor, nota in tutto il mondo come “The Queen”, è spirata giovedi 08 settembre 2022 nel castello scozzese di Balmoral, alla veneranda età di anni novantasei. Nel 2015 era diventata la monarca britannica più longeva, superando il record della regina Vittoria. Sì, è stata la monarca femminile che ha regnato più a lungo in assoluto.  Non era immortale “Elisabetta”, come ci si era abituati ormai a considerarla, vedendola infinite volte punteggiare rotocalchi, cine e tele giornali, e lungo tutto il passaggio dai media tradizionali a quelli digitali. Sotto la tronfia magniloquenza delle cerimonie ufficiali, era un essere umano, la cui finitudine l’istituto monarchico ha sempre gestito con imbarazzo, dovendo attraversare i marosi della successione.

Era la regina del Regno Unito, ma questo titolo ne abbracciava in modo ecumenico molti altri. Al momento della dipartita erano oltre cinquanta stati, tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Pakistan e lo Sri Lanka: tutti sotto l’ombrello del cosiddetto Commonwealth, l’etichetta con cui era stato effettuato il restyling dell’immagine dell’Impero, che aveva cominciato a disgregarsi subito dopo la Seconda guerra mondiale, e del quale era succeduta al padre Giorgio VI come capo di stato. Tra i tanti messaggi di cordoglio per la sua scomparsa, penso sia appropriato proprio quello meno scontato. Il presidente Putin ha scritto: “

”.. Gli eventi più importanti della storia recente del Regno Unito sono indissolubilmente legati al nome di Sua Maestà. Per molti decenni Elisabetta II ha giustamente goduto  dell’amore e del rispetto dei suoi sudditi, nonché dell’autorità sulla scena mondiale (..). Ecco questa testimonianza dimostra quanto grande fosse il rispetto e la considerazione a livello internazionale per la sovrana. La processione di popolo di queste ore, con file chilometriche per renderle omaggio, ci prepara forse ad una nuova forma di immortalità della Regina. Non è certamente possibile né facile vivere per sempre, come diceva un regista americano. Ma per morire veramente bisogna morire tre volte: la prima volta moriamo quando smettiamo di pensare positivamente al domani, la seconda quando il nostro cuore smette di battere e la terza quando il nostro nome viene nominato per l’ultima volta. Il nome di Elisabetta II rimarrà perenne nel ricordo dei sudditi di Sua Maestà e non solo, avviandosi ad una nuova forma di immortalità.

 

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