Delle cause della guerra: dal crollo dell’impero sovietico al colpo di Stato di Petro Poroschenko

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Col crollo dell’impero sovietico, la NATO, che era una organizzazione difensiva, non avrebbe più avuto ragion d’essere. Ma per gli americani anche la Russia, nata dalla fine del comunismo era ed è da considerarsi un nemico da combattere. Pertanto la NATO ha continuato ad esistere.

Dopo la fine dell’URSS sorse il problema della unificazione delle due Germanie, quella ovest e quella est che aveva fatto parte, come DDR, del blocco sovietico.

Gorbaciov, che era ancora il presidente della confederazione nata dopo la fine dell’URSS chiese, per dare il suo consenso a quella unificazione, l’impegno da parte degli americani, che la NATO non si sarebbe dovuta espandere verso est. Garanzie in tal senso furono fornite dal ministro degli esteri tedesco Genscher e dal segretario di stato americano Baker, il quale concordò, con Gorbaciov, che una espansione NATO verso est sarebbe stata intollerabile. Nello stesso senso si espressero il presidente francese Mitterand, il presidente USA Busch ed il segretario generale della NATO Wöremer. Quelle assicurazioni occidentali non furono, però, mai sancite attraverso un documento scritto in un accordo.  Furono così nel tempo ignorate e tutti coloro che si erano espressi in proposito furono colti da una profonda amnesia.

Nel frattempo negli USA si andavano affermando i cosiddetti Neocons, la cui filosofia era quella di un’America unica potenza dominante nel mondo, in quello che, secondo loro, doveva essere il nuovo secolo americano.

Per raggiungere il loro scopo occorreva togliere di mezzo la Russia, la quale, sebbene ridimensionata, conservava tuttavia intatto il suo arsenale militare. Dunque non poteva essere affrontata direttamente.

Con queste premesse gli americani misero a punto una strategia che viaggiava su due assi paralleli: occorreva per prima cosa obbligare i russi a sostenere ingenti spese militari per rispondere alla minaccia di una NATO che, spinta dagli americani, doveva minacciare sempre più da vicino le  frontiere russe e dall’altro lato imporre, ad ogni occasione, pesanti sanzioni, in grado di mettere in crisi l’economia della Russia.

Per questo, ignorando le assicurazioni date, a suo tempo, a Gorbaciov, gli USA hanno continuato ad inglobare nell’Alleanza atlantica tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, in modo da stringere in un assedio sempre più pressante i confini russi ed installando in quei paesi missili americani puntati contro Mosca.

Una tale strategia era stata annunciata nell’ormai lontano 1997 dall’allora senatore Joe Biden, il quale auspicava l’adesione alla NATO anche dei paesi baltici, in modo da minacciare i russi anche da nord.

Giunti al 2004 uno dei pochi paesi della vecchia sfera di influenza sovietica rimasto fuori dall’alleanza occidentale era proprio l’Ucraina. Essa, fin dalla sua dichiarazione di indipendenza, si era mantenuta neutrale, mantenendo rapporti sia con la Russia che con l’Occidente.

Nel 2004, in occasione delle elezioni presidenziali, scoppia la prima delle rivoluzioni colorate, finanziate dagli Stati Uniti, in maniera nemmeno celata.

I candidati alla carica di presidente della repubblica erano Victor Yanukovich filorusso e Victor Yuschenko, sostenuto e finanziato dagli USA. La moglie di costui aveva lavorato alla Casa Bianca, durante la presidenza di Reagan ed era poi, successivamente diventata un alto funzionario del Ministero degli Esteri americano. Yuschenko era insomma il candidato sostenuto dalla CIA contro quello sostenuto dal KGB. Ed è questa la prima volta che si assiste ad uno scontro diretto tra USA e Russia, nel periodo successivo alla fine della guerra fredda. Alla chiusura delle urne, il candidato filoamericano prevale in tutte le regioni centro occidentali, mentre, com’è ovvio, l’altro prevale in quelle sud orientali. Ma a livello nazionale vi è una leggera prevalenza di voti a favore di Yanukovich, ossia del candidato filorusso. Il verdetto delle urne viene respinto dai sostenitori di Yuschenko che, a Kiev scendono in piazza. Sarà la prima piazza Maidan, simbolo di quella che sarà definita rivoluzione arancione. A dirimere la controversia è chiamata la corte suprema ucraina che, salomonicamente, decide di annullare la tornata elettorale e di rimandare gli elettori alle urne. Questa volta a prevalere è il candidato filoamericano Yuschenko che viene eletto Presidente della Repubblica.  Subito dopo l’insediamento, Yuschenko viene ricevuto a Washington con tutti gli onori.

L’influenza degli americani sui risultati di quelle elezioni è oggi universalmente accettata e ritenuta come una mossa della strategia antirussa teorizzata dagli USA. E così, sotto lo sguardo impotente della Russia, quella che Putin ha definito la nazificazione dell’Ucraina, procede, con l’appoggio americano.  Ed a conferma di ciò, il nuovo presidente, appena insediato, compie un gesto dalla forte valenza politica: riabilita la memoria di Stapan Bandera e lo dichiara eroe nazionale.

In pratica, il capo dei nazisti, collaborazionisti delle truppe tedesche, il capo delle milizie che durante la guerra si erano lasciati andare a gesti di inaudita violenza nel portare avanti una sorta di pulizia etnica, assurge alla gloria di eroe nazionale dell’Ucraina odierna.

Si può dare torto a Putin quando afferma che a Kiev governano dei nazisti?

Ma c’è dell’altro. Il presidente Yushenko si circonda di personaggi compromessi con ideologie di estrema destra ed animati di profondo odio antirusso, quali Yulia Timoschenko, nominata Primo Ministro ed a ruoli ministeriali sono chiamati anche altri personaggi della stessa area come Arseny Yatsenuk , Vitay Klishenko e Oleh Tuanubock. Occorre ricordare che la stessa moglie diYushenko  in gioventù aveva aderito al partito OUN, quello della estrema destra filonazista, i cui componenti erano usi fare il saluto nazista col braccio teso.

Si pensi ad un funzionario del Ministero degli Esteri americani che indulge al saluto nazista, c’è di che inorridire…

Ma la politica adottata da Yushenko in breve tempo riesce a scontentare tutti e, nel 2004, in occasione delle nuove elezioni presidenziali, dove si trova a competere ancora una volta con Yanukovich, perde, in maniera netta, con un notevole scarto di voti. Il nuovo presidente, sebbene filorusso, è attratto verso l’occidente dal FMI che gli promette una enorme quantità di finanziamenti e gli propone di entrare nella UE, a condizione che metta in atto tutta una serie di riforme che  andrebbero contro gli interessi delle classi meno abbienti.

Ricordate lo schema adottato con la Grecia, la nazione ridotta sul lastrico e depredata di ogni suo bene dalle banche tedesche e francesi? Le trattative col FMI internazionale durano più di un anno, dopo il quale Yanukovich desiste. Una rinuncia praticamente obbligata ma che l’occidente gli rimprovera come un tradimento ed una rinuncia ad un’occasione storica per l’Ucraina.

Gli americani, a questo punto cominciano ad organizzare un colpo di stato per deporre Yanukovich.  Essi operano attraverso l’ambasciata americana a Kiev e, a suon di soldoni, corrompendo un bel po’ di gente, spingono gli ucraini a ribellarsi al presidente. L’operazione ha successo e nel dicembre del 2013, ecco di nuovo la popolazione in piazza a protestare per la mancata adesione alla UE.

In quei giorni arriva a Kiev Victoria Nuland , vice del Ministro degli Esteri Americano John Kerry, con delega per l’Eurasia. Nell’incontro che la Nuland ha col presidente in carica Yanukovich l’americana gli dice a muso dure che deve affrettarsi a firmare l’accordo per entrare nella UE, poiché gli USA avevano già speso su quel progetto più di 5 miliardi di dollari, soldi impiegati per sobillare la popolazione contro l’azione del Presidente della Repubblica.

Yanukovich rifiuta e gli americani decidono che debba essere eliminato. Sulla spinta dei sobillatori pagati dagli Usa, le manifestazioni di piazza Maidan che, fino ad allora, erano state pacifiche diventano violente.  Per ottenere il loro scopo gli emissari americani utilizzano una tecnica già collaudata altrove: dei cecchini sparano sia sulla folla che sulla polizia provocando disordini nei quali nessuno riesce più a raccapezzarsi ed a capire cosa stia succedendo. Yanukovich è costretto, dopo tre mesi di guerriglia a rifugiarsi in Russia.

Al suo posto, gli americani fanno eleggere Petro Poroschenko e come Primo Ministro viene scelto Arseny Yatseniuk. Il colpo di stato è compiuto. In piazza durante gli scontri vi erano stati gli estremisti dello stesso Yatsiuk di Vitaly Klishov e di Olev Yaribok. Costroo erano statyi l’oggettto di una telefonata intercorsa tra la NUland e l’ambasciatore americano a Kiev. Si tratta dellla famosa telefonata ( definita poi Nuland gate)  nella quale i due decidono la composizione del prossimo governo ucraino. Si stabilsce che il presidente Poroschenko dovrà riferire quattro volte a settimana agli americani. Si stabilisce che l’operazione venga condotta sotto l’egida dell’ONU. Quanto alla UE, che potrebbe creare qualche proble la Nuland afferma testualmente: “Quanto all’Europa vada a farsi fottere!”

 

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