Quando i Capi di Stato avevano una parola sola

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di Antonino Papa-

Nell’ottobre ’62 USA ed URSS arrivarono ad un passo dal conflitto, cosa accadde e perché il peggio fu scongiurato ?

Ottobre 1962, un aereo da ricognizione USA in volo d’alta quota tra la Florida e Cuba scatta delle fotografie di un’area dell’Isola sulla quale, da ingrandimenti successivi, si scorgono delle forme affusolate su mezzi da trasporto militare per carichi eccezionali, confrontate con foto di parate sulla Piazza Rossa, e successive indagini e ricognizioni, si ebbe la certezza che i sovietici stavano installando a Cuba, fedele alleato, missili a media gittata armati con testate nucleari.

Venne immediatamente informato il Presidente, all’epoca JFK, il quale convocò una riunione d’urgenza con lo Stato Maggiore, la CIA e i membri del Governo interessati;

Kennedy fu immediatamente pressato dal Capo di Stato Maggiore e da tutto l’establishment militare che premeva per  un attacco immediato con relativa invasione di Cuba, e destituzione di Castro, per distruggere le istallazioni missilistiche.

Facciamo però un passo indietro ed andiamo al 17 aprile 1961 quando gli USA, seguendo un piano architettato dalla CIA, tentarono di invadere Cuba (allo stesso modo con cui oggi la Russia ha invaso l’Ucraina, ovvero sulla base di un pretesto di pericolo imminente) per rovesciare Fidel Castro ma vennero sonoramente sconfitti dopo tre giorni di combattimenti dalle milizie cubane, famosa Baia Dei Porci; solo a seguito di ciò Castro chiese “protezione” alla Russia il cui governo decise di ascoltare le richieste del numero uno di Cuba e progettare siti per l’istallazione di missili SS-4 con testate nucleari quale deterrente per eventuali altre azioni simili perpetrate dagli USA.

Torniamo quindi all’ottobre ’62 e ad un Presidente Kennedy pressato dai militari (che lo consideravano un debole anti-interventista di cui si volevano sbarazzare) affinché ordinasse un attacco immediato contro Cuba prima che i Russi potessero completare i siti che avrebbero ospitato i missili puntati contro il nemico americano; ordinò quindi altre ricognizioni su Cuba, questa volta a volo radente e nel cuore della nazione, in violazione degli accordi internazionali sugli spazi aerei, al fine di accertarsi che ciò che era stato evidenziato dalle prime foto scattate in alta quota era realmente ciò che gli esperti avevano decretato, ovvero un’area con missili a media gittata.

Fu ordinato ai piloti dei jet USA (tramite un’interferenza del segretario del Presidente che comunicò direttamente con i piloti scavalcando i vertici militari) di “evitare di farsi colpire” e di non reagire neanche se fossero stati ingaggiati dalla contraerea, ciò per ovvi motivi in quanto stavano per sconfinare in uno spazio aereo di un’altra nazione ed eventuali vittime, anche tra i russi che stavano lavorando a Cuba, avrebbe portato ad uno scontro diplomatico molto vicino all’inizio di un conflitto.

La contraerea ovviamente rispose ed uno dei due jet USA fu colpito ma il pilota riuscì a rientrare alla base.

Le foto scattate confermarono ciò che prima di allora erano fondati sospetti, iniziò così un braccio di ferro tra Kennedy ed i militari che volevano a tutti i costi lavarsi dal fango ricevuto alla Baia dei Porci mentre per il Presidente un attacco era soltanto l’ultima delle ipotesi, si decise quindi di passare alla diplomazia e fu così convocato l’ambasciatore Russo Anatolij Fëdorovič Dobrynin accompagnato dal ministro degli esteri Gromyko ai quali fu chiesto di riferire in merito a quanto stava accadendo a Cuba e l’ambasciatore rispose che si trattava soltanto di armamenti di natura difensiva dovuti al timore di Castro di una invasione USA.

Ma questa risposta non convinse né il Presidente e tantomeno i militari, seguì una riunione straordinaria ONU durante la quale USA ed URSS si scontrarono duramente. I russi negavano l’esistenza dei missili e gli americani mostrarono le foto a tutto il mondo.

Si passò così all’azione e fu ordinata una quarantena: tutte le navi dirette a Cuba, soprattutto russe, dovevano essere fermate e doveva essere concesso agli americani di salire a bordo per controllare se trasportassero armi ed in caso positivo bloccarle per non far giungere gli armamenti a Cuba; fu un grande azzardo che causò l’ra di Mosca.

Le navi russe però erano scortate da sommergibili e si arrivò ad un soffio dall’inizio di un conflitto che fu evitato, in quella circostanza, dal Presidente che ordinò di non sparare un solo colpo se non dietro espresso e diretto suo ordine … fortunatamente le navi sovietiche fecero dietro front ma non finì così.

Iniziarono altri negoziati tramite un agente ex KGB incaricato direttamente da Krushov; si chiese alla Russia di smantellare le istallazioni a Cuba in cambio di una dichiarazione che impegnava gli USA a non invadere Cuba ma i russi chiesero anche lo smantellamento dei missili USA in Turchia.

Nel frattempo però i militari pressavano sempre Kennedy per un intervento armato perché volevano assolutamente la guerra, cosa che non voleva né il presidente USA e tantomeno il Capo dell’Unione Sovietica.

Se si evitò un conflitto fu solo grazie alla resilienza di Kennedy che era ben conscio dell’errore USA nel tentativo d’invasione di Cuba del 1961 e del fatto che i missili erano una reazione logica a tale atto; Krushov dal canto suo era un uomo di parola e tra i due si trovò un accordo perché entrambi avevano una sola parola che non avrebbero smentito per nessuna ragione al mondo e perché entrambi anteponevano la vita umana e la sicurezza dei loro popoli e l’equilibrio del pianeta ad ogni altro genere di interessi.

Erano altri tempi, altri uomini soprattutto altri politici, statisti veri e responsabili che non possono essere minimamente paragonati ai capi di stato della cosiddetta era digitale.

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