2 aprile, Giornata per la consapevolezza sull’autismo: “Io sono diverso, non inferiore”

0
5

di Emanuela Liaci-

Il 2 Aprile di ogni anno ricorre la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, giornata riconosciuta nel 2007 dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’intento di sensibilizzare il mondo intero su una patologia molto particolare: la Sindrome di Kanner o Autismo.

Questo è un argomento che mi tocca particolarmente per diversi aspetti, in primis, per il mio corso di studi in Medicina con specialistica nel settore dell’Audiologia e di conseguenza la conoscenza teorica e pratica di tale disturbo.

L’autismo ha radici lontane, nel 1943, il pediatra tedesco Leo Kanner, scrisse un articolo ipotizzando alla base del disturbo, un’innata incapacità di comunicare, dopo aver condotto uno studio su undici bambini autistici.
Ne scoprì, inoltre, tre punti fondamentali, validi ancora oggi nella diagnosi: l’isolamento autistico, che si manifesta con un comportamento di isolamento da tutto ciò che viene dall’esterno;gli isolotti di capacità, che si manifesta in una buona intelligenza mnemonica e/o numerica;il desiderio di ripetitività, che si traduce in un comportamento ossessivo e ansioso di mantenere le abitudini, le azioni e il linguaggio.

Kanner non ricercò le cause biologiche dell’autismo bensì lo definì come un disturbo innato del contatto affettivo, quindi c’erano pazienti predisposti ad essere sociali ed altri, invece, resistenti al cambiamento e non disposti ad interagire.

Nel corso degli anni, gli studi su tale disturbo sono andati avanti presupponendo che ci fosse una stretta relazione con l’ambiente ed il rapporto genitoriale dei pazienti.
Questo il motivo per cui formare ed informare i genitori sull’importanza di lavorare gomito a gomito con gli specialisti del settore e seguire un percorso educativo e curativo basato sull’approccio comportamentale.

Solo il 3 Marzo 2007 viene approvata dal Governo Italiano, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che, seppur non essendo specifica per l’autismo, riconosce i diritti per tutti ad avere cure appropriate e una vita indipendente.

Indipendentemente dall’aspetto medico e istituzionale, soffermiamoci a riflettere su quanto sia fondamentale per le famiglie di questi ragazzi una sola azione: inclusione!

Essere “speciali” non significa essere esclusi da una società che se ne guarda bene dal voler comprendere delle dinamiche neanche troppo complicate.
Il bambino autistico è un abitudinario e se oltre all’aiuto di un’insegnante di sostegno e di un terapista adatto, ci fossero dei compagni di gioco in grado di incoraggiarlo e coinvolgerlo nelle normali attività di una classe, consentitemi, tutto sarebbe più leggero.

Bisogna fare gruppo e lavorare sulla comprensione e sull’abilità di questi bambini e soprattutto comprendere il loro linguaggio che non è sempre verbale, ma dettato dagli atteggiamenti del corpo e da espressioni facciali. I bambini, se indirizzati, hanno una grande capacità, quella di esprimere liberamente il loro istinto e le loro emozioni.
Incoraggiamoli a non temere se un compagno piuttosto che dirgli “Ciao”, gli stringe esclusivamente la mano, anche quello è un modo naturale di salutare!
Solo con la consapevolezza di tutti si possono tendere le mani e aprire i cuori per donare un sorriso a bambini che non hanno colpe per la loro patologia e saranno, comunque, gli adulti di un domani…Rendiamoli autonomi e consapevoli di non essere soli!

Loading

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!