Wagner scopre a Ravello i giardini di Klingsor

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-di Giuseppe Esposito

Nell’ottobre del 1876 avviene a Sorrento l’incontro tra due dei massimi esponenti della cultura tedesca del XIX secolo:  Richard Wagner e Fiederich Nietzsche.

I due erano stati grandi amici poiché avevano condiviso la stessa visione del mondo. Il filosofo aveva esaltato la figura di Wagner nella sua opera “La nascita della tragedia” pubblicata nel 1872. Poi dopo alcuni anni quel sodalizio prese a vacillare e l’antica amicizia si trasformò in una profonda avversione. Il motivo non fu mai dichiarato espressamente, ma vi sono alcuni che attribuiscono la rottura tra i due al fatto che il filosofo si fosse invaghito di Cosima, la moglie di Wagner. Altro al fatto che Nietzsche si sentisse tradito dall’avvicinarsi del suo antico sodale alla fede.

Quando avvenne il loro incontro, del tutto casuale a Sorrento, nell’ottobre del 1876, i rapporti erano già deteriorati, ma lì, nella cittadina in provincia di Napoli si arrivò allo scontro. I Wangner che avevano in antipatia il giovane Paul Rée che accompagnava Nietzsche, ebbero a definirlo una cimice. Mentre il filosofo si spinse a chiamare maiale il suo amico d’un tempo. L’amicizia si era trasformata in una fredda inimicizia. Quello di Sorrento fu il loro ultimo incontro.

Dopo lo spiacevole episodio, Wagner tornò a Napoli dove continuò a lavorare. Infine nel maggio del 1880 volle visitare Ravello di cui tanto aveva sentito parlare. Il 25 maggio giunse ad Amalfi, dove si fermò per la notte. Il giorno successivo il 26 maggio, esattamente 140 anni or sono, si portò a dorso d’asino a Ravello. Appena giunto volle recarsi a Villa Rufolo, di cui aveva sentito meraviglie.

Quando si trovò al cospetto di quel cortile moresco, circondato da colonne in stile arabeggiante, restò affascinato. Subito ordinò al pittore Loukowscky che era con lui, di tracciare degli schizzi della villa per poter poi disegnare la torre di Klingsor. Si avviò poi, quasi di corsa attraverso i giardini, come preso da un’estasi. Ravello era a quel tempo un piccolo villaggio che non disponeva di un albergo in grado di accogliere tutto la comitiva e il musicista si acconciò a passare la notte in una piccola locanda.

Sul registro degli ospiti scrisse: “Finalmente il giardino di Klingsor è stato trovato.”

Poi durante la cena prese ad immaginare che lì, a Ravello potesse sorgere un grande e lussuoso Hotel sulla cui architettura prese  a fantasticare. Dove richiamare lo stile arabo-normanno di villa Rufolo. I proprietari della locanda presero alla lettera quel suggerimento simile al sogno dell’artista e qualche anno dopo realizzarono davvero un hotel che corrispondeva a quello immaginato dal musicista. In quell’albergo è ancora oggi, conservato, come una preziosa reliquia, il manoscritto del maestro.

La permanenza di Wagner a Ravello non durò che poche ore, ma furono sufficienti per ispirare all’artista la scenografia della sua opera, il “Parsifal”. Egli la fece in seguito, realizzare basandosi sugli schizzi tracciati al momento della visita a villa Rufolo ed essa tenne le scene del suo teatro per più di quaranta anni. Poco tempo dopo aver visitato Ravello, il musicista lasciò Napoli dove non sarebbe più ritornato, ma la visione del piccolo paese arroccato sulla divina costiera restò per sempre impresso nel suo cuore. Si era trattato di un sogno fugace che aveva però saputo dargli l’ispirazione di una vita.

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