Vittorio De Sica, un triste anniversario

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-di Giuseppe Esposito-

È stato l’uomo di spettacolo e, specialmente di cinema, di maggior rilievo, nel panorama italiano del secolo scorso. Ha attraversato la stagione più felice del nostro cinema. Ha iniziato precocemente negli anni venti ma ha percorso trionfalmente la stagione dei telefoni bianchi, quella del Neorealismo ed infine quella della Commedia all’italiana. Aveva una presenza scenica come pochi altri ed è stato attore, regista ed all’occorrenza anche cantante. I titoli della sua filmografia sono pietre miliari nella storia della nostra Settima Arte. Parliamo, ovviamente, di Vittorio De Sica. La traccia da lui lasciata è profonda quanto poche altre.

Era nato il 7 luglio del 1907 a Sora, che ancora faceva parte della provincia campana di Terra di lavoro, salvo essere poi assorbita dalla provincia di Frosinone nel 1927. Suo padre Umberto era un impiegato della locale agenzia della Banca d’Italia, originario di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno e la madre, Teresa Manfredi,  una casalinga napoletana. Il padre collaborò col giornale “La voce del Liri”, pubblicato dal 1909 al 1915. Il rapporto di Vittorio col padre era molto stretto ed infatti a lui dedicò il suo film “Umberto D.”.

Alla vigilia, nel 1914, del primo conflitto mondiale, la famiglia si trasferì a Napoli, fino al 1917, anni in cui i De Sica traslocarono a Firenze. Lì Vittorio prese parte ad alcuni spettacoli organizzati per i soldati ricoverati negli ospedali.

Durante gli anni all’Istituto per ragionieri, grazie all’amico di famiglia Edoardo Bencivenga, ebbe una piccola parte nel film muto di Alfredo De Antoni, dal titolo: “Il processo Clemneceau”. Portò tuttavia al termine gli studi e solo nel 1923 entrò nella compagnia di Tatiana Pavlova, divenendo in breve l’attrazione delle matinée.Il suo primo successo cinematografi risale al 1932, interpretando Bruno nel film “Gli uomini che mascalzoni” di Mario Camerini.

Aveva sposato, nel frattempo l’attrice Giuditta Rissone, insieme alla quale e con Sergio Tofano fondò una compagnia teatrale, nel 1933. Esordisce come regista nel 1939 con una serie di film, in molti dei quali compare anche come attore. Ricordiamo: “Rose scarlatte” (1939), “Maddalena zero in condotta” (1940), “Teresa Venerdì” (1941), “Un garibaldino in convento” (1942) e “I bambini ci guardano” del 1943.

Inizia in quel periodo una proficua collaborazione con lo scrittore e sceneggiatore  Cesare Zavattini. Da essa nel dopoguerra scaturiscono film  indimenticabili come: “Scuscià” (1946), “Ladri di biciclette” (1948), vincitori di due Oscar speciali, non essendoci ancora l’Oscar per il miglior film straniero.

Seguono nel 1951 “Miracolo a Milano” che si aggiudica la Palma d’oro a Cannes.  È poi la volta di  “Umberto D.” nel 1952. Nel 1953 esce “Stazione Termini” con Jennifer Jones e Montgomery Clift.

Dopo il film a episodi “L’oro di Napoli”, tratto dal libro di Giuseppe Marotta, arriva “La ciociara”, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, con Sophia Loren che per quella interpretazione  fu insignita dell’Oscar quale miglior attrice. Nel 1963 esce “Ieri,oggi e domani”, Oscar quale miglior film straniero, la consacrazione definitiva dei De Sica regista. In  questo periodo nasce la collaborazione con la coppia Loren – Mastroianni.

Il 1970 fu un altro anno eccezionale per l’uscita del film “Il giardino dei Finzi Contini” dal romanzo di Giorgio Bassani e con due interpreti d’eccezione quali Lino Capolicchio e Dominique Sanda. Anche questo film è premiato con l’Oscar quale miglior film straniero.

Come attore, De Sica ha interpretato ruolo rimasti scolpiti nella memoria del pubblico. Chi non ricorda infatti il maresciallo di “Pane, amore e fantasia” o “Il generale della Rovere” nella pellicola diretta da Roberto Rossellini?

Nella vita privata De Sica si era separato dalla prima moglie nel 1942 ed aveva, da allora, vissuto con l’attrice spagnola Maria Mercader. Per regolarizzare la situazione della sua seconda famiglia, Vittorio De Sica prende nel 1968 la cittadinanza francese, onde poter ottenere il divorzio da Giuditta Rissone.

Affetto da un tumore ai polmoni, fu sottoposto nel 1974 ad un intervento chirurgico che non riuscì a superare. Si spense il 13 novembre del 1974. La salma fu traslata in Italia dove riposa al Cimitero Monumentale del Verano, a Roma.

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