Viaggio nel Presepe Napoletano, la tradizione

0
208

-di Giuseppe Esposito-

Mancano pochi giorni all’ 8 dicembre, festa dell’Immacolata e data in cui si poneva mano alla realizzazione del presepe. Anche quello napoletano deriva dalla tradizione legata all’invenzione del presepe, attribuita a San Francesco nel XIII, ma se ne distacca nel corso dei secoli, assumendo una connotazione del tutto particolare.

Si narra che San Francesco si trovasse, nel Natale del 1222, ad assistere alle funzioni per la nascita di Gesù a Betlemme. Tornato in Italia chiese a Papa Onorio III di poter replicare quelle funzioni il Natale successivo, quello del 1223. Il pontefice, vigendo il divieto di tenere rappresentazioni all’interno delle chiese, gli concesse di celebrare una messa all’aperto e di organizzare la rappresentazione della Natività, così come l’aveva osservata in Palestina.

Infatti, la notte della vigilia di Natale del 1223, il Santo allestì un presepe vivente a Greccio, in Umbria. La scena era illuminata dalle torce recate dai frati e la scena della Natività era stata realizzata all’interno di una grotta con un mangiatoia riempita di paglia ed ai lati il bue e l’asinello.

Il termine presepe deriva dal latino praesepe e significa  greppia o mangiatoia. Per questo, nella rappresentazione di Greccio, mancava la Sacra Famiglia introdotta, insieme ai re magi, da Arnolfo di Cambio che scolpì i personaggi nel legno,  nel 1283. Il presepe dello scultore è ancora oggi conservato nella basilica di santa Maria Maggiore a Roma.

Da quel momento l’idea del presepe cominciò a diffondersi ovunque, ma fu nel Regno di Napoli che essa trovò la più entusiastica accoglienza.

Secondi alcune fonti pare che ad Amalfi, nel 1324, esistesse una cappella del presepe in casa Alagni.

Nel 1340 la regina Sancha, moglie di Roberto d’Angiò, un presepe alle Clarisse per la loro nuova chiesa. Di quel presepe è rimasta solo la Madonna, conservata nel Museo di San Martino.

Nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi è ancor oggi visibile il presepe di marmo di Antonio Rossellino risalente al 1475. Di quello dei fratelli Pietro e Giovanni Alemanno, del 1478, ci sono rimaste solo otto statuine .

Ma colui che dette un impulso eccezionale alla diffusione del presepe in tutta la città di Napoli fu San Gaetano di Thiene. Egli giunse in città nel 1530 per fondarvi una casa del suo ordine. Ebbe dal viceré don Pedro di Toledo l’uso della Basilica di San Paolo Maggiore. Si narra che una notte, alla vigilia di Natale,  mentre era in preghiera davanti al presepe di allora, cioè la sola grotta di Betlemme, ebbe la visione della Madonna. Questa gli pose tra le braccia un bimbo appena nato e lo trasportò davanti al presepe di Arnolfo, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Di qui, dunque, la spinta a realizzare un presepe materiale che fosse visibile a tutti e rinnovasse ogni anno il ricordo di quella mistica esperienza.

Davanti al presepe, ai fedeli attratti dalla novità del devoto spettacolo, egli teneva dei toccanti sermoni fatti più di lacrime e di commozione che di parole. Questa invenzione del santo ebbe una così grande risonanza che fu adottata da tutte le altre chiese napoletane per passare poi, anche nelle case dei privati cittadini. Si può dunque dire che se San Francesco fu l’ideatore del presepe, San Gaetano lo fu di quello moderno.

Nel Seicento il presepe ampliò il suo scenario. Non venne rappresentata più solo la grotta della Natività, ma anche il mondo profano esterno. Nel gusto proprio del secolo barocco comparvero le rappresentazioni delle taverne con la carne fresca bene esposta, i cesti della frutta e verdura e le scene divennero sontuose e molto particolareggiate.

Ma il secolo in cui il presepe napoletano raggiunse il suo apice fu il Settecento ed il presepe moderno, che da quello deriva, rappresenta un commovente anacronismo. Esso infatti non è ambientato nella Palestina di ventuno secoli or sono, ma nella Napoli del Settecento. Nacquero allora, sotto il regno di Carlo di Borbone  i figurinai che cominciarono a sbizzarrirsi nella creazione di figure popolari di figure popolari, venditori di frutta, mendicanti e quante altro si potevano incontrare per le strade di Napoli. Anche la foggia dei vestiti risale a quell’epoca. Le botteghe di questi artigiani si concentrarono nella strada di San Gregorio Armeno, la  strada che nasce di fronte alla Basilica di San Paolo Maggiore che fu la chiesa di san Gaetano la cui statua è proprio lì accanto nella piazza.

Accade alle strade ciò che capita anche agli uomini, cioè avere un destino. San Gregorio  è una strada antichissima era uno degli stenopoi (dal greco steno= restringimento e poros= passaggio) tipici dell’urbanistica greca. Essa come stenoporos (in epoca romana gli stenopoi sarebbero diventati i cardini) collegava due plateie (dal greco plateia = piazza), la plateia maggiore, l’attuale via dei Tribunali a quella inferiore, ossia l’attuale Spaccanapoli o San  Biagio de’ Librai, nel punto in cui ora si può osservare la chiesa di San Lorenzo Maggiore,  sorta sull’antica agorà greca. E già allora la strada ospitava numerose botteghe artigiane che fabbricavano statuette in terracotta usate dai fedeli come ex voto da lasciare al santuario di Cerere che sorgeva nella zona.

Nella sacra rappresentazione che raggiunse la sua forma definitiva nel corso del Settecento v’è la coesistenza di valori quali il Paradiso e l’Inferno, il Bene e il Male, il Cristiano e il Pagano.

Ogni statuina, ogni decoro, ogni luogo racchiude un significato preciso che va oltre la semplice rappresentazione dell’evento meraviglioso della Natività.

Nella realizzazione del presepe occorre rispettare tutta una serie di regole ben codificate. Esso è costituito basilarmente da settantadue figure che comprendono non solo i personaggi tipici, ma anche i luoghi e elementi del paesaggio che adombrano un significato speciale o raccontano di una leggenda popolare.

 Ci soffermeremo su tali regole e tali significati in una nuova puntata di questa narrazione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui