Un inno alla libertà contro l’invasore: “Bella ciao!”

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Un canto, un fiore, una libertà conquistata-di Claudia Izzo

Un canto popolare antifascista italiano che è diventato un canto di ribellione in tutta l’ Europa contro gli estremismi filonazionalisti di destra: parliamo di “Bella ciao” .

Un grido contro gli invasori, un inno di riscossa in risposta alle atrocità subite durante il regime fascista; un fiore diviene così testimonianza del movimento di resistenza di un popolo che ha lottato per la libertà. Poco cantata durante la guerra partigiana, “Bella ciao!” si diffuse nell’immediato dopoguerra, quando il canto stesso iniziò a riempire i polmoni ed il cuore di speranza di ciò che restava degli italiani, in un’Italia tutta da rifare.

Si tratta di una canzone folkloristica, di autore sconosciuto in cui il  “ciao” con il suo ritmo ripetuto ed incalzante deriva da un canto infantile diffuso nell’Italia settentrionale ” La me nòna l’è vecchierella”. La canzone deriverebbe da una ballata del ‘500, mutata ad ogni passaggio geografico, divenendo in Piemonte “La darè d’cola montagna”, in Trentino ” Il fiore di Teresina”, in Veneto “Stamattina mi son alzato”, divenendo poi canto delle mondine e poi canto partigiano contro l’invasore.

La popolarità internazionale è sopraggiunta poi in occasione dei numerosi festival mondiali della gioventù democratica negli anni 40/ 50 a Praga, Berlino, Vienna e la prima incisione si deve a Sandra Mantovani e Fausto Amodei, in Italia ed al cantautore francese, di origine toscana, Yves Montand.

Eseguita la prima volta in TV nel 1963 da Gaber, Maria Monti e Margot che l’hanno cantata nell’ambito del “Canzoniere Minimo” senza l’ultima strofa con riferimento al fiore del partigiano, fu al centro di tante polemiche anche nel 2011, quando, Gianni Morandi conduttore di quella edizione del Festival, voleva eseguirla per i 150 anni dell’Unità d’Italiana; l’iniziativa fu bloccata dalla RAI.

E’ stata poi cantata dall’attore comico francese Christophe Aleveque durante le commemorazioni funebri delle vittime della strage compiuta nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, nel corso di una cerimonia pubblica di sostegno al giornale e durante il funerale del fumettista Bernard Verlhoc.

Ancora oggi, “Bella ciao!” è diffusa come inno di resistenza in tutto il mondo, contro le oppressioni.

 

« Una mattina mi son svegliato [alzato],
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato [alzato]
e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

Mi seppellirai [Mi porterai / E seppellire] lassù in [sulla] montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire [Mi seppellirai / Mi porterai] lassù in [sulla] montagna
[sotto l’ombra] all’ombra di un bel fior.

E [Tutte] le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E [Tutte] le genti che passeranno
Ti diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!» »

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