Umberto Saba, dimenticato a Salerno

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-di Giuseppe Esposito-

Nella piazza i trombettieri/usciranno a suonar la ritirata./ La consegna io l’ho, credo, scordata, che tendono a ben altro i miei pensieri.

E il mare solitario i miei pensieri/ culla, con le sue lunghe onde grigiastre/dove il tramonto scivolò con piastre/d’oro, rifulse in liquidi sentieri.

 Questo a lungo ammirai, benché al soldato/più chiudere che aprire gli occhi alletta,/ che ha i piedi infermi ed il cuore malato.

E seggo sulla sabbia umida e netta/un nome da infiniti anni obliato/scrive la punta della baionetta.

Sono i versi del sonetto dal titolo Di ronda sulla spiaggia uno dei 27 sonetti che formano la raccolta Versi militari di Umberto Saba. Ma chi saprebbe rispondere alla domanda relativa a quale sia il mare e la spiaggia evocati nel sonetto? Pochissimi forse, perché sulla vicenda di Saba soldato di leva, è stato lasciato cadere un colpevole oblio. In effetti quel mare e quella spiaggia sono quelli di Salerno, nel lontano 1908. In quell’anno, nei ranghi del 12° Reggimento di Fanteria, terza compagnia vi era, tra gli altri, un coscritto dal nome di Umberto Poli.

Nome con cui era registrato all’anagrafe di Trieste il poeta Umberto Saba che cominciò ad usare lo pseudonimo solo a partire dal 1910 e con questo cognome si fece poi registrare all’anagrafe nel 1928. Il 12° Reggimento di Fanteria era ospitato nella Caserma Umberto I, un edificio sorto nella seconda metà del XIX secolo e che era situato su un’area compresa tra via S.S. Martiri Salernitani, via Giacinto Vicinanza, il corso Vittorio Emanuele ed il corso Garibaldi. Insomma lì dove ora sorge il palazzo che ospita l’ACI e e quello in cui vi sono gli ex Grandi Magazzini della UPIM. L’edificio fu completamente distrutto nel corso del terribile bombardamento alleato su Salerno del 21 giugno 1943.

Il fantaccino Poli/Saba aveva, prima di essere chiamato alle armi e spedito a Salerno, collaborato solo con qualche rivista della sua Trieste, ma durante la sua permanenza nella nostra città, vide pubblicata una sua poesia dal titolo Intorno a una cappella chiusa, dalla rivista Poesia, fondata a Milano da Filippo Tommaso Marinetti. La poesia era firmata con lo pseudonimo Umberto da Montereale ed il fascicolo su cui la poesia comparve è il n. 6 dell’anno 1908, a pag. 21.

Saba aveva avuto una infanzia alquanto travagliata e non molto felice. Il padre aveva abbandonato la famiglia ancor prima che il piccolo Umberto venisse al mondo. Saba crebbe conteso tra l’affetto della sua balia Peppa Sabaz ed un madre dura ed autoritaria. Per gelosia, quando il bimbo aveva solo tre anni, ella lo tolse infatti alla balia e lo affidò a due sue cugine che vivano a Padova.

Su quella sua infanzia così scrisse Saba: La mia infanzia fu povera e beata/ Di pochi amici e di qualche animale; con una zia benefica ed amata/ come la madre ed in cielo Iddio immortale.

La zia cui fa riferimento è zia Regina che aveva un negozio di mobili usati nella città vecchia a Trieste e che assicurava i mezzi di sussistenza alla madre ed al piccolo Umberto. La famiglia era di religione ebrea ed il bimbo crebbe per tutti i motivi sin qui esposti, coltivando una sorta di sentimento di estraneità, di separatezza dal mondo.

Nei versi scritti a Salerno, nella camerata o in giro nella città durante le sue libere uscite, si avverte la consapevolezza nuova di appartenere a qualcosa, di essere parte di un consesso, di una comunità e si alleggerisce il senso di vuoto intorno a lui. Per la prima volta egli avverte in modo sorprendente il senso di una inattesa, nuova, piccola felicità.

Volendo, come già qualcuno ha tentato di fare, si potrebbero rintracciare i luoghi della Salerno da lui vissuta, scorrendo con attenzione i versi che ritroviamo nella raccolta confluita poi nel Canzoniere.

Ma questa possibilità fa emergere ancor più la colpevole trascuratezza salernitana di aver lasciato che sul quel periodo, in cui uno dei poeti più importanti del XX secolo, ebbe a trascorse il suo tempo nella nostra città e ne abbia lasciato traccia versi di una delle sue prime raccolte. A nessuno è mai venuto in mente di dedicare al poeta una strada o di apporre, almeno, una targa nella zona dove sorgeva la caserma nelle cui camerate e nei cui piazzali si svolse la vicenda di Saba soldato.

Ma, parafrasando la vecchia trasmissione del maestro Manzi possiamo ancora pensare che: Non è mai troppo tardi e che, prima o poi, a qualcuno venga in mente di rimediare a tale mancanza. Sarebbe davvero una lodevole iniziativa.

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