Silenzio cantatore

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-di Giuseppe Esposito-

Sotto Paestum inizia la parte meno conosciuta della costa campana. Forse perché ancora semisegreta, è parsa a me la più bella. Piccole baie solitarie, scogli e banchi di rocce su cui scendono pini e ulivi …

Il sud della costa campana è un misto di dolcezza virgiliana e di dolcezza tropicale.”

Così scriveva Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” del 1953 – 1956. Ed io dopo quasi settant’anni mi sono deciso ad addentrarmi in quella dolcezza avvertita da Piovene. Su sollecitazione di mia moglie abbiamo deciso di trascorrere alcuni giorni a Marina di Camerota, che è il centro più popoloso della zona, incastonato nella costiera cilentana. Il viaggio da Salerno è durato circa due ore, ma non è stato spiacevole. La strada si snoda tra il verde dei colli e l’azzurro del mare, in un paesaggio che muta di continuo. Superata Paestum scompare anche il traffico che intasa la lunga strada che inizia a Battipaglia. All’arrivo, mi sono affacciato dal balcone dell’hotel, posto sul lungomare della cittadina e lo spettacolo che mi ha accolto era davvero affascinante.

Sotto di me il porticciolo con numerose barche attraccate ai pontili. Alla sinistra la spiaggia di Lentiscelle con la sua forma lunata, sovrastata da una delle grotte preistoriche di cui è ricca la zona. A mezza costa l’antico palazzo marchesale, lasciato a lungo in abbandono ed ora acquistato dal comune che intende ristrutturarlo. Sulla punta estrema una delle torri del telegrafo, fatte costruire nella prima metà del secolo XVI, dal viceré don Pedro de Toledo e sulla sommità, a dominare l’intero paesaggio la snella torre dell’Avviso. Insomma le parole di Piovene non erano state scritte senza motivo.

I pochi giorni trascorsi nel paese, che conserva la sua impronta antica, coi vicoletti stretti e gli archi a collegare edifici contigui, sono stati scanditi da un rigido programma: la mattina al mare, dopo pranzo una irrinunciabile siesta ed alle prime ombre della sera a passeggio per le stradine e sul lungomare a curiosare nelle vetrine dei negozi. La passeggiata a mare prende inizio sul lato occidentale e si snoda fino alla spiaggia, lungo il porto, dove mi fermavo ad osservare le barche dondolare ed inseguendo un mio vecchio sogno ed un ricordo. Quello del gommone che comprai una trentina di anni fa sul lago di Garda e misi in mare a Scario, al tempo in cui  si partiva per  le vacanze coi figli piccoli e con  tutto il mese di agosto davanti. Il ricordo di quelle vacanze ancora rallegra, talvolta, le mie notti di oggi. Si era felici senza esserne consapevoli. Ma tornando alla mia vacanza in quel di Marina di Camerota, un episodio merita che io riporti.

Credo di aver scritto qualche tempo fa che, ovunque tu ti trovi, Napoli riesce sempre ad essere presente. Ora io non ero lontano dalla mia città ma ero pur sempre in un paesino di mare di un’altra provincia e la scoperta fatta, non ha mancato di emozionarmi.

In una di quelle sere, a passeggio con mia moglie, i nostri passi ci hanno portato lì dove nasce il lungomare e davanti ad una villa dalle pareti color rosa che hanno attirato la nostra attenzione, poiché si stagliavano nettamente contro l’azzurro scuro del mare all’imbrunire.

Si trattava di un edificio di qualche pregio, opera, mi han detto, di un architetto francese, e sorta nella seconda metà del XIX secolo. Il nome dell’edificio è Villa Mariosa. Che è  poi il cognome della famiglia che ne è proprietaria da sempre. La villa è costituita da due torri collegate da un loggione intermedio ad arcate e sembra adagiata direttamente sugli scogli sottostanti. Una posizione invidiabile. Mentre osservavo la casa mi colpisce, sulla parete alla mia sinistra, quasi sull’angolo una doppia targa di marmo bianco che fanno  un netto contrasto col rosa cupo del muro cui sono affisse Mi avvicino e leggo, sulla targa inferiore:

 

Affacciandosi a questa marina

Libero Bovio e Gaetano Lama

nell’ombra azzurra del silenzio

percepirono

il tralucere di un vocalismo lirico

come momento di pienezza d’amore.”

                                           Mario Balzano

 

Su quella superiore, sui righi di un pentagramma, le parole di canzone di Bovio e Lama, Silenzio cantatore:

Marì dint’’o silenzio

Silenzio cantatore

La curiosità mi ha preso e ho cercato chi potesse delucidarmi sul perché di quella targa e da un professore del posto ho appreso che negli anni Venti Gaetano Lama, compositore napoletano, nato nel 1886, lavorava per la Casa editrice musicale La canzonetta, diretta da Libero Bovio, poeta e tra i due si stabilì un’ottima collaborazione che diede vita a canzoni famose come “Reginella”, “Cara piccina” e tante altre. Ora Lama era amico di Olindo Mariosa, nobiluomo di Castellamare, proprietario della villa di Marina di Camerota ed ogni estate veniva a trascorrere qualche giorno di vacanza come suo ospite. Evidentemente la bellezza del luogo dovette avere davvero un effetto particolare sul compositore che, durante uno di quei soggiorni scrisse la musica di Silenzio cantatore, sulle parole di Libero Bovio.

La canzone ebbe un clamoroso successo alla Piedigrotta del 1922 ed iniziò a girare per il mondo come tante altre melodie napoletane. Insomma anche in questo mio breve soggiorno, in Cilento, la mia città ha voluto attirare la mia attenzione. Il mio informatore mi ha inoltre ricordato che in quella stessa villa visse, Rina Mariosa, famoso mezzo soprano degli anni Trenta. Rina Mariosa fu interprete di successo in Italia ed all’estero nei maggiori teatri lirici, di alcune delle più note opere  italiane quali Fedra, La Traviata, Un ballo in maschera e  L’elisir d’amore Sposò  il compositore Ermanno Wolf Ferrari che trascorreva volentieri anch’egli lunghi periodi alla villa affacciata sul mare del Cilento. L’edificio ha avuto dunque un legame forte col mondo della musica.

A quanto mi han detto, poi,  gli abitanti di Marina di Camerota la villa, ancor oggi, appartiene ai membri della stessa famiglia ed io, confesso, di averli invidiati. Possedere un angolo di paradiso, in cui rifugiarsi quando se ne ha voglia è davvero una gran fortuna, con in più il ricordo della nascita, in quelle stanze, su quella loggia di una delle più belle e conosciute canzoni napoletane classiche ed il fantasma di Lama e di Bovio che forse ancora si aggira su quella loggia incantata.

 

 

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