Pupella Maggio, l’indimenticabile “donna Concetta”

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Il 24 aprile del 1910 al Teatro Orfeo, in via Carrera Grande, a Napoli, sono in corso le prove dello spettacolo che vede protagonisti Mimì Maggio capocomico e fine dicitore e sua moglie, Antonietta Gravante, erede dei Gravanti che gestivano il circo equestre “Il Carro di Tespi”.

Nel pomeriggio Antonietta, che era in stato interessante, ha le doglie e proprio lì, in teatro mette al mondo una bambina cui viene imposto il nome di Giustina Maria. Due anni dopo la stessa compagnia mette in scena la commedia di Scarpetta “La bambola movibile” e nel ruolo della bambola ecco che Giustina Maria fa il suo esordio in teatro. Nella sua biografia, racchiusa nel libro “Poca luce in tanto spazio” dirà: “Nacque dunque figlia d’arte e la sua strada, come quella dei suoi fratelli, Dante, Beniamino e Rosalia, apparve segnata: il teatro.”

La troviamo agli inizi della carriera accanto al padre a lavorare nella sceneggiata napoletana ed anche nel teatro di rivista. La morte prima della madre, nel 1940 e poi del padre nel 1943, la spingono ad abbandonare le scene. Si rifugia a Roma dove comincia  a lavorare come modista. Ospita a casa sua degli amici ebrei per sottrarli alla deportazione, ma scoperta è costretta a fuggire. Si rifugia a Terni dove per qualche tempo mette in scena spettacoli per il dopolavoro delle acciaierie. Ma anche lì, le sue amicizie ebraiche la costringono a cambiare aria. Torna a Napoli, poi va a Milano dove ritrova la sorella Rosalia e in compagnia di colleghi quali Remigio Paone, Carlo Croccolo e Dolores Palumbo, riprende a recitare nella compagnia che operava al Teatro Nuovo.

Tornata a Napoli nel 1955 dove incontra Eduardo De Filippo che la prende nella sua compagnia, “La Scarpettiana”. Interpreta diversi ruoli, fino a quando. Morta Titina, il grande Eduardo le affida i ruoli che erano stati della sorella. Eccola allora nei panni di Filumena Marturano e poi in quelli della Concetta di “Natale in casa Cupiello”. Infine nella sua nuova commedia, “Sabato, domenica e lunedì”, Eduardo le cuce addosso il ruolo di Rosa che le valsero vari premi come la Maschera d’oro, il San Genesio ed il Nettuno. Il carattere di Eduardo era però, come si sa, assai spigoloso ed il sodalizio si interrompe.  Pupella lavora allora al cinema per registi quali Mastrocinque, Marassi, De Sica e Nanni Loy.  Prende parte anche al film “Amarcord” col quale Fellini vinse l’Oscar per il miglior film straniero. Pupella interpreta la parte della madre del protagonista.

Nel 1977 è con Eduardo nella edizione di “Natale in casa Cupiello” per la televisione. Nel 1983 riunisce i suoi fratelli nello spettacolo “’Na sera ‘e Maggio”.  Spettacolo che le valse il Premio della Critica Italiana, come miglior Spettacolo della stagione 1982/1983. Durante le repliche al teatro Biondo di Palermo, il fratello Beniamino morì a causa di un ictus cerebrale.

Nel 1989, ricopre ancora  il ruolo di madre del protagonista nel film “Nuovo Cinema Paradiso” che valse a Tornatore il premio Oscar. Tornata a Roma è colpita anch’ella da un ictus cerebrale e muore l’8 dicembre del 1999 presso l’Ospedale Sandro Pertini, in cui era stata ricoverata.

Mai come nel caso di Pupella, possiamo dire che un attore lasciò nel Teatro italiano un vuoto incolmabile.

 

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