Paestum, l’antica Poseidonia

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di Giuseppe Esposito-

Vi è nella piana del Sele, prossimo al litorale marino, un luogo magico. Un luogo che è la quintessenza del Romanticismo, dello Sturm und Drang, che conserva intatto il gusto ed il significato del Grand Tour settecentesco. Questo luogo è Pesto. Se Pompei ed Ercolano sono, riemerse dalla ceneri del Vesuvio sono stupefacenti, Pesto è strabiliante. Quei marmi sono più antichi delle rovine di Pompei di quasi mezzo millennio e sono ancora in un perfetto stato di conservazione. Arrivare lì è come calarsi nel primo volume del testo di Storia dell’Arte dei Licei d’antan. Toccare con mano costruzioni realizzate col vecchio sistema trilitico, passare le dita nelle scanalature delle colonne ed ammirare in giro metope ed antefisse, capitelli dorici  ed i grossi blocchi di arenaria della via Sacra è un’emozione indicibile, un’esperienza senza pari.

Questa città che era Poseidonia per i Greci, Paistom per i Lucani e Paestum per i Romani è tra le gemme più preziose dello scrigno di meraviglia archeologiche della Campania. L’emozione che ti coglie quando già da lontano intravedi le sagome dei templi è la stessa descritta da Goethe nel suo Italienische Reise. Ecco le sue parole:

La regione appariva sempre più piana e più deserta e gli scarsi casolari annunciavano l’abbandono di ogni coltura. Finalmente, senza sapere se attraverso rocce o rovine, riuscimmo a distinguere chiaramente in certe colossali masse lunghe e quadrate che avevamo già visto di lontano, i templi giganteschi e le rovine della città di Pesto un tempo fiorente. La prima impressione non poteva essere che di sbalordimento. Mi vedevo in un mondo affatto nuovo. Infatti come i secoli evolvono dal severo al grazioso, similmente essi plasmano l’uomo. Ora i nostri occhi e, con questi, il nostro spirito sono attratti verso un architettura più svelta e vi sono così assuefatti che queste masse di colonne pesanti, a forma di cono, costrette una acanto all’altra ci riescno, sulle prime estranee e c’infondono, persin terrore.

Ma ben presto io ritornai in me, mi richiamai alla mente la Storia dell’Art, ricordai i tempi il cui spirito trovava opportuna quell’architettura, mi rappresentai lo stile austero ed in meno di un’ora mi sentii riconciliato e resi grazie al mio genio d’avermi concesso di vedere, coi miei occhi mortali, queste reliquie così ben conservate, non potendosi, attraverso le riproduzioni, farsene un’idea.

Nel piano architettonico esse riescono eleganti e nella prospettiva più pesanti che non sieno nella realtà. Solo girandovi intorno e percorrendole da una parte all’altra, si percepisce la loro vera vita. Vita che par di vedere uscire da quelle pietre, così come l’architetto volle e creò.”

I tre templi di Paestum furono costruiti in età differenti: la Basilica intorno al 550 a.C., il tempio di Cerere verso il 500 a. C. ed infine il tempio di nettuno intorno al 450 a.C.

Ma la meraviglia di Paestum non si esaurisce coi templi, seppur magnifici. Si pensi, ad esempio, che fino al 1968, tutti gli studiosi concordavano sul fatto che non si potessero avere testimonianze sulla pittura greca classica se non attraverso le descrizioni delle fonti scritte o attraverso la pittura vascolare. Poi in quell’anno vennero alla luce, nella necropoli pestana le cinque lastre affrescate, databili intorno al 480 a.C. Esse sono l’unico esempio al mondo di pittura greca dell’età classica.

Le più famose sono quella recante la scena del banchetto, che costituiva uno dei lati lunghi della sepoltura e l’altra era una di quelle di copertura e reca l’immagine del Tuffatore. Simbolo del passaggio repentino dalla vita alla morte.

Immagini commoventi che sono riemerse, dopo millenni di oblio, in pieno XX secolo e che confermano la ricchezza archeologica della nostra regione, l’antica Campania Felix. Regione che rappresenta il tramite con aspetti del modo antico che erano stati creduti persi per sempre.

La terra invece ci ha restituito prima Pompei ed Ercolano, poi Paestum. Eredità preziosissime ed uniche, invidiateci dal mondo intero e che vanno preservate con la più grande cura.

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