Ovunque Napoli, anche a Odessa

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-di Giuseppe Esposito-

In qualunque luogo tu possa andare troverai sempre un pezzo di Napoli.  Luciano De Crescenzo un giorno, rivolgendosi alla figlia ebbe a dire: Paolé, siente a me, ogni luogo del mondo avrebbe bisogno di un po’ di Napoli. Perché Napoli non è una semplice città, ma è uno stato d’animo.

Non ci credete? Allora andate in giro per il mondo, scegliete la destinazione che volete e poi andate a verificare. Troverete senza alcun dubbio in qualche angolo qualcosa che vi ricordi Napoli.

Ieri, ad esempio, mi sono imbattuto in un post che aveva come titolo: “Odessa, la città napoletana in Ucraina.” Ignoravo l’esistenza di un legame che accomunasse la mia città a Odessa, sul Mar Nero. Ho cominciato pertanto a leggere incuriosito e l’incipit del pezzo era: C’è Napoli anche nel cuore della lontana Ucraina. Precisamente nella strada principale di Odessa vi è una strada il cui nome è ulitsa Deribasovskaja.

Si tratta di nient’altro che di via Deribas, dove il Deribas era Josè Pascual Domingo de Ribas, nobile spagnolo che militava nell’esercito borbonico. Le truppe napoletane appoggiarono la conquista russa della penisole di Crimea, con la quale i russi riuscirono ad ottenere l’agognato sbocco sul Mar Nero. Il nostro Deribas giunto al grado di colonnello ebbe l’idea di fondare una città al posto di un misero villaggio di capanne sulle rive di quel mare. Egli chiamò Odesso, la nuova città, ma pochi anni dopo, Caterina II di Russia la mutò al femminile poiché disse che il nome doveva evocare l’idea di forza e importanza. Nella nuova città affluirono emigranti da tutta l’Italia meridionale poiché il clima sulle sponde del Mar Nero era molto simile a quello delle città mediterranee e poiché nel Settecento, la Russia agli occhi degli italiani appariva ricca e potente al pari della lontana America. Ancora oggi, passeggiando per le vie di Odessa ci si può imbattere in palazzi dal nome italiano degli antichi proprietari, tutti rigorosamente napoletani, ossia duosiciliani. Potete trovare Palazzo Pesce o Palazzo Rossi o anche Palazzo Anatra. Quella immigrazione favorì la nascita di imprese commerciali di ogni tipo, dalle sartorie alla costruzione di strumenti musicali. Ma la gran parte di quei commerci ricadevano nel settore alimentare. L’Ucraina era, del resto, sempre stata il granaio d’Europa e quindi quali cittadini più adatti poteva attirare di quelli che adoravano la pasta? L’unica curiosità fu l’assenza delle pizzerie, poiché la pizza non attecchì nella nuova città.

La presenza italiana in Ucraina divenne così importante che nella seconda parte dell’Ottocento l’italiano fu assunto ufficialmente come seconda lingua e, sia la segnaletica stradale che gli atti, erano redatti in entrambe le lingue, il russo e l’italiano.

Emblematica a tal proposito è la vicenda della famiglia Menzione, produttori di marmi a Napoli, che verso la fine del XIX secolo si trasferirono a Odessa per allargare il loro giro d’Affari. Da quel momento in poi la categoria dei marmisti divenne una casta che accumulava grandi ricchezze e riceveva commesse da ogni parte della Russia. L’esempio più importante della loro opera fu il Cimitero Monumentale di Odessa, realizzato completamente da artigiani italiani. Purtroppo l’occupazione nazista ne causò la distruzione.

Ma non solo il cimitero, ma l’intera città assunse un aspetto italiano, poiché la gran parte degli edifici di quel periodo furono disegnati e realizzati sotto la guida di architetti napoletani, quali i fratelli Frapalli e Ivano Dell’Acqua, cui più tardi si aggiunse il sardo Francesco Boffo. Opera sua fu la scalinata famosa immortalata in un episodio del film “La corazzata Potemkin”. Quell’impronta napoletana durò a lungo e fu cancellata solamente dal lungo dominio sovietico che alterò la fisionomia mediterranea di Odessa. Oggi solo il nome di qualche via, di qualche palazzo e di qualche insegna di negozio ricordano il periodo napoletano.

Per finire, una curiosità musicale. La più famosa delle canzoni napoletane “’O sole mio” si riferisce non al sole di Napoli, ma a quello proprio di Odessa. L’autore Eduardo di Capua, che si trovava in tournée a Odessa col padre violinista in un’orchestra, si trovò ad osservare, una sera, un  tramonto sul Mar Nero e ne fu affascinato al punto da mettere giù una melodia le cui parole sarebbero poi state scritte da Giovanni Capurro, giornalista del Roma.

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