Natale nel mondo: Mosca tra usi e costumi

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di Giuseppe Esposito

Le differenze tra il calendario ortodosso e quello cattolico fanno si che i due Natali non coincidano. Il natale ortodosso cade infatti il 7 gennaio ed il relativo Capodanno il 14 gennaio, ma i festeggiamenti per il Natale anche a Mosca cominciano nei primi giorni di dicembre per terminare con il Capodanno ortodosso.

A Mosca il Natale è particolarmente sentito, soprattutto dopo la caduta del regime sovietico che ha permesso a molti di riavvicinarsi alla religione e la riapertura di numerose chiese.

Ai primi di dicembre si da il via all’accensione delle luminarie, che riflettendosi sulla neve che ricopre strade e case appaiono ancora più suggestive. Inizia il periodo dell’Avvento e si comincia ad entrare sempre più nel clima natalizio. La città di addobba e si illumina divenendo simile ad una di quelle vecchie cartoline in cui ci prendeva il desiderio di immergerci. Mosca ci appare come un villaggio incantato, una città fiabesca. Il freddo di questo periodo è assai intenso e per aggirarsi per le strade della capitale russa occorrono, per scaldare il corpo vestiti assai pesanti, ma a scaldare il cuore provvede la calda atmosfera delle strade e delle piazze.

Anche qui, come in molte altre città europee, sorgono i mercatini di Natale e a partire dalla Piazza Rossa, la più importante della città essi si snodano per tutte le strade e le piazze dei principali quartieri. I moscoviti ed i turisti possono trovare sulle loro bancarelle prodotti dell’artigianato russo e quelli della locale gastronomia. Il più importante dei mercatini è quello di Ismailovo, nei pressi della Piazza Rossa ed è quello a cui ricorrono coloro che sono alla ricerca di un regalo particolare. Ma in giro per la città ci si può imbattere in spettacoli musicale ed in concerti organizzati in molte strade e piazze cittadine.

Al centro della Piazza Rossa viene eretto un gigantesco albero di Natale illuminato da migliaia di luci ed anche la Cattedrale di San Basilio che sulla piazza si affaccia ci appare come un edificio da fiaba.

Nelle case i più piccoli attendono l’arrivo di Babushka, la vecchia signora che lascia nelle calze appese al camino pezzi di pane nero. Ma vi è poi un altro personaggio che reca doni ai bambini ed a cui essi indirizzano le loro letterine, è Ded Moroz, Nonno Gelo, che assistito dalla Fanciulla di Neve prepara i doni da lasciare per i bimbi sotto l’albero di Natale.

Nei primi giorni di dicembre, nelle case moscovite si appronta l’albero di natale ed il Verteb, corrispondente al nostro presepe.

Si pratica sovente lo svyatki, ossia la predizione del futuro fatta coi metodi più diversi. Alcuni usano le candele, altri un sacco in cui sono stati immessi gli oggetti più diversi che, estratti a caso, senza guardare, permettono di fare delle previsioni, secondo una tradizione antichissima.

Ma, come avviene in tante altre parti del modo i momenti clou di questo periodo sono quelli passati con la famiglia riunita intorno alla tavola imbandita. Il momento più importante è la cena della vigilia, ossia quella della sera del 6 gennaio. Quel giorno è chiamato Socel’nik dal nome del piatto tradizionale russo detto Socivo.

Ma prima di giungere alla cena della vigilia, la tradizione ortodossa prevede un periodo di digiuno che dura quaranta giorni ed è diviso in due parti. La prima è quella che precede la festa di San Nicola e la seconda è quella che da San Nicola termina il giorno di Socel’nik.

Il primo periodo di digiuno è quello meno severo durante il quale è permesso consumare solo olio, pesce e vino.

Il secondo periodo prevede il divieto di consumare alimenti di origine animale. Inoltre il lunedì, mercoledì e venerdì non si può utilizzare l’olio. Molti sono coloro che in quei giorni rinunciano addirittura ad accendere il fuoco e si limitano a mangiare del pane del giorno prima ed a bere solo qualche sorso d’acqua.

Qualche giorno prima del 6 gennaio, la famiglia tutta si dedica alle pulizia della casa per renderla più accogliete in occasione della cena si Socel’nik.

Al tramonto del 6 si comincia ad apparecchiare la tavola. Per questo si deve usare una tovaglia rigorosamente bianca e sotto la quale si dispone del fieno, in ricordo della mangiatoia in cui venne deposto Gesù appena nato. Sotto il tavolo si dispone un oggetto di ferro che, ognuno dei commensali, deve calpestare per poter trascorre il nuovo anno in buona salute.

Il capofamiglia fa poi disporre negli angolo della tavola degli spicchi d’aglio per proteggere tutti dalle malattie e dalle potenze malefiche.

Infine ci si mette a tavola alla prima comparsa di una stella che ricorda la stella cometa che guidò i magi a Betlemme. Al centro della tavola viene posto il Sogivo, piatto tradizionale a base di avena, grano saraceno e talvolta riso. Le portate per la cena saranno esattamente dodici in ricordo del numero degli apostoli. Tali portate saranno costituite da insalate sfiziose, zuppe di pesce, paste ripiene, carni in gelatina e torte glassate dei colori più vivaci.

Dopo cena tutta la famiglia si riversa per le strade a godere della magica atmosfera di Natale che pervade strade  e piazze ricoperte dalla candida coltre della neve.

Per il pranzo di Natale invece non vi sono prescrizioni particolari ed ogni famiglia adotta il menu che preferisce.

 

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