L’avvocato salernitano Alfonso Mignone presenta a Napoli “La riforma portuale di Federico II”

0
4

 

 

 

 

 

La visione di sviluppo della politica portuale di Federico II-

 

A Napoli, presso la Sala Convegni Polo Umanistico CNR-ISSM,  la seconda tappa del tour dei “porti federiciani” del volume “La riforma portuale di Federico II” dell’avvocato salernitano Alfonso Mignone che vede la collaborazione di AdSP Mar Tirreno Centrale, Propeller Club Port of Naples, Istituto Studi Società Mediterraneo – CNR, Università “Parthenope”, Università “Federico II” e Rivista Porto&Diporto.
Il 1164 registra l’ingresso del porto di Napoli nella Lega Anseatica e con questo evento la città partenopea diventa l’unica, tra le città portuali italiane, a far parte dell’importante struttura di connessione tra le principali realtà marinare europee dell’epoca.

I Normanni avevano introdotto – a presidio della organizzazione portuale – la figura del Portulanus, un’istituzione che presenta alcune caratteristiche simili a quelle espletate, con le dovute distanze istituzionali e gestionali, dalle contemporanee Autorità di Sistema Portuali. Chi ha giocato invece un ruolo fondamentale nella definizione della governance dei porti del Mezzogiorno è stato Federico II di Svevia che si concentrò in particolare sulla riforma dell’assetto portuale. Tale passaggio fu accompagnato dalla ristrutturazione degli scali esistenti e dalla costruzione o dall’ampliamento di nuovi porti. Il 5 ottobre 1239 venne emanata l’”Ordinatio novorum portuum per regnum ad extrahenda victualia”, con oggetto la specializzazione di 11 porti ed una regolamentazione dell’Ufficio del Portulanato per tutta l’Italia meridionale. La Campania venne interessata dai porti di Torre del Garigliano, Puteoli (Pozzuoli) e Veteri (Vietri).

La politica portuale di Federico II è accompagnata anche da una visione di sviluppo, che lega fortemente i territori, le vocazioni produttive ed i commerci in un sistema logistico, che costituisce un punto di forza nella organizzazione complessiva del tessuto sociale ed economico. In questo periodo, proprio per la diffusione di una rete meridionale di porti “specializzati” in export, Napoli perde progressivamente il suo ruolo di primato, dettato anche dalla debolezza del tessuto infrastrutturale nel suo insieme. Caratteristica, quest’ultima, che ancora oggi limita l’attività del Porto di Napoli, soprattutto in relazione ad una mancata utilizzazione della sua estesa area retro portuale (gli Interporti di Marcianise e di Nola).Ma Napoli, con Federico II, diviene capitale della Cultura grazie all’Università da lui fondata e che ne porta ancora, a testa alta, il nome.

PROGRAMMA

venerdi 17 novembre 2017 ore 17

SALUTI: Salvatore CAPASSO – Direttore Istituto Studi sulle Società del Mediterraneo,Umberto MASUCCI – Presidente Propeller Club Port of Naples,Pietro SPIRITO – Presidente AdSP Mar Tirreno Centrale

INTERVENTI: Maria SIRAGO – Liceo Classico “Sannazzaro” di Napoli, Raffaella SALVEMINI – Primo Ricercatore Istituto Studi sulle Società del Mediterraneo, Lucio SIVIERO – Professore Associato di Economia Applicata Università degli Studi di Napoli “Federico II”,Assunta DI VAIO – Professore Associato di Economia Aziendale Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

MODERA. Maurizio DE CESARE – Direttore Porto & Diporto.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui