Marcello Gigante, le radici salernitane della scienza dei papiri di Ercolano

0
281

-di Giuseppe Esposito-

Marcello Gigante è stato uno degli studiosi italiani più importanti del secondo dopoguerra. I suoi interessi erano quelli riguardanti le antichità classiche greche e latine.

Nato a Buccino, in provincia di Salerno il 1923, compì gli studi universitaria Napoli dove si laureò nel 1944, nel pieno della guerra dunque, in Letteratura greca, con una tesi sulle “Elleniche” di Ossirinco. Fu allievo di Vittorio De Falco ed ebbe come correlatore Giovanni Pugliese Carratelli, cui fu legato da profonda amicizia per tutta la vita.

Nel 1949 fu insegnante di Latino e greco, presso il Liceo Classico Antonio Genovesi di Napoli; un salernitano sulla cattedra del liceo intitolato ad un suo conterraneo. Antonio Genovesi era nato infatti a Castiglione dei Genovesi nel 1713 e per la sua competenza ed i suoi studi in campo economico ottenne la prima cattedra di Economia presso l’Università di Napoli. Anzi quella cattedra fu istituita proprio per lui da Bartolomeo Intieri e l’insegnamento ebbe il nome di Commercio e meccanica.

Nel 1957 Marcello Gigante vinse il concorso per la  cattedra di Letteratura greca e nel 1960 fu chiamato dall’Università di Trieste ad insegnare Filosofia bizantina e Storia della filosofia antica.

Nel 1966 successe a Leonardo Ferrero alla Presidenza della Facoltà di Lettere, dell’Ateneo triestino. In quel ruolo fu il promotore della assegnazione della Laurea honoris causa a Giuseppe Ungaretti.

Nel frattempo, 1960 aveva sposato Valeria Gigante, sua ex allieva al liceo Genovesi. Dall’unione nacquero quattro figli Giulia, Mauro, Bruna e Claudio. Purtroppo la sola Giulia sopravvisse, gli altri tre morirono tutti prematuramente, in giovanissima età.

Alla fine del ’66 tornò a Napoli per insegnare Grammatica greca e latina nell’ateneo Federico II.

Tra il 1971 ed il 1983 tenne la cattedra di Papirologia, che era stata istituita proprio per lui,  il fondatore di quella disciplina. Dal 1983 alla morte fu professore emerito nell’Università di Napoli. In tutti quegli anni egli si adoperò per creare le condizioni per lo sviluppo ed il consolidamento degli studi sui papiri di Ercolano. La sua nuova disciplina era votata al recupero ed all’analisi dei testi riportati sugli antichi papiri carbonizzati emersi dagli scavi archeologici della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Nel 1969, grazie a lui fu creato il CISPE, ossia il Centro Internazionale per gli Studi dei Papiri Ercolanesi, contemporaneamente fu creata la cattedra per l’insegnamento della nuova disciplina e Gigante fondò la rivista “Cronache ercolanesi”.

Creata la disciplina, si occupò del potenziamento dell’Officina dei Papiri di Ercolano che aveva sede presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, a Palazzo Reale. La dotò dei più moderni mezzi di indagine per la lettura e la conservazione dei preziosi reperti. L’Officina reca oggi il suo nome e grazie al suo impegno disponiamo oggi di un archivio digitale con ben 35.000 foto in alta definizione dei testi rinvenuti sulla superficie di quegli antichi documenti. Per il lavoro di digitalizzazione dei testi stipulò una convenzione con lo Institute for the Study and Preservation of the Ancient Religious Texts, che aveva applicato le sue moderne tecniche spettrometrali già ai Rotoli di Petra, in collaborazione con la Bingham Young  University di Provo nello Utah.

Giova forse ricordare che quei papiri di cui parliamo e su cui è nata, ad opera di Marcello Gigante una nuova disciplina, sono quelli che furono ritrovati fra l’ottobre 1752 e l’ottobre 1754 durante gli scavi nella villa di Lucio Calpurnio Pisone Cesanino e costituivano la sua biblioteca privata. Grazie a quel ritrovamento la villa fu denominata Villa dei Papiri.

Nel corso di questi quasi 270 anni furono condotti molti tentativi per srotolare e leggere i papiri; il primo fu condotto, senza risultati apprezzabili, da Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero; il secondo fu opera del padre Piaggio, dell’Ordine degli Scolopi. Questi, dopo vari tentativi riuscì a mettere a punto una sorta di meccanismo che permetteva di srotolare i papiri. Ottenne discreti risultati, ma il sistema alquanto rudimentale fu abbandonato nel 1910.

Si dovette aspettare il 1984, cioè in piena gestione Gigante, perché un gruppo di studiosi norvegesi, con a capo Knut Klepver, riuscisse ad escogitare un sistema basato su alcune particolari sostanze, che, dette impropriamente solventi, permettessero di svolgere quei fogli carbonizzati. Tuttavia anche il nuovo metodi presentava dei rischi e fu abbandonato nel 1999. A quel punto Gigante strinse l’accordo con l’istituto americano che permise, senza interventi rischiosi, di leggere, con sistemi di Imaging multispettrale, i testi. Quelli che sono emersi sono testi che si conoscevano solo grazie all’opera di trascrizione degli scrivani dei conventi medioevali; si tratta di frammenti delle opere di Demetrio Lacone, Polistrato, Corneisco, Colote e Metrodoro di Lampsaco e dello storico Crisippo. In più vi sono brani di commedie e di opere storiografiche, politiche  e giuridiche in lingua latina.

Tutto ciò, dunque, si è ottenuto grazie alla passione ed alla perseveranza dello studioso di Marcello Gigante che fece nascere una disciplina mai prima esistita. Ma i suoi interessi spaziavano in tutto lo spettro della cultura antica e di lui qualcuno disse: I suoi interessi scientifici sono molto vasti, senza liniti di tempo, di spazio o di tipologia, giacché egli credeva profondamente nella unità della cultura classica.

Per questo potremmo definire Marcello Gigante non un grecista o latinista, ma un antichista tout court. Egli si spese perché la cultura arrivasse anche nei luoghi più remoti, nei più piccoli centri di provincia con una opera di diffusione assai estesa ed impegnativa.

La sua produzione letteraria fu copiosa e non si limitò solo ad argomenti letterari o filosofici della antichità, ma si occupò, da linguista del Leopardi e scrisse saggi sui più importanti studiosi delle discipline classiche quali Wilanowitz, Manara, Vermigli, Nietzsche, Vitelli e Pasquali.

Morì il 23 novembre 2001, all’alba del nuovo millennio.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui