Malafemmena, Totò e l’ipotetica accusa di plagio

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di Giuseppe Esposito-

Quod non mortalia pectora coges auri sacra fames

 Mi è venuto in mente questo verso dell’Eneide di Virgilio, quando, qualche tempo fa mi è venuto sotto gli occhi un titolo trovato su una vecchia copia de IL MATTINO di Napoli.

Gli eredi di Totò citati in giudizio, Malafemmena potrebbe essere un plagio.

 E sotto il titolo una storia da cui, forte emana un sentore di ipocrisia. A quanto pare i fratelli Pero e Paolo Minelli, ufficiali dell’Aeronautica, avrebbero accarezzato l’idea di citare in giudizio gli eredi del grande Totò poiché, a loro dire, la canzone “Malafemmena”, portata al successo in tutto il mondo dal grande attore sarebbe stata copiata da un brano musicale scritto alla fine degli anni Quaranta dalla lor madre Maria Pia Donati ed intitolato “Autunno d’amore”.

La donna già in passato avrebbe avanzato dubbi sulla originalità del brano di Totò ed addirittura nel 2008, nel corso di una intervista rilasciata ai microfoni del TG2, avrebbe affermato che nonostante fosse certa del plagio, non aveva mai citato l’attore napoletano per la grande ammirazione che nutriva verso di lui. Tuttavia ogni qual volta era costretta ad ascoltare quel brano avvertiva un profondo malessere.

Dopo la morte della madre i suoi affezionati rampolli avrebbero deciso di rendere giustizia alla sua memoria. E qui scatta il sospetto che a spingerli sia piuttosto il profumo del denaro. Quel denaro che potrebbe rimpinguare le loro tasche, qualora riuscissero a provare in tribunale l’avvenuto plagio di Totò ai danni della composizione della defunta Maria Pia.

La strada a ben vedere non si presenterebbe per nulla agevole ed un’azione legale potrebbe procurare ai due aviatori al massino qualche attimo di notorietà. Questo sembra essere il parere di un esperto quale il maestro compositore e musicologo Pasquale Scialò. Egli nel corso di una trasmissione de “La Radiazza”, su Radio Marte si è espresso dicendo che da un esame dei due brani si evince come delle quaranta battute di cui si compone la canzone “Malafemmena”, solo quattro di esse potrebbero somigliare al ritornello di “Autunno d’amore”. In più ha aggiunto lo Scialò che è anche insegnante al Conservatorio Martucci di Salerno, che capita spesso, quando si compone un brano musicale di essere influenzati dai ricordi di musiche precedentemente ascoltate. Inoltre il plagio occorre che sia volontario.

A conforto della tesi avversa al plagio ci viene in soccorso quanto raccontato tempo fa da Ferdinando Esposito, nipote di Raffele, fondatore della Phonotype Record, prima etichetta discografica italiana, nata nel lontano 1901 e nei cui studi incisero artisti del calibro di Fernando De Lucia, Giuseppe Godano,  Mignonette e Maldacea. Assiduo di quegli studi era anche il poeta e compositore E. A. Mario, acerrimo rivale del poeta Libero Bovio. Si narra a tal proposito che quando E.A. Mario si alzava per andare in bagno ad espletare i suoi bisogni corporali, annunciasse a gran voce: “Vado a trovare Libero Bovio”.

Ferdinando alla bella età di quasi novant’anni, fino a qualche tempo fa sedeva ancora alla sua scrivania della Phonotype, che ha sede, sin dalla nascita in via De Marinis, nel cuore del centro storico di Napoli ed a quella scrivania desiderava morire. Egli, nel coso di una serata in compagnia di artisti ed amici napoletani tirò in ballo anche Totò, frequentatore anch’egli degli studi Phonotype. Egli raccontò che un giorno l’attore si presentò in sede con un foglio su cui aveva annotato alcuni suoi versi che aveva intenzione di mettere in musica per trarne una canzone. Lì in via De Marinis vi era il maestro Arturo Gianni seduto al pianoforte, cui Totò chiese di aiutarlo a rivestire di note i suoi versi. Pertanto i due sedettero al piano e dopo alcune ore la melodia fu trovata. Totò sembrò molto soddisfatto del lavoro e ricompensò il maestro Giannini con mille lire.

Fu questo il modo, secondo i ricordi di un testimone certamente attendibile che venne alla luce “Malafemmena”. Dunque “Ne bis idem?”, cioè “Non luogo a procedere?”

Da quanto esposto sembra davvero che non vi sia materia per una accusa di plagio ed i fratelli aviatori pare che davvero siano mossi dalla sola avidità di denaro.

 

 

 

 

 

 

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