L’ultimo scippo

0
704

di Giuseppe Esposito-

Correntista del Banco di Napoli dal lontano 1977, ricevo a fine 2018 una comunicazione in cui mi si avvisa che dal mese successivo le mie coordinate bancarie sarebbero cambiate. Mi si comunica il mio nuovo IBAN ed apprendo che la mia Banca è scomparsa, fagocitata da un istituto di credito di Torino, la Banca Intesa, nata dalla fusione di due banche settentrionali, la Banca Intesa ed il gruppo San Paolo IMI di Torino. Noi correntisti siamo stati trattati come pacchi senza valore e ci siamo ritrovati ad essere clienti di una diversa banca, senza che nessuno si fosse preso la briga di chiederci se fossimo d’accordo. Ma questo è solo l’epilogo di una storia le cui origini risalgono ai primi anni ’80. In quell’epoca furono messe in atto azioni mirate alla distruzione del Banco di Napoli, la più antica delle banche, nata addirittura nella prima metà del XV secolo, prima della scoperta dell’America. Negli anni in cui tutto prese avvio ancora operava la Cassa per il Mezzogiorno che, in base alla sua missione, aveva affidato numerose opere pubbliche a numerose aziende. Opere del valore complessivo di circa 7 miliardi di euro equivalenti che furono erogati sotto forma di prestiti dal Banco di Napoli, su disposizioni della suddetta Cassa del Mezzogiorno.

Avvenne però che il 6 agosto del 1984, con decreto del Presidente della Repubblica la Cassa del Mezzogiorno fu soppressa, senza che il governo avesse provveduto al rimborso dei finanziamenti erogati dal Banco di Napoli. Si trattava di una banca del sud e nessuno si preoccupò di intervenire come sarebbe stato logico in un paese civile e come sarebbe poi avvenuto con banche del tipo Monte Paschi di Siena. Non solo nessuno intervenne a salvare il Banco di Napoli incolpevole di quanto avvenuto, ma il governatore della Banca d’Italia Fazio ed il ministro del Tesoro Ciampi dichiararono inesigibili i crediti del Banco di Napoli. Mossa questa che espose il Banco al rischio di fallimento. Ma la cosa incredibile è che per reperire i fondi necessari a ricostituirne il capitale la banca fu messa in vendita. Se solo si pensa che alla fine del 1994, nonostante i danni arrecatili dalla scellerata condotta del governo il Banco di Napoli risultava essere la settima banca italiana con ben 833 sportelli e 13 controllate che operavano in tutto il mondo. Il 60% della proprietà del Banco di Napoli fu messa all’asta.

Due furono le offerte presentate, la prima da Mediocredito per un ammontare di 400 miliardi di lire e l’altra da BNL – INA per un valore di 61 miliardi di lire. Con una decisione, che definire scandalosa, è poco, il ministro del Tesoro, il tanto esaltato Ciampi assegnò il Banco alla cordata BNL–Ina. Lo scandalo appare ancora più eclatante se si pensa che il Ministero del Tesoro, deteneva, a quel tempo, la totalità delle quote di BNL. Un conflitto di interessi monumentale, incredibile. La cosa, nonostante i danni irreparabili che quella decisione avrebbe arrecato a tutta l’economia meridionale, passò sotto silenzio. Nel 1999 il Banco di Napoli viene venduto alla San Paolo IMI che pagherà per l’intera proprietà la cifra di 6.000 miliardi. Lo stato italiano realizzava, così a danno del meridione una plusvalenza stratosferica. Infatti se si fanno due conti si vede come in base agli scandalosi valori con cui l’asta precedente era stata conclusa si vede che l’intera proprietà del Banco era stata valutata dal Tesoro intorno ai 100 miliardi. Lo stato invece dalla cessione alla San Paolo incassò la bellezza di 6000 miliardi, cioè 60 volte il valore della prima cessione. Un guadagno fatto a danno del sud, come nella inveterata tradizione inaugurata con la sedicente Unità d’Italia. Ma la incredibile storia di questa rapina non finisce qui. Infatti quei crediti che il tesoro aveva definito incagliati e inesigibili, furono nel giro di pochi anni recuperati al 94%. Un risultato incredibile se si pensa che sempre il Ministero del Tesoro aveva stimato un recupero inferiore al 50%.

La cosa suscitò scalpore sulla stampa specializzata la quale si chiedeva come fosse stato possibile, dichiarando inesigibili quei crediti, condannare a morte un istituto del prestigio del vecchio Banco di Napoli. Ma al danno si è poi aggiunta la beffa. Infatti al momento di liquidare la società cui era stato demandato il recupero di quei crediti inopportunamente definiti inesigibili, la cosiddetta SGA, ovvero Società di Gestione delle Attività che il Tesoro ha, incamerò più di 1000 miliardi che furono poi adoperati per salvare alcune banche del nord. Con questo tipo di scelte si è compiuto un vero e proprio scippo ai danni del sud che, lasciato privo di un suo sistema creditizio, è stato invaso da una folla di banche con sede legale al nord e si è lasciato il meridione privo di un suo punto di riferimento.

Il succo di questa incredibile rapina è che fin dal primo momento, quello dell’invasione e della conquista armata di una nazione libera e pacifica si è sempre ragionato in base a criteri meramente geografici. Per tutto ciò che concerne gli abitanti del sud le cose sono sempre state gestite come se quei territori fossero colonie ed i loro abitanti cittadini di scarsa importanza. L’incorporazione del Banco e l’assorbimento d’imperio dei suoi correntisti è solo la fase finale dello scempio architettato in quegli ormai lontani anni ’80. L’ultimo sgarbo, l’ultimo scippo ai danni delle popolazioni meridionali da parte di un paese che non è mai divenuto nazione, poiché la farsa dell’unificazione fu appunto nient’altro che conquista ed annessione coloniale. Verrà il momento in cui ci si dovrà liberare da questo infame giogo?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui