‘L’Eurogruppo di oggi, il momento della verità?

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di Giuseppe Esposito- È prevista per oggi la videoconferenza dell’Eurogruppo chiamato a decidere sulle misure economiche da adottare per far fronte all’emergenza causata dal Coronavirus. Le attese sono elevate, ma io, personalmente sento montar dentro un cupo pessimismo, o è forse un gelido realismo? Credo infatti che se attendiamo la soluzione dei problemi appena sorti da un intervento solidale da parte della UE, siamo destinati ad una cocente delusione. Questa Europa non ci salverà, ma è pronta a tenderci il cappio al quale, se accettiamo possiamo essere impiccati.

La UE non ha nulla a che vedere con quella immaginata da coloro che ancora chiamiamo i padri fondatori. Essa è una cosa completamente diversa. Una cosa la cui gestazione è avvenuta negli anni Ottanta, in un contesto in cui si andavano affermando le idee del neoliberismo, negli anni in cui i minatori inglesi dovettero accusare una cocente sconfitta da parte di Margaret Tatcher, una degli alfieri del neoliberismo, per il quale lo stato doveva limitarsi a regolare la competizione tra i privati. E poco prima della nascita della UE un altro evento epocale giunse a sconvolgere gli antichi equilibri. Nel 1989 cadde il muro di Berlino e cominciò la dissoluzione dell’URSS che aveva per decenni calamitato l’attenzione di schiere di intellettuali, cosiddetti progressisti, sotto la cui spinta gli Stati occidentali erano stati costretti a potenziare lo stato sociale, quello che con termine anglosassone definiamo Welfare State.

Alcuni personaggi di spicco fautori dell’idea europea come Jacques Delors ed il nostro Aldo Moro, avevano immaginato che essa avesse potuto fare da argine alla montante globalizzazione. Invece per una strana nemesi l’Europa unita è ne è divenuta la punta di diamante. In un mondo ipercompetitivo.

Le disuguaglianze sono cresciute a dismisura e quel 10% che all’inizio deteneva il 25 % della ricchezza è arrivato nel 2018 a detenerne il 35%.

Quell’ Europa mutata rispetto alle attese dei fondatori ha imposto la libera circolazione dei capitali senza alcun controllo sulla finanza. Ha favorito la competizione fiscale al ribasso peremettondo a paesi quali il Lussemburgo e l’Olanda di creare, nel cuore stesso dell’Europa dei veri e propri paradisi fiscali a danno degli altri partners. Ha inglobato gli ex Paesi del Patto di Varsavia ai quali ha permesso di fare concorrenza in dumping agli altri paesi giocando su un costo del lavoro insostenibile altrove.

La normativa sulla concorrenza ha favorito liberalizzazioni e privatizzazioni di aziende di stato senza che fosse garantita la qualità del servizio e l’esempio più eclatante è la rete autostradale italiana, sulla quale l’ingordigia dei gestori ha causato addirittura delle tragedie, come nel caso del ponte Morandi a Genova.

Il Covid-19 avrebbe potuto essere l’occasione per un reset generale di un sistema ormai fuori controllo e destinato ad avvitarsi su stesso. Le conseguenze di quella assurda politica di austerità si sono viste nella debole capacità dei sistemi sanitari di far fronte all’ epidemia e con la conseguenza di contare le vittime a migliaia. Poteva essere l’occasione per tornare a quella Europa immaginata nel manifesto di Ventotene, ma dubito che gli attuali leaders e l’attuale classe dirigente si in grado di mettere in atto una simile manovra, essi non ne sono all’altezza. Una classe dirigente che gioca al ribasso sugli strumenti economici da mettere in atto per limitare i danni prodotti dalla pandemia è veramente da cancellare, se non da processare. Vi immaginate un nuovo processo di Norimberga?

Credo che la possibilità di cambiare sia solo legata alla nascita di movimenti sociali ed economici completamente nuovi.  Il pregiudizio dei Paesi del nord che si arrogano il diritto di giudicare quelli del sud ha creato una cesura difficilmente ricomponibile.  In questa Europa ormai i cittadini che non hanno più fiducia in essa sono oramai la maggioranza. Questa Europa è quella che in virtù del suo credo nel liberismo e nella politica dell’austerità non si è fatta scrupolo di distruggere la Grecia, ed ora, sembra che si appresti a fare la stessa cosa con gli atri due Paesi del Mediterraneo.  Occorre che sorgano dal basso movimenti che, in luogo dei vecchi partiti si battano contro questo Moloch che è stato capace di elaborare obbrobri quale il MES o il SURE spacciandoli per strumenti atti a garantire la salvezza degli stati Una ipocrisia che merita di essere spazzata via al più presto.

Potrà avvenire? Solo il tempo ci fornirà la risposta e sarà un tempo breve perché la crisi in atto ha effetti devastanti nel brevissimo periodo.

 

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