L’eterna bugia o la lunga illusione

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L’eterna bugia o la lunga illusione – di Giuseppe Esposito-

Martedì 17 marzo, giornali e televisioni ricordano il 159° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia.

Una festa poco sentita e forse a ragione. In quel lontano 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele, davanti al nuovo Parlamento, riunito in Palazzo Carignano assunse per sé e per i suoi eredi il titolo di Re d’Italia, rimanendo tuttavia sempre Vittorio Emanuele II, come quando era solo re di Sardegna. Un indizio rivelatore su come i Savoia avessero interpretato il processo di unificazione del paese. Non l’Unità d’Italia, ma l’annessione al Piemonte degli altri stati presenti nella penisola. Quella cerimonia solenne avveniva a poco più di un mese dalla resa di Gaeta. Un assedio condotto in maniera impietosa e che tante vittime aveva mietuto non solo tra i soldati del Regno delle Due Sicilie, ma anche tra i civili. Ora se qualcuno vuole dilettarsi nel compulsare Wikipedia alla voce Assedio di Gaeta, si troverà a leggere il testo seguente:

“L’assedio di Gaeta fu l’ultimo dei fatti d’arme delle operazioni di conquista dell’Italia Meridionale.”

Capite? Vi si parla apertamente di conquista. Una conquista manu militari condotta attraverso un’aggressione proditoria ad uno stato amico e senza che vi fosse stata alcuna dichiarazione di guerra. Si trattò in pratica di una atto di pirateria e, nel momento in cui in pompa magna a Torino si proclamava la nascita del nuovo Regno, a Sud iniziava una terribile repressione a danno della popolazione duosiciliana oltre che contro quanti non avevano voluto arrendersi ai nuovi conquistatori.

La repressione fu condotta con ferocia e il giudizio dei piemontesi militari e politici verso i meridionali fu sempre sprezzante. Accomunavano quegli italiani del Sud a popolazioni incivili e qualcuno pensava di confinarli nella terra del fuoco. I prigionieri furono richiusi nel lager di Fenestrelle e lasciati morire. Una barbarie quale solo il paese conoscerà a fine della seconda guerra mondiale ad opera delle truppe naziste. Interi paesi furono rasi al suolo e la loro popolazione passata per le armi, uomini, donne e bambini.

Nacque allora la mai risolta questione meridionale poiché il Nord vincitore si era limitato a depredare del tutto il Sud considerandolo alla stregua di una colonia. Le promesse fatte prima non furono mai mantenute. Furono abolite anche delle giuste leggi emanate dal governo borbonico a favore delle fasce più deboli come i contadini.

La proprietà delle terre rimase ai latifondisti ed uno dei primi atti di Garibaldi dittatore fu l’abolizione della legge sulle bonifiche dei terreni, cui i vecchi governanti avevano chiamato a contribuire anche i gran di proprietari e di cui avrebbero beneficiato migliaia di contadini cui parte delle terre bonificate sarebbero state assegnate.

Questo atteggiamento predatorio si è trascinato dunque per un secolo e mezzo e quando sembrava che esso potesse essersi sopito, proprio nel giorno del 159° anniversario della nascita della nazione, in un momento terribile dinnanzi al quale il paese dovrebbe presentarsi unito davvero ecco che scoppia un misero caso.

Uno spocchioso e supponente medico di Milano attacca i suoi colleghi di Napoli che hanno messo a punto e reso pubblico un protocollo basato, per attenuare gli effetti del coronavirus sugli ammalati e basato su un farmaco dallo strano nome tocilizumab. Accusa il dottor Ascierto, esperto di fama mondiale del Pascale di Napoli di provincialismo e protagonismo. Afferma che tale farmaco era già stato testato negli ospedali del nord e rivendica quindi la primogenitura di quella intuizione terapeutica. Ora se qualcuno si prendesse la briga di andare a consultare il contributo dato dal milanese nei primi giorni in cui la minaccia della nuova epidemia cominciava ad annunciarsi troverebbe delle sue dichiarazioni tese a sminuire il pericolo del nuovo virus.

Il 10 febbraio il Galli affermava in una trasmissione televisiva che: “In Italia la situazione è sotto controllo e che la malattia difficilmente potrà diffondersi nel nostro paese.

Qualche giorno dopo, sempre davanti ai microfoni dei giornalisti dichiarava ancora :“La diffusione di questo virus a livello internazionale è stata di molto inferiore a quella della SARS nel 2003. Questo vuol dire che le misure di limitazione dei viaggi prese sono state efficaci e ciò vale segnatamente per il nostro paese.

Queste dichiarazioni la dicono lunga sulla lungimiranza e sulle capacità di previsione dell’illustre scienziato di Milano. Ma l’attacco ai colleghi di Napoli, scattato proprio nel giorno della ricorrenza dell’unità del Paese indica che dietro c’è qualcosa di inaccettabile. E forse il motivo dell’attacco si può trovare nelle parole della giornalista Milena Gabanelli che intervistata nel corso della trasmissione “Di martedì”, sempre nel giorno 17 marzo affermava: “Il Nord ha interesse a che il Sud non si sviluppi, poiché esso attrae miglia di pazienti. E ciò vale sia per gli ospedali pubblici che per le strutture private. Perciò il Nord non ha interesse a spingere affinché il Sud si sviluppi.”

A questo punto appare chiaro che siamo di fronte alla guerra del Nord contro il Sud condotta oggi con altre armi, non più quelle convenzionali ma economiche. Colpisce che il nuovo episodio di questa guerra si avvenuto proprio nella data del suddetto anniversario. La cosa assume un valore anche simbolico e ribadisce il concetto che, da quel lontano 1861, agli italiani sia stata raccontata una lunga serie di bugie o meglio che si sia diffusa una versione della storia che è quella dei vincitori della campagna militare del 1860 del Nord mosso alla conquista del Sud, annesso col rango di colonia.

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