Le quattro giornate di Napoli: 27-30 settembre 1943

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– di Giuseppe Esposito

È davvero doloroso pensare che, a quasi ottant’anni da quell’evento eroico che coinvolse l’intera popolazione di Napoli, la sua commemorazione debba cadere in giorno ancora una volta funestati da venti di guerra.

Quel sacrificio, oramai lontano nel tempo, servì a ridare al popolo la libertà ed  una speranza di futuro, dopo tanti patimenti e fu, inoltre, la prima scintilla della insurrezione contro la barbarie nazista.

Oggi nel settantanovesimo anniversario ci ritroviamo smarriti ed incerti di fronte alle conseguenze di una guerra in cui ci ritroviamo coinvolti, nostro malgrado. A causa dell’insipienza dei nostri politici italiani ed europei siamo stati spinti in una guerra le cui cause non ci appaiono chiare e senza che nessuno abbia mai pensato di informarci o meglio, ancora di consultarci. Tutto è avvenuto sopra la nostra testa ed ora ci ritroviamo a pagare le pesanti conseguenze di scelte scellerate. Anche oggi, come nel lontano giugno del ’40, siamo stati spinti verso la catastrofe contro la nostra stessa volontà e in dispregio alla nostra Costituzione che dalle conseguenze di quel rogo immane fu originata.

Dopo tre anni di guerra e distruzioni e dopo che il 3 settembre l’Italia si era arresa agli alleati con la firma dell’armistizio di Cassibile, i tedeschi erano divenuti invasori in casa nostra. La mattina di lunedì 27 settembre i tedeschi avevano rastrellato nelle strade cittadine altri 8000 uomini da deportare i Germania ai lavori forzati. Ma nelle strade di Napoli, tra i cittadini esasperati dalla fame, dai bombardamenti e dalle stragi perpetrate dalle truppe tedesche comincia a serpeggiare il germe della rivolta: la misura era colma. In varie zone della città si cominciano a segnalare scontri armati con le truppe tedesche.

Il primo episodio si verifica al Vomero, nella zona del Pagliarone, un gruppo di uomini ferma una camionetta tedesca per impadronirsene e nello scontro il maresciallo della Wermacht, che era alla guida, viene ucciso.

Ma altri episodi accadono nel corso della giornata. Le truppe tedesche stavano iniziando lo sgombero in seguito alla falsa segnalazione di uno sbarco alleato a Bagnoli, quando un gruppo di circa duecento civili, al comando del tenente del Regio Esercito, dà l’assalto all’armeria di Castel Sant’Elmo. Lo scontro si protrae fino a sera, quando atre truppe di stanza alla Floridiana ed al Campo Sportivo del Littorio, (l’odierno Collana) vengono in soccorso dei commilitoni asserragliati entro le mura del castello. Infine, gli assediati sono lasciati liberi di andare ma le armi sono preda degli assalitori. La battaglia non lascia sul terreno nessuna vittima.

Quando in città si diffonde la notizia che i tedeschi vogliono minare il ponte della Sanità, un gruppo di marinai giunge, il mattino seguente, ad impedire ai guastatori tedeschi di portare a fine le loro missione.

È la mattina del 28 ed in città si verificano altri scontri in diversi altri punti. Le caserme di via Foria e di San Giovanni a Carbonara sono assaltate e le armi  custodite finiscono nelle mani dei rivoltosi.

A Materdei una pattuglia tedesca è costretta ad asserragliarsi un una casa e solo verso sera sarà liberata dall’arrivo dei rinforzi. Nello scontro rimangono a terra 3 cittadini morti.

Si combatte anche a Porta Capuana, al Maschio Angioino, al Vasto e a Monteoliveto.

I tedeschi proseguono però con le loro retate ammassando i prigionieri all’interno del Campo Sportivo del Littorio. Allora il Tenente Enzo Stimolo, postosi a capo di un gruppo dà l’assalto allo stadio nell’intento di liberare i prigionieri. I tedeschi resistono al fuoco e lo scontro si protrae per l’intera giornata.

La mattina del 29 è quella del terzo giorno di scontri ma l’iniziativa è sempre e solo nelle mani dei gruppi formatisi nei vari quartieri e dei loro capipopolo. Non vi è nessun collegamento con forze strutturate dell’antifascismo. Infatti il Fronte Nazionale, emanazione diretta del CLN, si è formato solo quindici giorni prima a Roma e non ha ancora nessun contatto sul territorio. Per questo motivo i ciascuna zona vengono emergendo varie figure che si sono poste a capo della rivolta.

Al Vomero si segnale il professor Antonio Tarsia, in Curia il tenente colonnello Ermete Bonanni, in collaborazione con Carlo Cerasuolo controlla la zona di Materdei. Il quartiere Avvocata è coordinato dal capitano Carmine Musella, mentre a Capodimonte troviamo Carlo Bianco ed il medico Aurelio Spoto. La zona di Chiaia vede al comando il capitano Stefano Fadda, mentre il Duomo si affida al capitano Francesco Cibarelli coadiuvato da Amedeo Manzo e Francesco Bilordo.

Al corso Garibaldi vi è Gennaro Zenga e in piazza Mazzini il maggiore Francesco Amicarelli. Montecalvario è la zona del capitano Mario Orbitello ed il Museo si affida al maggiore Salvatore Armato. Via Caracciolo e Posillipo sono presidiate dagli uomini al comando del tenente Alberto Ligresti. Piazza Carlo III è la zona di Raffaele Viglione e il Vasto si è affidato all’impiegato comunale Tito Murolo. Anche gli studenti del Sannazzaro prendono parte alla rivolta con a capo il loro collega Adolfo Pansini.

La reazione tedesca si fa sentire in piazza Mazzini dove i carri armati Tiger danno l’assalto all’edificio scolastico “Vincenzo Cuoco”. La battaglia è cruenta e lascia sul terreno 12 morti e una quindicina di feriti. Il quartiere operaio di Ponticelli è soggetto ad un intenso fuoco di artiglieria e poi ad una serie di stragi delle truppe penetrate fin dentro le case. Altri scntri si verificano a piazza Ottocalli ed a Capodichino.

Insomma, la rivolta ha ormai contagiato tutti i quartieri di Napoli. Un grupo di insorti attacca il presidio tedesco di corso Vittorio Emanuele. Tra essi vi è il tenente Stimolo che costringe infine il comandante della piazza di Napoli, colonnello Walter Schholl a trattare. I tedeschi ottengono di poter attraversare le strade di Napoli per ritirarsi verso nord, in cambio del rilascio di tutti i prigionieri detenuti nel campo sportivo del Littorio.

È questa la prima volta in cui l’esercito tedesco tratta alla pari con degli insorti.

Ma nonostante gli accordi del cessate il fuoco, le artiglierie tedesche installate sulla collina di Capodimonte continuano a bersagliare la zona tra Port’Alba e Materdei.

I tedeschi, infine ritiratisi, si lasciano  alle spalle una serie di incendi e di stragi. Uno dei peggiori esempi di barbarie fu l’incendio dei fondi dell’Archivio Storico che erano stati nascosti in una villa di San Paolo Belsito. Quel rogo produsse danni incalcolabili al patrimonio storico cittadino. Andarono perduti per sempre anche gli originali di tutti i documenti della Cancelleria Angioina.

Infine alle 9.30 del 1 ottobre i primi carri armati americani fecero il loro ingresso nella città già liberata dalla rabbia e dall’esasperazione dei napoletani.

Quel lontano episodio dovrebbe risvegliare le nostre coscienze e spingerci a scendere tutti in strada a pretendere, da coloro che ci hanno condotti ad una simile rischiosa condizione, la fine della guerra e la ricerca della pace attraverso la diplomazia.

 

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