La Trilogia Buffa: stasera ultimo spettacolo al Massimo cittadino

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SalernoNews24TEATRO- Con la regia di Mariano Bauduin-di Antonietta Doria-

Il napoletano è lingua, è poesia, è  musica e la fa da padrone al Massimo cittadino per l’ultima serata, oggi, 29 maggio alle ore 19,00,  della “Trilogia Buffa”. Essa comprende:“La serva padrona” con la musica di Giovanni Battista Pergolesi; “Il Maestro di Cappella” con musiche di Domenico Cimarosa, Domenico Scarlatti, Valentino Fioravanti, Giovanni Paisiello; “Un Maestro ed una Cantante” con musica di Lauro Rossi.  La Trilogia proposta al Verdi vanta la regia e drammaturgia di Mariano Bauduin,  i costumi di Marianna Carbone, il Light Design di Guido Levi, le scene di Sara Galdi, l’Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi con l’allestimento del Teatro Verdi in collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli,  il maestro Ivano Caiazza sul podio.

 

 

L’intermezzo buffo in due atti, “La serva padrona”, fu composto per il compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbuttel, prima del ritorno degli Spagnoli, in una Napoli, capitale europea, ricca di musica grazie ai suoi Conservatori. L’intermezzo diviene così genere comico, dai mille aspetti rivoluzionari, voce di quella classe borghese che portava se stessa sulla scena. Al Verdi, ritroviamo Filippo Morace e Nunzia De Falco nei panni di Umberto e Serpina, in un “italiano napoletano” che giunge dove altre lingue non giungerebbero. Dal libretto di Gennarantonio Federico, dalla commedia omonima di Jacopo Agnello Nelli, l’opera vede la sua prima rappresentazione a Napoli nel 1733, presso il Teatro San Bartolomeo, a Napoli. A Salerno, il regista Bauduin ha dato vita ad una sorta di “intrattenimento musicale come quelli che si organizzavano nelle case di Salvatore di Giacomo, di Ferdinando Russo, di Enrico De Leva, di Mario Costa, e dove durante le esecuzioni musicali si consumavano altrettante prelibatezze proprie della nostra cultura culinaria”  scrive il regista. “Donn ‘ Amalia ‘a speranzella/ Quanno frie pasta crisciute, mena ll’oro ‘int ‘a tiella/ donn’Amalia ‘a Speranzella…”; anche la gastronomia, come sempre, racconta mondi e Bauduin ha intrecciato elementi  colti e popolari affinché la sua rappresentazione fosse più vera.

Teatro nel teatro è “ Il Maestro di Cappella” di Domenico Cimarosa , su testo di autore ignoto, in cui il protagonista è un maestro di musica che sta provando con la propria orchestra; ma gli strumenti non lo seguono. Al Verdi con Filippo Morace, Antonella Morea, Nunzia De Falco, Armando Aragione, Edo Puccini come protagonisti, Bauduin va oltre. Ricordando che non esiste una reale attribuzione dell’opera a Cimarosa, e che il manoscritto più antico è conservato alla British Library, a Londra, viene qui utilizzato materiale teatrale de “Il maestro di Cappella” di Cimarosa, “The beggar’s Opera “ di Jhon Gay e materiale musicale tratto da Valentino Fioravanti, tutto in un unico spettacolo. Si immagina allora che “all’interno della Torre di Londra, o delle carceri di New Gale, alcuni mendicanti, tutti musicisti, vengano uniti da un Maestro di Cappella …ma all’improvviso un ordine regio intende scritturarli per eseguire una cantata in onore della Regina… un’opera-parodia, in fondo Napoli ne è stata la patria” scrive il regista.

Con “Un Maestro ed una Cantante” di Lauro Rossi, si chiude l’Opera Buffa al Verdi con Filippo Morace e  Nunzia De Falco come protagonisti.

28 le opere composte da Rossi tra serie e comiche, e poi ancora, messe cantate, elegie, cori, Fughe per quartetto d’archi, pezzi da Camera. Compositore e direttore d’orchestra in Italia e in America, Lauro Rossi fu docente e direttore del conservatorio di Milano e Napoli. Al Teatro Verdi si assiste ad una revisione, orchestrazione, inserti, riduzione Canto e Piano a cura di Ivano Caiazza. Se lo scherzo comico dura 25 minuti, viene qui arricchito con altri lavori dello stesso compositore. Magistrale il richiamo alla famosa aria della tradizione musicale napoletana “Fenesta Vascia” con cui il regista giustifica il personaggio femminile della “cantante”.

E Napoli ed il napoletano si aprono alla poesia in un abbraccio eterno.

 

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