La storia meravigliosa del corallo rosso dall’antichità a Torre del Greco

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Il corallo, o meglio il corallo rosso è, secondo la definizione che gli diede Linneo nel 1758, il Corallium Rubrum. Esso appartiene alla famiglia delle Corallidae ed è diffuso in gran parte del Mediterraneo e nell’Atlantico orientale.

Il suo nome potrebbe derivare dal greco koraillon, ossia scheletro duro, oppure dall’ebraico goral, nome attribuito alle pietre utilizzate in Palestina e Asia Minore per gli oracoli.

Il Corallium Rubrum è endemico del Mediterraneo e si trova presso le coste siciliane, sarde, corse, tunisine e greche. Vive e si riproduce ad una profondità di circa 200 metri in zone poco illuminate e con scarsa vegetazione. Esso è costituito da colonie di polipi bianchi non più grandi di un millimetro e dotati di otto tentacoli coi quali afferrano il cibo, costituito essenzialmente dal plancton.

Lo scheletro calcareo di queste colonie è durissimo e molto ricercato per la produzione di gioielli.

Fino agli anni Ottanta la pesca avveniva a mezzo di uno strumento detto ingegno. Esso era costituito da una grossa croce di legno, appesantita per scorrere sui fondali e trascinata da una corda assicurata ad una imbarcazione a vela latina. Tale metodo, inventato dagli arabi, arrecava gravi danni ai fondali ed è stato perciò proibito. Oggi la pesca del corallo è effettuata esclusivamente da pescatori subacquei la cui licenza viene rinnovata di anno in anno.

Sulle origini del corallo, nel corso dei secoli, sono fiorite molte leggende, ma la più diffusa è quella riportata da Ovidio nelle sue Metamorfosi (IV, 740, 752). Secondo tale leggenda il corallo rosso sarebbe nato dal sangue di una delle Gorgoni, Medusa al momento in cui fu decapitata da Perseo. Esse Gorgoni avevano la capacità di pietrificare col solo sguardo e quando il sangue del Medusa cadde in mare esso pietrificò alcune alghe con cui era entrato in contatto e donò ad esse il suo colore.

A quella leggenda è ispirato un quadro del Vasari che, commentando la sua opera scrisse nel 1570:

“… dove è Perseo che, sciogliendo Andromeda nuda allo scoglio marino, et avendo posato in terra la testa di Medusa, che uscendo sangue dal collo tagliato et imbrattando l’acqua del mare, ne nascieva i coralli.”

Dunque, la conoscenza del corallo è assai antica e manufatti in corallo sono stati rinvenuti in scavi su siti di età preistorica, ciò dimostra che il corallo rosso è sempre stato considerato un bene di lusso ed usato per fare monili.

Invece presso i Romani il corallo era usato prevalentemente in medicina poiché si pensava che esso giovasse molto nella prevenzione delle crisi epilettiche, degli incubi e nel mal di denti dei bambini.

Nel Medioevo era considerato un amuleto contro il diavolo, ma a partire dal Rinascimento il suo utilizzo prese, rapidamente, a mutare. Il corallo fu utilizzato dapprima per realizzare oggetti sacri ed infine per creare monili che divennero ricercatissimi in ogni corte d’Europa.

Una delle maggiori flotte per la pesca del corallo era quella di Torre del Greco le cui imbarcazioni si spingevano fino alle coste della Sardegna, Della Tunisia e della Sicilia. Il corallo divenne così ricercato da essere definito la spugna d’oro.

Inizialmente i pescatori torresi si limitavano a rivendere il prodotto della pesca in altre città, non essendo in grado di lavorarlo e, pertanto, pur essendo impegnati migliaia di uomini nell’attività di pesca, il corallo non produceva ricchezza nella città.  Le cose però cambiarono sul finire del XVIII secolo. In quel periodo giunse a Torre del Greco un certo Paolo Bartolomeo Martin fuggito da Marsiglia a seguito della Rivoluzione francese che aveva causato un notevole declino del commercio del corallo. Era costui un esperto nell’arte dell’incisione dei  cammei e il suo istinto gli fece subito comprendere l’enorme potenziale che vi era in quella cittadina nei pressi di Napoli. Si dice poi che, giunto nella cittadina campana, si innamorasse della sorella  di un pescatore e decise, pertanto di rimanere a Torre del Greco. Ottenne, intorno al 1805,  una concessione dal re Ferdinando IV, per l’avvio della produzione del corallo e dei cammei. Con la concessione il governo borbonico aveva concesso anche una esenzione fiscale, poiché si riteneva che l’avvio della produzione potesse apportare dei benefici all’economia locale.

Ottenuta la concessione il Martin rese in affitto dei locali nella villa dei marchesi Castelluccio, situata in quella che è, oggi, denominata via Colamarino. Ingaggiò per la sua impresa molti lavoratori del posto che, dopo un periodo di apprendistato si rivelarono degli artigiani abilissimi. Richiamò anche da Roma alcuni abilissimi incisori e creatori di gioielli. In capo a soli cinque anni si ritrovò con più di duecento lavoranti ed un floridissimo giro d’affari.

Nel frattempo le condizioni politiche erano mutate e sul trono di Napoli era giunto Gioacchino Murat con sua moglie Paolina Bonaparte, sorella dell’imperatore dei francesi. Costei era cresciuta in Corsica in una famiglia borghese ed era, perciò, priva di tutti quei pregiudizi che affliggevano le altre dame calate da Parigi. Per questo divenne il trait d’union perfetto tra le idee francesi ed il modo di vivere della società napoletana. Si fece promotrice di numerose iniziative e, tra esse, favorì la nascita di quella che fu intitolata la “Fabbrica di Coralli di Sua Maestà la Regina”. Essa ebbe la sua prima sede a Torre del Greco e successivamente un secondo sito produttivo all’interno del Real Albergo dei Poveri di Napoli. A dirigere l’impresa Paolina scelse l’esperto Martin che aveva già impiantato la sua attività a Torre del Greco.

Con la fabbrica reale, la lavorazione del corallo subì una notevole evoluzione passando da quella cosiddetta a liscio, fatta cioè di sole forme geometriche a quella a cammeo. Evoluzione influenzata dai reperti che venivano alla luce dagli scavi di Pompei e che molto influenzarono il gusto artistico dell’epoca. Can la diffusione della moda del corallo vennero ad installarsi a Napoli molti famosi gioiellieri di Parigi quali Pierre Alleva, Théodore Black e molti altri che aprirono le loro botteghe nella principale arteria della captale del Regno, cioè via Toledo. Essi contribuirono a diffondersi del corallo non solo nelle corti d’Europa, ma anche tra la ricca borghesia del tempo.

Nel frattempo, molti dei lavoranti che avevano appreso l’arte sotto il Martin cominciarono ad aprire delle proprie botteghe. La prime di esse fu quella fondata, nl 1855 da Giovanni Ascione che prospera ancora oggi. Dopo pochi anni le botteghe erano salite a sette e si servivano di molti lavoranti a domicilio. Mentre altrove la produzione di oggetti di corallo era andata scemando, Torre del Greco divenne la capitale mondiale dell’oro rosso.

Nel 1870 la flotta cittadina contava 236 imbarcazioni. Tra il 1875 ed il 1880 furono scoperti notevoli giacimenti nel mare intorno a Sciacca in Sicilia e l’attività conobbe un vero e proprio boom. Le imbarcazioni divennero prima 323, nel 1878, per arrivare alla bellezza di 402 nel 1880. Su di esse erano imbarcati più di 4000 uomini. Ma la crescita della flotta portò con sé anche la crescita di tutte quelle attività legate alla nautica. Proliferarono in città le attività per la produzione di vele, remi, cordami ed ancore.

Nacquero la “Compagnia Industriale” per la produzione di ogni tipo di accessorio per la pesca. Fu fondata la “Società di Mutua Assicurazione Marittima” che assisteva i marinai anziani e gli inabili al lavoro. Nacque la “Società Cooperativa Torrese di Credito Popolare”  che raccoglieva i capitali ed il risparmio derivante dalla floridissima attività legata al corallo. Fu fondata la “Scuola di Incisione sul Corallo e di Disegno Artistico Industriale”. La crescita della flotta spinse il Comune a stanziare la notevole cifra di Un milione di lire per la costruzione di un nuovo porto.

Poi i più intraprendenti tra i commercianti cominciarono a spingersi fino in Giappone per garantirsi l’approvvigionamento di quella materia prima sempre più ricercata. Furono aperte filiali in India, in Austria, a Parigi, a Londra, negli Stati Uniti ed in Australia.

Ancora oggi più del 90% del corallo pescato in tutto il mondo affluisce a Torre del Greco per essere lavorato e poi rivenduto in ogni angolo del globo.

Il corallo è divenuto un aspetto inscindibile dalla storia di Torre del Greco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti: Wikipedia, “Napoleonici a Napoli” di Ludovico Luciolli, “La storia di Torre del Greco” di Ciro di Cristo.

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