La storia di una “capuzzella” narrata nell’ultimo romanzo della Cacciaglia

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Intreccio di storie nel tempo-

E’ appassiona la scrittrice napoletana Tina Cacciaglia nel suo ultimo romanzo storico, “Mitta – storia di una capuzzella” Runa Editrice.

“Sono morta, deceduta, trapassata, defunta, o meglio come si dice nella mia città: schiattata. Non che sia morta adesso o poco fa, quando tirai l’ultimo respiro, e devi dire che mi rimase in gola, era il 1956. Erano i primi giorni di maggio e a Napoli c’era la peste”…

La Cacciaglia, dopo l’altro romanzo storico “La Signora della Marra” di cui è coautrice con Marcella Cardassi,  narra, in questo suo ultimo lavoro, la storia di una donna napoletana, morta di peste a Napoli nel 1656 e poi devenuta una “capuzzella”, un teschio, uno dei tanti che affollano l’ossario della Chiesa del purgatorio ad Arco a Napoli, oggetto del culto delle “anime pezzentelle”.

Mitta diviene così la donna che fu, donna tra le donne che cerca di scandagliare l’animo delle donne che incontra. Ogni animo è un caleidoscopio di sentimenti,  dubbi, paure, coraggio, incertezze. Con ironia Mitta cerca, così, di comprendere le scelte delle donne che in circa quattro secoli sono scese nella cripta ad invocare l’aiuto delle anime del Purgatori in cambio del “refresco”.

Il romanzo diviene allora un intreccio di storie e di scelte, di passioni, di luoghi e di epoche che la Cacciaglia intesse finemente. Percorre così il tempo attraverso la storia  dell’ancella medievale, della prostituta della Rivoluzione Partenopea, della maestrina dell’Unità d’Italia, della borghese dell’epoca fascista, dell’universitaria dei nostri giorni e, narrando le storie di tante donne diverse, tratteggia l’universo femminile forte e delicato al tempo stesso.

Delineando tante anime e tante storie, Mitta finisce con il delineare la sua storia,  la sua non scelta.

Antonietta Doria

 

 

 

 

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