La Salbora o Bora di Salerno

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-di Giuseppe Esposito-

Esiste a Salerno un vento tipico di cui nessuno aveva conoscenza fino a pochi anni orsono ed a cui, soprattutto, nessuno aveva mai dato un nome: è la Salbora, la cosiddetta Bora di Salerno. Le analogie tra i due venti sono legate all’orientamento ed alla velocità elevate che entrambi raggiungono quando spirano. Entrambi hanno direzione nord – est e superano sovente i 100 Km/h.

I primi dati raccolti sul vento salernitano risalgono all’anno in cui fu installata alla foce dell’Irno una stazione meteo, cioè al 2004. Dal momento in cui essa è entrata in funzione ha rilevato punte di più di 141 Km/h, con un record di 144 Km/h rilevato il 10 novembre del 2004.

Questo tipo di fenomeno si ripete con le medesime caratteristiche ogni qual volta vi sia irruzione di aria fredda dai Balcani o comunque di correnti d’aria dal primo quadrante. La spiegazione del fenomeno è legata alla particolare orografia dei monti a nord della città.

Quando il vento invece soffia da sud – est, ossia dal mare, si verifica un altro tipo di fenomeno. Quando il vento spira da quel quadrante esso non incontra alcun ostacolo fino a quando raggiunge il litorale di Salerno. Lì trova la barriera costituita dalla Penisola Amalfitana ed è costretto a deviare sul capoluogo, con una marcata accelerazione legata ad un effetto Venturi sulla corrente d’aria. Quindi l’assenza di ostacoli in mare e la deviazione imposta dai monti dietro Amalfi fanno si che le correnti raggiungano alla foce dell’Irno valori particolarmente elevati. E ciò avviene in presenza di temporali o di arrivi di aria mite dal terzo quadrante, specialmente quando il vento spira sui 220 – 240°, prima dell’arrivo di perturbazioni da quella direzione.

Altro discorso è quando le correnti si dispongono da nord est. In questo caso il fenomeno è ancor più macroscopico. I venti si incanalano nella valle dell’Irno. Un vero e proprio imbuto naturale le cui pareti sono costituite da un lato dai monti Lattari e dall’altra dai Picentini. Man mano che l’imbuto si restringe entra in gioco l’effetto Venturi che induce una accelerazione della corrente che sfocia poi improvvisamente nel golfo di Salerno, con velocità di gran lunga più elevate di quelle che si riscontrano all’ingresso della valle nelle vicinanze di Fisciano. Il fenomeno provoca raffiche molto forti tra Baronissi e Salerno. Le zone cittadine più esposte si trovano, naturalmente, tra Torrione e le Poste Centrali. L’incremento della velocità dell’aria provoca, di conseguenza una caduta della sua pressione più marcata a Salerno che nelle zone limitrofe.

Il vento salernitano è stato dunque denominato dagli studiosi Salbora, ossia Bora salernitana, a causa di alcune analogie legate, soprattutto all’orientamento delle correnti che sono alla base dei due venti.

La Bora triestina ha però origine nella forte differenza termica tra la superficie del mare antistante la città e quella delle terre fredde, a clima continentale che sono a ridosso delle Alpi orientali. Questo gradiente termico ne determina uno di tipo barico che spinge grandi masse d’aria verso il mare lungo la direzione nord-est. Quindi essa ha un’origine di natura termica.

La Salbora, per contro deve la sua origine a fenomeni di natura essenzialmente fluidodinamica, legata alla forma della valle dell’Irno, imbuto naturale in cui, mano a mano che la gola si restringe, l’aria è costretta ad accelerare e di conseguenza a perdere pressione. In questa sua corsa essa raggiunge il massino della velocità e il minimo di pressione allo sfociare a mare alla foce del fiume Irno.

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