La prima tangenziale

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-di Giuseppe Esposito-

Spicca, senza dubbio, tra gli altri primati della Napoli borbonica, l’apertura avvenuta il 28 maggio 1853 del corso Maria Teresa, reintitolato, dopo il 1860 a Vittorio Emanuele II.

Si tratta di una vera e propria tangenziale ante litteram che dalla chiesa di S.M. di Piedigrotta mena fino all’Infrascata, intitolata dopo il 1869 a Salvator Rosa. Il progetto originario prevedeva tre tronconi: il primo andava dalla chiesa di Piedigrotta fino al convento di Suor Orsola Benincasa, il secondo andava dal convento all’Infrascata ed il terzo, mai realizzato, avrebbe dovuto arrivare, passando per Capodimonte fino a piazza Ottocalli.

Nel 1852 il re, Ferdinando II affidò il progetto della via a cinque dei più reputati architetti e urbanisti del Regno: Enrico Alvino, Francesco Saponieri, Luigi Cangiano, Antonio Francesconi e Francesco Gavaudan.

Lo scopo della strada era quello tipico di tutte le tangenziali che sarebbero venuto dopo, quello di collegare la zona occidentale a quella orientale della città, evitando l’attraversamento del denso tessuto cittadino.

Il corso fu inaugurato il 28 maggio 1853 dalla Famiglia reale al completo, nonostante fosse un venerdì e contravvenendo quindi al detto che di Venere e di Marte, non si sposa e non si parte, non si dà principio all’arte. Cosa notevole in una città notoriamente superstiziosa.

Nel frattempo il re aveva emanato un decreto (quello che allora era definito rescritto) in base al quale si proibiva di costruire edifici sul lato mare della via e ciò per preservare la panoramicità del percorso.

Il primo tratto, quello da Piedigrotta al convento di Suor Orsola Benincasa fu terminato nel 1860. Poi gli eventi storici e l’annessione piemontese provocarono la sospensione dei lavori. Al secondo tratto quello da Suor Orsola Benincasa all’infrascata si mise mano nel 1873. Alla fine di questa seconda parte fu aperta una piazza ed al centro di essa fu posta una statua di Paolo Emilio Imbriani. Poi la piazza fu intitolata a Giuseppe Mazzini, inducendo così gran parte dei napoletani a credere che la stati sia quella di Mazzini.

Sul lato a monte del corso, sui suoli che appartennero alla famiglia Grifeo si nota forte l’impronta delle sperimentazioni architettoniche dell’architetto anglo napoletano Lamont Young. L’elemento più caratteristico degli interventi di Young è il castello Grifeo, realizzato nel 1875 che ha l’aspetto di un castello gotico in rovina. Gli stessi stilemi si riscontrano nel villino Bartolini realizzato nel 1892 a ridosso del muro di cinta di Villa Lucia e della Floridiana.

Lungo il persorso di circa 4,5 chilometri si godono alcuni dei più belli panorami del golfo di Napoli e, grazie all’antico rescritto, la strada ha conservato tutto il suo fascino particolare.

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