La poetessa del castello aragonese:Vittoria Colonna

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-di Giuseppe Esposito

 

 Oh che tranquillo mar, che chiare onde

Solcava già la mia spalmata barca,

Di ricca e nobil merce adorna e carca,

con l’eaer puro e con l’aure seconde!

Il ciel ch’ora i bei vaghi lumi asconde

Pprgea serena luce ed’ombre scarca.

Ah quanta ha da temer chi lieto varca!

Ché non sempre al principio il fin risponde.

 

Così Vittoria Colonna scriveva in uno dei sonetti immaginati, affacciata sul mare di Ischia, dall’alto del castello. Di lei, più tardi Michelangelo Buonarroti suo buon amico, così avrebbe scritto:

Un uomo, una donna, anzi un Dio.”

E sull’amicizia, puramente platonica fra i due, molto si sarebbe favoleggiato, sebben la ben nota omosessualità del grande artista avrebbe poi privato di ogni fondamento le voci sul suo rapporto con la poetessa. Tuttavia, certe storie intrinsecamente romantiche, sono difficili da sradicare, sono favole per adulti e la gran parte di noi è incline al sogno, alla favola. Di Michelangelo si continua a narrare di un suo soggiorno alla torre del Guevara, che si trova di fronte al Castello Aragonese di Ischia, separata da quello da un braccio di mare. 

Secondo la leggenda, Michelangelo, dalla sua torre soleva, nottetempo, raggiungere l’amata Vittoria, attraverso un tunnel scavato, addirittura sotto la superficie del mare. In realtà non vi è alcuna traccia di un soggiorno ad Ischia del Buonarroti, ma i turisti che si affacciano sul mare del promontorio del Castello possono continuare a sognare di una lontana storia d’amore che conferisce alla loro vacanza un sapore fiabesco.

Vittoria Colonna, la più grande poetessa del Rinascimento, nacque a Marino da Fabrizio Colonna e da Agnese di Montefeltro dei Duchi di Urbino, nell’aprile del 1490. I Colonna erano, in quei tempi, alleati dei D’Avalos e Vittoria fu promessa in sposa, fin dalla fanciullezza a Fernando Francesco D’Avalos, per rafforzare i legami tra le due casate. Le nozze furono celebrate il 27 dicembre 1509, si svolsero con grandissimo sfarzo nel Castello di Ischia. Si narra che la sposa vestisse un abito di broccato bianco adorno di rami d’oro e completato da un mantello azzurro. Principeschi furono i doni come il letto alla francese di raso rosso, foderato di taffetà, dono del padre e dodici braccialetti d’oro dono del marito.

Sebbene le nozze fossero state combinate per motivi politici, esse riuscirono bene anche dal punto di vista sentimentale. Gli sposi si stabilirono nel castello Aragonese che divenne, anche grazie agli zii di Fernando Iñigo e Costanza D’Avalos, uno dei cenacoli culturali più importanti del tempo. Di là transitavano i maggiori intellettuali dell’epoca. A proposito di Costanza si dice che essa sia la dama raffigurata nella Gioconda di Leonardo.

Purtroppo il tempo della convivenza non fu lungo e nel 1511 Fernando fu costretto a partire, sotto il comando del suocero, per la guerra che opponeva la Spagna alla Francia. Fu catturato nella battaglia di Ravenna e deportato in Francia. Liberato divenne ufficiale nell’esercito di Carlo V e, nella battaglia di Pavia, nella quale l’esercito imperiale risultò vittorioso, purtroppo Fernando fu ferito gravemente. Vittoria partì allora da Ischia per essere accanto al marito, ma fu raggiunta, per strada, dalla notizia della  morte del suo amato.

Cadde in una profonda depressione e pensò anche, seriamente al suicidio. Per fortuna la vicinanza degli amici l’aiutarono a riprendersi ed ella tornò ad Ischia, dove nella solitudine della vedovanza, compose gran parte delle sue opere. I suoi sonetti furono raccolti nel volume intitolato “Rime” e suddiviso in due parti: le Rime amorose e le Rime spirituali. Scrisse anche delle opere in prosa di argomento religioso quale “Il pianto sulla passione di Cristo” e l’”Orazione a Maria”.

Nel 1531 lasciò Ischia per trasferirsi a Roma prima e poi a Ferrara. Prese a meditare su un viaggio in  Terrasanta per il quale pensava di imbarcarsi da Venezia, dopo aver ottenuto il permesso del Papa a cui dovette però rinunciarvi per motivi di salute.

Nel 1535 rientrò a  Roma dove  strinse ancor più l’amicizia con Michelangelo e scambiò con lui un fitto carteggio di cui si conservano, ancora, due epistole michelangiolesche e cinque della marchesa. In quegli anni Michelangelo fece dono a Vittoria di un piccolo quadro, raffigurante la crocifissione, per la sua cappella privata i cui disegni preparatori  sono conservati al Btritish Museum di Londra ed al Louvre di Parigi. Nella composizione compaiono il Cristo, la Vergine e la Maddalena. Dopo la  morte di Vittoria, avvenuta nel 1547, l’artista ritoccò il quadro dando alla Maddalena il volto della poetessa.

Ancora oggi, passeggiando sugli salti del Castello aragonese ad Ischia e chiudendo gli occhi, ci si può abbandonare alla carezza del vento di mare ed avvertire lo spirito di Vittoria che, tra quelle mura, trascorse quasi un trentennio. Ammirando quel mare ed ispirandosi al volo dei gabbiani ed al rumore delle onde che si frangevano sulla scogliera ai piedi del maniero, la poetessa scrisse alcune delle su più belle poesie. Forza dell’arte, della storia e del fascino che per alcuni personaggi è imperituro.

 

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