La persistenza della toponomastica napoletana

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di Giuseppe Esposito-

I toponimi in tutte le città del mondo sono soggetti a mutamenti legati agli eventi, alla storia dei luoghi, ma ve ne sono alcuni, specialmente a Napoli, che sono entrati a far parte della lingua, dei modi di dire e restano perciò impressi indelebilmente nella mente dei napoletani. Sebbene le autorità si preoccupino di dare a certe vie, a certe piazze dei nomi nuovi quelli vecchi non saranno mai completamente abbandonati.

È il caso, ad esempio, di via Toledo c, dopo l’Unità d’Italia, fu ribattezzata via Roma, in onore della nuova capitale del Regno d’Italia, per i napoletani essa rimase, tuttavia, sempre via Toledo, o Tuleto, per meglio dire. La persistenza dell’antico nome e la storia della città hanno, tuttavia, di recente, avuto di nuovo la meglio ed oggi, in uno slancio di orgoglio la via più importante di Napoli è tornata ad avere il suo antico nome: via Toledo ed i napoletani hanno continuato la vecchia abitudine di andare “passianno pe’ Tuleto. Alla fine la via sfocia in una piazza che dopo la grande guerra fu ribattezzata piazza Trieste e Trento. Nome ufficiale che essa conserva ancora oggi, ma per i napoletani essa è e rimane piazza San Ferdinando, in onore della chiesa che vi prospetta ed in memoria del re Ferdinando IV di Borbone. La chiesa fu edificata agli inizi del Seicento dai gesuiti e dedicata a San Francesco Saverio. Alla cacciata dell’ordine dal Regno nel 1767, fu affidata ai Cavalieri costantiniani. Essi la dedicarono a san Ferdinando III di Castiglia, canonizzato nel 1671, ma contemporaneamente intesero rendere omaggio anche al re Ferdinando IV di Borbone regnante in quegli anni.

Poco prima di sbucare in piazza san Ferdinando, un altro luogo attira la nostra attenzione ed è, anch’esso, interessato al fenomeno della persistenza del suo toponimo. Qui, quasi di fronte all’entrata laterale della Galleria Umberto I,  si apre un piccolo slargo che figura sulle mappe col nome di piazzetta Duca d’Aosta. Tale piazzetta fino ai primi anni Venti del secolo scorso non esisteva. Al suo posto sorgeva l’ala settentrionale di palazzo Berio. Tuttavia in quegli anni la collina del Vomero era interessata ad un fenomeno di urbanizzazione piuttosto spinto e dunque occorreva rendere più agevoli i collegamenti tra i quartieri collinari nascenti ed il centro della città.

Fu dunque commissionato agli ingegneri Giovambattista Comencini e Nicola Daspuro il progetto di una funicolare che collegasse piazzetta Fuga, al Vomero, con via Toledo in basso. Tale funicolare doveva avere la sua stazione inferiore proprio in corrispondenza dell’ala nord di palazzo Berio. Un palazzo realizzato nel Settecento dal Vanvitelli e che ospitava al suo interno una salone delle feste capace di ospitare quasi mille persone ed un teatro da 1600 posti, situati entrambi nell’ala che insisteva proprio lì dove avrebbe dovuto sorgere la stazione della funicolare. Tale ala fu dunque abbattuta e si ricavò al suo posto un piccolo slargo in cui sorse la nuova stazione. Accanto alla stazione, in luogo del vecchio teatro del palazzo, ne sorse uno nuovo che prese il nome di Teatro Augusteo. Il progetto fu redatto da Pierluigi Nervi, uno dei più importanti ingegneri del tempo rappresentante del Razionalismo italiano e fondatore con Bruno Zevi, Luigi Piccinato e Mario Ridolfi dell’Associazione per l’Architettura Organica. La piazzetta davanti al teatro prese il suo nome dal teatro. Poi nel 1944 le autorità decisero di dedicare la piazza su cui sorge l’edificio delle Poste Centrali e intitolata al  Duca d’Aosta,  al martire del fascismo Giacomo Matteotti. Decisero, nel contempo che il nome del duca fosse associato alla piazza dell’Augusteo. Tuttavia se, ancor oggi, chiedete ad un napoletano dove si trova piazzetta duca d’Aosta, lo vedrete titubare, ma se invece gli chiederete di piazzetta Augusteo allora otterrete una pronta risposta.

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