La grande illusione

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di Giuseppe Esposito-

Finalmente è cessato ilo chiacchiericcio insopportabile, il 25 aprile è oramai alle nostre spalle. L’argomento che è stato l’oggetto di innumerevoli articoli di giornale e di tutti i talk show televisivi, sarà rispolverato il prossimo anno. Su di esso il Paese, come sovente accade, si è spaccato in due fazioni che invece di discutere si accapigliano in una gazzarra ignobile, propria di chi non ha argomenti ed alza solo la voce per cercare di avere la meglio del suo interlocutore.

Ciò che rimane della sinistra si è affannata a pretendere dalla Destra al governo dichiarazioni di antifascismo che, a ben pensare fanno solo ridere. Bisognerebbe prendere atto che il Fascismo, almeno quello conosciuto dal nostro paese è morto e sepolto ed i nostri padri costituenti, con una saggezza oggi sconosciuta, seppero trovare la giusta sintesi, la necessaria conciliazione che permise loro di redigere quella Costituzione considerata, da molti la più bella del mondo.

In tutto quel gran vociare verrebbe voglia di dar ragione ad un intellettuale di Destra, quale Marcello Veneziani, che in un suo articolo, pubblicato proprio nella data fatidica del 25 aprile di quest’anno, parla di un abuso prolungato di antifascismo. In quel suo scritto Veneziani afferma che tra le eredità più moleste del tragico ventennio, il fascismo ci ha lasciato l’ottantennio antifascista che ancora perdura.

A quell’antifascismo, sempre secondo le parole di Veneziani, i resti della sinistra che fu, che ha abdicato alla sua ragion d’essere per schierarsi sulla stessa linea dei suoi antagonisti per condividere atlantismo, liberismo e globalizzazione, si attaccano come ad una religione che li fa assomigliare ad una setta, ad un’accozzaglia di reduci militanti in un partito dell’odio di parte. La loro pretesa di imporre a gente che sul passato ha una diversa opinione, un diverso giudizio storico, una dichiarazione di antifascismo a comando, come se fossero scimmie ammaestrate è, in fondo, patetica. Se anche quella dichiarazione dovesse essere pronunciata si tratterebbe di pura ipocrisia e di affermazioni di circostanza.

Ma quella data, che per molti rappresenta il ritorno del Paese alla libertà ed alla democrazia, credo abbia creato negli italiani una enorme illusione. L’illusione di essere tornati ad essere un Paese libero ed autonomo. Non c’è nulla di più falso, l’Italia uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale, non ha mai riguadagnato una propria autonomia, non è mai tornata ad essere un paese sovrano.

Ricordiamoci che, nonostante la Resistenza, Gli Stati Uniti ed i loro alleati ci considerarono niente altro che un paese sconfitto. La firma dell’armistizio segnava la nostra resa senza condizioni e le truppe alleate che risalirono la penisola dettero, è vero, la spallata definitiva al nazifascismo, ma esse non misero piede sul nostro suolo come liberatori, bensì come truppe di occupazione. Basti ricordare il modo in cui trattarono i civili ed i bombardamenti che continuarono a fare sulle nostre città, distruggendo, spesso in maniera definitiva i monumenti ed i centri produttivi.

L’armistizio firmato il 3 settembre del 1943 a Cassibile fu solo l’antipasto del trattato di pace, siglato a fine conflitto ed i cui contenuti minavano alla base ogni nostra pretesa di sovranità, legando il destino del Paese alle decisioni di organismi nei quali il nostro peso era assai prossimo allo zero.

Vero è che nonostante considerati come sconfitti non ci fu imposto alcun pagamento di danni di guerra e con gli aiuti economici americani riuscimmo a condurre la difficile ricostruzione. Alleati del paese più forte del mondo a cui nessuno avrebbe mai mosso guerra, potemmo risparmiare qualche migliaio di miliardi che investimmo in opere pubbliche ed impianti di produzione, riuscendo a diventare, nel giro di un qualche decennio la settima potenza più industrializzata del mondo.

Godemmo della nostra posizione geografia in un mondo spaccato in due zone di influenza sotto il controllo delle due potenze, uscite egemoni dal conflitto: gli USA e l’URSS. In quelle condizioni ci trovammo ad essere alleati necessari degli americani e potemmo vivere un periodo di prosperità economica che sfociò in quello che fu definito il miracolo economico italiano.

Ma dietro quell’apparenza si celava una condizione di sudditanza che sfuggiva alla maggior parte degli italiani. Di essa era, però, cosciente la nostra classe politica cui il governo americano aveva fatto un discorso che si può così riassumere: “Voi rimarrete, da adesso, nostri stretti alleati, vi invitiamo però ad adeguarvi a tutti i suggerimenti che vi perverranno tramite la nostra ambasciata di Roma.”

Erano e sono quei consigli ineludibili, disposizioni cui non ci si può sottrarre e che fanno di noi una colonia: più di cento le basi americane sul nostro territorio, basi su cui il nostro governo non ha alcuna competenza o giurisdizione e la presenza di 25.000 militari che sono a presidio di quelle basi. La loro presenza ci mette a serio rischio nel caso di un conflitto come quello che gli americani hanno innescato, lo scorso anno, in Ucraina.

Qualcuno si era illuso che noi italiani, ma anche gli europei fossero diversi da paesi come il Cile, l’Irak, l’Iran e tanti altri devastati dalla politica americana che continua ad agire secondo la dottrina Monroe, in base alla quale gli USA si sentono autorizzati ad intervenire in qualsiasi area del mondo, in cui avvertono una minaccia alla loro egemonia. In realtà dobbiamo rassegnarci all’idea che noi ed il vecchio continente tutto siamo delle pedine sacrificabili nella guerra che gli americani sembrano aver dichiarato al resto del mondo, nel tentativo di mantenere immutato l’ordine mondiale unipolare creatosi dopo il collasso dell’URSS.

Vi è stato in passato qualcuno che ha tentato di agire con l’intenzione di allentare la nostra dipendenza da Washington, figure come Dossetti, Mattei o lo stesso Moro hanno portato avanti tentativi che ci affrancassero, almeno in parte, dalla sudditanza politica ed economica dagli USA, ma sappiamo come quei tentativi si siano tragicamente conclusi.

L’unica speranza che ci resta è quella di risvegliare, anche in seno all’UE, un movimento che cominci ad adottare una politica di difesa dei nostri interessi che non coincidono affatto con quelli americani. E la dimostrazione di ciò è sotto gli occhi di tutti. Nell’ultimo anno stiamo pagando pesantemente la volontà americana di sganciare la Russia dall’Europa. La conseguenza di ciò è che le nostre aziende sono sull’orlo del collasso a causa del costo dell’energia e per la perdita del mercato prima russo e tra poco anche di quello cinese. Siamo la vittima sacrificale della politica folle degli americani che non si rassegnano ai cambiamenti in atto nel mondo. Un mondo che si rifiuta orami di essere unipolare ed in cui tutti i paesi emergenti sono già contro il dominio del dollaro e della politica ad esso sottesa.

Il momento di svegliarci da quella illusione di sovranità e di libertà che festeggiamo il 25 aprile. Una data che, forse, in futuro diverrà una ricorrenza dal contenuto infausto. Sarà la data che segnerà nella storia la perdita dell’indipendenza dell’Italia e del continente europeo, ridotti al rango di colonia americana.

 

 

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