La Costiera Amalfitana accoglie il feretro dello scrittore Luciano De Crescenzo

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Luciano De Crescenzo in un'immagine d'archivio senza data. ANSA

Un uomo d’amore- di Claudia Izzo-

Dopo la Camera Ardente allestita a Roma, al Campidoglio, la Chiesa di Santa Chiara a Napoli era gremita di migliaia di persone accorse per porgere l’ultimo saluto a Luciano De  Crescenzo. Un funerale sentito anche con l’intonazione finale della canzone più amata dallo stesso  scrittore, “Era de Maggio” ,  con lutto cittadino e bandiera a mezz’asta  nella bella città partenopea che si è fermata per accompagnare a nuova vita uno dei suoi figli più rappresentativi a cui sarà intitolata una strada, Vico Belledonne nel cuore del quartiere Chiaia. Poi l’ultimo viaggio, quello verso la Costiera Amalfitana dove, a Furore, è stata tumulata la salma del famoso “Professor Bellavista”. Commozione autentica sul volto del popolo napoletano perchè Luciano De Crescenzo ha incarnato con le sue pagine e con i suoi film l’animo napoletano, l’allegria, ma al tempo stesso la sua profondità e la sua bellezza.

Perchè Napoli è Bellezza pura e De Crescenzo se ne è fatto davvero il suo cantore. De Crescenzo, dunque, come cantore della Bellezza dell’antichità e come filosofo  ha avvicinato e incuriosito tanti ai concetti chiave della Filosofia, affascinando con aneddoti sui filosofi, traslando il linguaggio filosofico in un linguaggio semplice e giocoso, invitando a riflettere, a capire mondi lontani e contemporanei… «Credo di essere una di quelle scalette con soli tre gradini, che si trovano nelle biblioteche e che consentono di prendere i libri dagli scaffali che stanno più in alto.» Sembra che sia venuto a mancare un padre per Napoli e per i suoi lettori,  un amico, un fratello, una voce narrante in un panorama culturale sempre più cieco e muto.

Tornato nella sua Napoli proprio mentre la sua mostra “Visioni di un’altra Napoli” trattata da Umberto Mancini su salernonews24.it  ed ospitata dal Museum Shop, spazio davanti alla statua del Nilo, il Corpo di Napoli; De Crescenzo sembra aver  scelto così di salutare la sua città,  il suo pubblico e la sua gente a quasi 91 anni, dopo una una particolare malattia neurologica, la prosopragnosia,  che non gli permetteva di riconoscere i volti delle persone conosciute.“A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana.” , ebbe a dire lo scrittore perchè “Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell’animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no.”

Classe ’28, uomo colto, attore, divulgatore di filosofia, e di conoscenza è stato scrittore, regista, attore e conduttore televisivo ma ancor prima ingegnere. Nato a Napoli nel quartiere San Ferdinando, nella zona di Santa Lucia, nello stesso stabile dove un anno dopo sarebbe nato Carlo Pedersoli, alias  Bud Spencer, da giovane lavorò nella ditta di guanti gestita dal padre, all’università  fu poi allievo di Renato Caccioppoli. Laureatosi a pieni voti alla Federico II in Ingegneria Idraulica  prima di lavorare  per un ventennio come  ingegnere dell’IBM a Milano ebbe modo di sperimentare le difficoltà applicative della sua laurea: non riuscendo a trovare adeguata sistemazione nel campo geologico-geotecnico, svolse attività differenti, come il venditore di tappeti in un negozio nei pressi di Piazza Municipio, a Napoli, e persino il cronometrista alle Olimpiadi di Roma, nel 1960.

Cinquanta i libri pubblicati, 18 milioni di copie nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi. Tra questi una lunga serie di romanzi Oi dialogoi del 1985, Sembra ieri del 1997, La distrazione del 2000,  cui si aggiungono opere di saggistica divulgativa (Storia della filosofia greca – I Presocratici del 1983, Storia della filosofia greca – Da Socrate in poi del 1986, Storia della filosofia medievale del 2002, Storia della filosofia moderna – da Niccolò Cusano a Galileo Galilei del 2003, Storia della filosofia moderna – da Cartesio a Kant del 2004, Il pressappoco del 2007, Il caffè sospeso del 2008, Socrate e compagnia bella del 2009), Ulisse era un fico del 2010, Tutti santi me compreso del 2011, Fosse ‘a Madonna del 2012, Garibaldi era comunista del 2013, Gesù è nato a Napoli dello stesso anno e Ti porterà fortuna del 2014.  Nel 1998, con l’opera Il tempo e la felicità edita da Mondadori, vinse il Premio Cimitile.condusse sulle reti Rai una trasmissione televisiva (Zeus – Le Gesta degli Dei e degli Eroi) sui miti e sulle leggende degli antichi greci, pubblicata da Arnoldo Mondadori Editore e ritrasmessa anche da Mediaset. Nel 1994 la città di Atene gli conferì la cittadinanza onoraria, proprio per i suoi lavori di divulgazione sulla filosofia greca. De Crescenzo si interessò anche alla filosofia medievale e, in minor misura, a quella moderna e contemporanea.

Personaggio poliedrico, De Crescenzo ha lavorato come autore in televisione e in varie vesti nel mondo del cinema. Nel 1978 fu tra gli sceneggiatori de La mazzetta di Sergio Corbucci con Nino Manfredi. Sul grande schermo esordì come attore ne Il pap’occhio (1980) nel ruolo del Padreterno, al fianco dell’amico Roberto Benigni e diretto da Renzo Arbore. Nel 1982 fu interprete di Quasi quasi mi sposo mentre nel 1984 affiancò sempre Arbore come protagonista, soggettista e sceneggiatore nel suo secondo film “FF.SS.” – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”. Nello stesso anno avvenne il suo esordio dietro la macchina da presa con Così parlò Bellavista, tratto dal suo best seller. Il successo della pellicola, che ebbe dei buoni risultati al botteghino e una discreta critica, lo convinse a dirigere l’anno seguente Il mistero di Bellavista (prendendo spunto ancora da un suo libro) e la commedia a episodi 32 dicembre nel 1988, sulla relatività del tempo.Nel 1990 recitò accanto a Sophia Loren e Luca De Filippo in Sabato, domenica e lunedì di Lina Wertmüller mentre nel 1995 scrisse, diresse e interpretò insieme a Teo Teocoli ed Isabella Rossellini Croce e delizia, considerato da alcuni critici come il suo film più riuscito. Nel corso della sua lunga carriera presentò cinque programmi televisivi e collaborò a varie testate giornalistiche. Fece la sua ultima apparizione davanti ad una telecamera nel 2001 interpretando il piccolo ruolo di un boss mafioso nel film per la TV Francesca e Nunziata, ancora della Wertmüller.

Tanti gli insegnamenti, tanti i sorrisi strappati con l’interpretazione dei suoi personaggi, tanti i particolari di Napoli per sempre tracciati tra le sue pagine, ma quel che resta di Luciano De Crescenzo è soprattutto la grazia e la finezza con cui ha fatto tutto ciò; mai sopra le righe, mai eccessivo, mai stonato. Sempre  aperto alla gente, ci ha restituito un’immagine della vita meno grigia e più pregna di colori, voci, sentimenti. Quale “uomo d’amore” ci ha ricondotto alla bellezza ed all’amore stesso ricordandoci che “siamo angeli con un’ala sola, solo restando abbracciati possiamo volare”…

 

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