La capitale dei guanti

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-di Giuseppe Esposito-

Nel campo della moda, Napoli è stata ed è ancora una vera eccellenza, con alle spalle una tradizione assai antica. È questo un fatto noto e indiscutibile. Spesso, però, si è portati a ricordare delle raffinatissime cravatte di seta di Marinella, delle sete preziose di San Leucio o delle storiche camicerie di Napoli. Molti dimenticano o ignorano del tutto che Napoli è considerata, ancora oggi la capitale mondiale del guanto di qualità.

La Storia dei guantai napoletani ebbe inizio nel ventre più profondo della città, in quel quartiere sopravvissuto a secoli di demolizioni, risanamenti e speculazioni ed ancor oggi vivo e vibrante di vita che risponde al nome della Sanità. Il quartiere natale di un personaggio come Totò, il principe della risata, vituperato in vita ed ancor oggi rimpianto, insuperabile.

Sulla Sanità, Ermanno Rea affermava nel suo bellissimo libro “Malinconia”:

Se Napoli è un mondo a parte rispetto al resto del pianeta, la Sanità è un mondo a parte rispetto alla stessa Napoli.”

Questa sua capacità di resistere, quella caratteristica che oggi viene definita resilienza, ha permesso ad una tradizione antica di circa due secoli di sopravvivere fino ad oggi. Essa nacque e fiorì nel periodo in cui i Borboni dettero un fortissimo impulso alla produzione artigianale locale, che si specializzò particolarmente nel campo dell’abbigliamento, del vestiario, portando Napoli a diventare una delle capitali, se non la capitale della moda e dell’eleganza.

Le prime botteghe sorsero nella via che ancora oggi porta il nome di via Guantai Nuovi. Una strada a ridosso di via Medina, nel centro di Napoli quindi. Ma la tradizione di guanti a Napoli era già presente all’epoca dei viceré. Ma fu sotto il regno di Ferdinando IV che ebbe un fortissimo incremento. Sotto il regno di Ferdinando i settori che conobbero la maggiore crescita furono quello della seta e quello dei guanti. Mentre la produzione della seta era concentrata nel sito fatto realizzare apposta dal re, quella dei guanti era concentrata in città, nel rione Sanità.

La produzione dei guanti, per la sua natura artigianale è legata alla creatività individuale e per questa sua caratteristica fu una delle poche a non subire danni occupazionali al momento dell’annessione piemontese. Essa sopravvisse e crebbe ancora, tanto che intorno al 1930 si contavano in città la bellezza di 25000 artigiani addetti alla produzione di guanti. Fu quello il periodo aureo di questa particolare attività ed in quegli anni furono fondate anche alcune delle ditte che, ancora oggi, tengono alto l’onore di Napoli in quel settore.

Purtroppo la crisi che il comparto non aveva conosciuto nel primo dopoguerra arrivò dopo la seconda guerra mondiale.  Le cause del vero e proprio tracollo furono molte ma le principali possono essere individuate nella mancanza, a Napoli, di grandi realtà industriali che trascinassero la ripresa economica e, successivamente nella concorrenza orientale caratterizzata da prezzi stracciati, insostenibili per l’artigianato napoletano. La maggior parte degli artigiani scomparve dal mercato.

Tuttavia se ci facessimo un giro nell’antico quartiere, dalle parti dello Scudillo o se gettassimo lo sguardo in qualche piccola abitazione di uno degli antichissimi palazzi dei Cristallini, troveremmo ancora qualche vecchio artigiano sopravvissuto caparbiamente alla crisi generale del settore.

La sopravvivenza di alcuni dei produttori ancora oggi presenti è dovuta al fatto che essi hanno recuperato, o conservato alcuni dei dettami fondamentali di quell’arte risalenti al tempo dei Borboni, ossia il lusso, la raffinatezza e la fantasia, oltre, naturalmente alla perizia che permette di ottenere manufatti unici ed inimitabili, di una qualità eccelsa ed inattingibile per la concorrenza dell’estremo oriente.

Oggi la produzione napoletana si concentra su numeri contenuti, ma su una qualità altissima. Si pensi che il prodotto è ancor oggi interamente fatto a mano senza che nessuna automazione sia stata introdotta e che per passare dal pellame al guanto finito occorrono la bellezza di quasi trenta passaggi, secondo il procedimento messo a punto nella seconda metà del Settecento.

È per questo che, oggi, i clienti dei guantai napoletani sono marchi come Loius Vuitton e Christian Dior.

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