Il Sud preunitario come la Germania di oggi

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-di Giuseppe Esposito-

Credo sia giunto il momento di cominciare a contestare le menzogne che ci hanno propinato fino ad oggi come storia. Secondo la vulgata dei vincitori, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II sarebbero venuti a liberare il Sud dall’oppressore straniero. Gli storici accreditati, come il piemontese Alessandro Barbero, che tanto successo riscuote in televisione, della quale è divenuto una piccola star, ritengono che  il Regno delle Due Sicilie fosse assimilabile all’Africa e che i suoi abitanti fossero incivili, sporchi e rozzi.  Chi contesta questa visone del Sud preunitario è ritenuto un ciarlatano e viene appellato, spregiativamente, “neoborbonico”.

Poi ti capita di scoprire sul Sole 24 Ore, autorevole organo ufficiale di Confindustria, un articolo del 2012, dal titolo sorprendente:

Gli eurobond che fecero l’unità d’Italia quando il Regno delle Due Sicilia era come la Germania.

L’articolo porta la firma di Giuseppe Chiellino, un giornalista che nella redazione del Sole 24 Ore segue i temi comunitari e si occupa, in particolare, dei fondi strutturali che costituiscono la terza voce del Bilancio dell’Unione Europea. Quindi non uno sprovveduto. Nel suo articolo si legge:

A voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli era per l’Italia di allora, quello che è oggi la Germania per l’

Eurozona.” Nell’articolo il Chiellino cita la storica dell’Université libre de Bruxelles, Stephanie Collet la quale, afferma che:

Come il Regno di Napoli, prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l’economia più forte dell’Eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto. Napoli era allora, subito dopo l’Unità, la città di gran lunga più importante del neonato Regno d’Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un’agricoltura fiorente, sebbene basata sul latifondo ed importanti porti commerciali.”

Questo ragionamento chiarisce le ragioni per cui la cancelliera tedesca Angela Merkel si oppone, da sempre, all’introduzione degli eurobond.

L’esempio di quello che accadde con l’unificazione del debito pubblico dei sette stati preunitari, cioè l’impoverimento del più ricco tra essi e la nascita di quella questione meridionale da sempre dibattuta e mai risolta, fanno oggi, probabilmente, da deterrente per i tedeschi all’accettazione della integrazione del debito dei vari membri dell’Unione.

Insomma, l’insofferenza tedesca alla creazione degli eurobond, tanto caldeggiati dal nostro paese, va ricercata in quello che avvenne con l’Unità d’Italia. Essi forse temono di fare la fine del Regno di Napoli dopo l’annessione al Piemonte nel 1860.

Può sembrare paradossale, ma una questione di politica interna italiana del XIX secolo, dovuta alla pessima condotta piemontese nell’Italia unificata sarebbe la  causa dell’attuale empasse che impedisce  quella integrazione europea che sola può salvare l’Unione dal nanismo politico a livello mondiale e permettere il riallineamento delle economie danneggiate dall’introduzione dell’euro, avvenuta dopo il 2000.  Quell’euro, moneta unica che ha avvantaggiato, in pratica, la sola Germania e danneggiato la maggior parte degli altri paesi. Ora è evidente che i tedeschi rifiutino l’idea di abbandonare la posizione di privilegio in cui si son venuti a trovare e la ragione di questo rifiuto va ricercata nella nostra storia nazionale. Potremmo affermare, cosa piuttosto amara per noi, che: Historia magistra vitae. E ringraziare quei galantuomini di Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II per averci liberato dal giogo straniero. Insomma, come si dice dalle nostre parti: Cornuti e mazziati.

 

 

 

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