Il racconto della domenica di Giuseppe Esposito

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La città che poteva essere e non fu.- di Giuseppe Esposito-

Immaginate per un attimo di poter disporre di una macchina del tempo. Salite a bordo ed impostate sullo schermo del computer di bordo le coordinate seguenti:

Latitudine    :   41° 39’ 51’’ N

Longitudine :   14° 47’ 35’’ E

T                   1906 a.C.n.

Avviate poi i motori. Un turbine spazio temporale vi avvolge e voi dopo un breve viaggio vi trovereste a sbarcare nella Salerno del 1906. Una piccola città di poco più di quarantamila abitanti. Il mare lambisce ancora Palazzo Sant’Agostino, sede della Prefettura. L’Opera della spiaggia non ha ancora realizzato la colata a mare e non vedrete nessuno degli edifici che oggi costeggiano il lungomare e via Roma. Non il palazzo Guerra, sede del Comune, non le Poste Centrali, né i Palazzi quali l’Edilizia o il Natella o il Santoro col suo stile Coppedé. Solo, in prossimità della Villa comunale svetta il Teatro Verdi realizzato appena una trentina di anni prima. Sulla via che mena verso Vietri, la via Indipendenza i palazzi del Nuovo Rione, l’Alario, il Conforti, il Giordano. La via sale e da essa, posta in alto, rispetto alla spiaggia si notano i diversi cantieri navali e gli stabilimenti balneari.

Si nota ancora, intorno alla chiesa di Sant’Anna al Porto, che sorge sulla piccola penisola alla foce del Fusandola il piccolo borgo di marinai. Ma dal lato opposto, verso est, se vi concedete una passeggiata lungo le rive dell’Irno, in località Spitilli e Caldarea, vi imbattereste in un luogo di delizie estive della migliore società cittadina: le Terme Caruso. La sua acqua sulfurea, nota fin dal tempo degli Etruschi è stata riscoperta a fine del secolo XVIII, analizzata dal medico Remigio Ferretti e fatte oggetto di una pubblicazione di Anselmo Macrì che ne elenca le molte proprietà terapeutiche.

A leggere tale pubblicazione rimarreste meravigliati dal numero delle affezioni curabili da queste acque. Esse alle esposizioni di Parigi, nel 1901 e nel 1906 hanno mietuto medaglie d’oro per le loro riconosciute qualità. Lo stabilimento accogliente presenta una palazzina centrale in stile liberty dipinta di un rosso pompeiano e davanti un porticato, abbracciato da un pergolato di uva pane. In terra riggiole esagonali in cotto di Rufoli e tavoli e sedie anch’essi in puro stile liberty. Tutt’intorno un giardino rigoglioso ricco di essenze arboree esotiche quali banani, calle d’Etipia, bouganville e campanelle giapponesi.

Attira l’attenzione un’alta ruota a pale, che mossa dalle acque dell’Irno aziona una pompa che alimenta le vasche in marmo di Carrara, delle cabine ove si prendono i bagni idroterapici. Per i viali, a passeggio, mentre sorseggiano l’acqua sulfurea attinta alla fonte, in un piccolo fabbricato di fronte alla palazzina, i più bei nomi della Salerno dell’epoca. Sembra, in quest’epoca in cui il termalismo è di moda e che ha reso celebri molte località europee quali Bath, Baden Baden, Vichy o Plombiers, anche Salerno possa conquistarsi un suo posto d’onore, al pari, semmai di Casamicciola, che ancora si lecca le ferite del terremoto dell’Ottantatre. Il termalismo come motore dell’economia cittadina era una possibilità riconosciuta.

Poi risalite a bordo della vostra macchina del tempo e riprendete la vostra passeggiata lungo le rive dell’Irno. Là dove avete visitato le Terme del signor Campione oggi vi trovate davanti a due enormi palazzi di un bianco abbacinante per la cui edificazione sono state sepolte le antiche sorgenti, e le acque sono oggi versate forse nelle fogne che le portano a mare.

Uno spreco inaudito di una risorsa naturale preziosa, una occasione mancata per una Salerno che in questo sud,  ancora oggi così depresso e povero di iniziative. Una Salerno che  poteva davvero sognare di essere una città turistica che invece di fare solo da transito per i turisti diretti in costiera. Poteva attrarli con le acque delle antiche sorgenti e realizzare, in luogo delle dismesse, a metà degli anni Cinquanta Terme Campione, un moderno stabilimento destinato a vari tipi di applicazioni quali fanghi, idromassaggi e idroterapia. Intorno, come anche previsto in un progetto degli anni Sessanta, alberghi, campi da gioco e residenze a formare un grande e moderno parco in potessero convenire turisti in ogni stagione dell’anno. Un volano eccezionale per l’economia. Invece oggi ci si esalta per quella sagra paesana delle luci d’artista che attraggono una folla di turisti mordi e fuggi, che intasano il centro cittadino, rendendolo invivibile per pochi giorni all’anno, senza alcun durevole beneficio per l’economia cittadina. La miopia di una classe dirigente locale, autoreferenziale ha distrutto per sempre un’occasione di crescita della nostra città. Che ci resta da fare se non intonare un de profundis?

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