Il racconto della domenica di Giuseppe Esposito

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Reinterpretazione di un vecchio slogan- di Giuseppe Esposito-

Nessuno immagina la quantità di dettagli della realtà circostante, che sfuggono, ogni giorno, alla nostra attenzione. Siamo di solito viandanti distratti, sempre di corsa o con la mente altrove. Soprattutto in questi nostri giorni confusi, bersagliati da notizie mai liete da un mondo che sembra aver perso completamente la bussola dei valori e che ci incute un sacro timore per il nostro futuro. Eppure avviene talvolta che quegli aspetti, apparente mente irrilevanti, della realtà si impongano alla nostra attenzione per un brusco cambio di prospettiva dovuto al caso. È quanto è avvenuto a me nei primi giorni di questo nuovo anno.

A seguito di una caduta mia moglie ha dovuto subire un intervento chirurgico per ricomporre una frattura scomposta del perone. Il divieto di carico dell’arto per più di un mese ci ha imposto l’uso di una serie a rotelle. Dopo i primi giorni di reclusione casalinga, presi dallo stupore dell’evento imprevisto e sgomenti per la perduta autonomia di Lina, abbiamo deciso di reagire e tentare una sortita nel mondo esterno ed una mattina siamo usciti di casa per una breve passeggiata lungo le vie del Carmine, il nostro quartiere. Vinta una iniziale ritrosia ad esporre coram populo la passeggera disabilità, ci siamo avventurati per strada. Mia moglie in carrozzella ed io nella funzione di rickshaw driver. Ma il mondo esterno si è presentato a noi in una veste inedita. Prima difficoltà le porte dell’ascensore. La larghezza del vano di accesso è di appena qualche millimetro superiore alla larghezza della sedia a rotelle e dunque per varcare quella soglia occorre un raffinato lavoro di allineamento sulla linea ortogonale alla superficie delle due ante. All’uscita dall’ascensore abbiamo molto apprezzato la presenza di una rampa per i disabili che ci ha condotti al piano stradale.

Varcato il portone abbiamo assaporato l’aria della libertà, come forse accade a coloro che tornano in libertà dopo un periodo di detenzione. Quel senso di libertà ti inebria, ma io pragmaticamente, prima di decidere sulla direzione da prendere mi son guardato intorno. A sinistra una serie di strade in ripida salita, a destra il percorso abbastanza pianeggiante di via del Carmine. Dunque virata a destra e partenza. Davanti a me una serie di attraversamenti delle vie laterali, ma coi marciapiedi dotati di rampe di raccordo con il piano della strada. Ho internamente lodato la previdenza dell’amministrazione cittadina che in occasione dell’ultimo rifacimento dei marciapiedi aveva pensato di dotarli di quel supporto indispensabile per chi è costretto a far uso di sedie a rotelle.

Fiero mi sono pertanto avviato, ma il mio entusiasmo ha cominciato a divenir più tiepido quando mi son reso conto che la realizzazione dei manufatti risultava abbastanza malfatta. I piani inclinati erano quasi tutti privi di un corretto raccordamento e presentavano alla base un piccolo gradino che rendeva quasi impossibile impegnarli frontalmente, visto il diametro ridotto delle ruote anteriori. Dunque ad ogni risalita bisognava procedere come i gamberi, all’indietro. Arrivati all’incrocio con via Marino Paglia ero piuttosto esausto e ho deciso di invertire la rotta. Rapido dietrofront dunque e rotta su Largo Sinno, verso la farmacia, tappa irrinunciabile, in questo frangente. A metà della via la fatica ha cominciato a farmi sentire il braccio destro estremamente affaticato. Il motivo, mi son reso conto risiedeva nella pendenza del marciapiede verso il centro della via. Pendenza che causava lo scivolamento del mio “risciò, continuamente a destra, costringendomi ad una continua correzione in senso opposto e quindi con il carico esclusivo della destra.

Ma, con l’entusiasmo iniziale, ormai quasi al lumicino siamo infine arrivati nello slargo. Giunti quasi alla meta, un paio di gradini rendevano impossibile continuare il cammino sul lato sinistro e dunque siamo dovuti passare sul marciapiede opposto. Ho posto le ruote del nostro veicolo sulle strisce pedonali e, miracolo, le auto si sono arrestate per lasciarci attraversare, in un inatteso gesto di estrema cortesia, che ci ha riconciliati col mondo. Ma dopo pochi metri ecco di nuovo che il mondo ci si presenta di nuovo ostile. Costretti ad un nuovo attraversamento per portarci sul lato della farmacia abbiamo adocchiato l’attraversamento che, ridipinto, da poco brillava al sole del tardo mattino con le sue strisce di un candore abbagliante.

Di nuovo fatti oggetto della cortesia degli automobilisti abbiamo percorso le strisce pedonali come una passerella teatrale. Dal lato opposto della via una sorpresa era di nuovo ad attenderci. Se per accedere alle strisce vi era un marciapiedi dotato di rampa, dal lato opposto la corrispondente rampa di risalita era assente. Al momento del rifacimento della strada qualcuno aveva deciso che su quel lato si poteva fare a meno della rampa. Abbiamo dovuto marciare sull’asfalto come se fossimo un veicolo a motore con le vetture che ci sfioravano pericolosamente. Mi è venuto allora in mente un vecchio slogan del ’68: “La fantasia al potere”. Lo si poteva pensare reinterpretato da chi al Comune aveva appaltato i lavori di rifacimento della strada: le rampe disposte a caso, seguendo la fantasia della ditta appaltatrice e nessuno che si sia preoccupato di controllare i lavori, una volta ultimati. Che io ricordi quei lavori sono stati effettuati una quindicina di anni orsono e fino all’altro ieri io non avevo mai fatto caso all’anomalia delle rampe per disabili.

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