Il racconto della domenica di Giuseppe Esposito

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“Que reste – t – il de nos amours” di Giuseppe Esposito

Que reste – t – il de nos amours,

que reste – t – il de ces beaux jours?

Une photo, vieille photo

De ma jeunesse.

Que reste – t – il des billets doux,

des mois d’avril, des rendez-vous,

un souvenir qui me poursuit

sans cesse

Ho riascoltato la vecchia canzone dalla voce di Charles Trenet e pensavo di ritrovare la dolce nostalgia d’un tempo. L’emozione giovanile di quando la domanda posta da Trenet era intrinsecamente retorica. Che ne sa un giovane, innamorato dell’amore di quel che resta di esso quando finisce? L’amore per un giovane è come la vita, dalla sua prospettiva è eterno. È ciò che ha imparato dai libri, dalle parole dei poeti, dagli eroi dei romanzi e dei poemi. Amori che travalicano addirittura la durata della vita per rimanere in eterno nella memoria dei posteri.

Invece questa volta il colpo è stato piuttosto duro ed invece di quella piacevole malinconia di un tempo, ho avvertito un pugno nello stomaco. Una lucida disperazione, preso come sono oggi proprio da quel che resta di un amore, che essendo forse l’ultimo credevo potesse durare, questo si, per sempre.

Invece sono qui a chiedermi come sia possibile che l’amore possa addirittura trasformarsi in odio, in indifferenza e nella incapacità di reggere la vista di quella che era la persona amata. La persona di cui credevi di non poter fare a meno e sentirla affermare che essa non prova più nulla per te. Quell’amore che avevo sperato accompagnasse questa mia vita, già provata dal dolore e che grazie all’ultimo amore sembrava potersi riscattare, è caduta invece in un cupo dolore, in una voglia di ferire, di fare del male, una voglia irrefrenabile di gridare al cielo questo dolore che mi soffoca e rende insonni le mie notti.

Ed invece di chiedermi, con Trenet cosa resta del nostro amore, mi chiedo perché e come sia possibile che quell’amore sia morto. Per tutta la vita ero stato convinto che esso finisse solo per cause esterne e per una volontà superiore che separa, talvolta, gli amanti. Invece sono qui a rimirare le macerie di questo nostro amore. Ho provato a parlare, a capire, ma in questi casi le parole sono impotenti, inadeguate a chiarire quello che senti dentro. Capisci che bisognerebbe farla finita, strapparsi dal cuore quel che sembra ancora affondare in te le sue radici, che trascinare ancora una parvenza di amore è solo un voler rigirare il coltello nella piaga. Eppure non riesco a dirti addio.

Anche se l’amore è morto, credevo che i tanti anni trascorsi insieme potessero aver lasciato in noi almeno la capacità di restare uniti. Ma mi accorgo che tra noi solo silenzi scorrono e scavano ancor più nel nostro dolore. Il silenzio di chi non sa più cosa dire e dentro una grande, disperata voglia di ritrovare la magia di un tempo.

Ma quei miracoli avvengono solo spontaneamente e la volontà non può sopperire a quella misteriosa alchimia. Bisogna lasciarsi andare, abbandonarsi al fiume della vita. Quella vita per la quale il nostro amore non è stato che un puro accidente. Bisogna dirsi addio, ma mi manca il coraggio. Come è possibile che dalle mie labbra esca una simile bestemmia. O forse è solo in questo modo che potremo ritrovare una pace perduta.

Solo nell’oblio riusciremo a lenire questo dolore feroce che ci soffoca. Ti guardo e mi chiedo se questo dolore è solo mio o anche tu lo avverti … e dunque se siamo capaci ancora di soffrire per questo amore, perché lasciarlo andare? Ti guardo, ma il tuo sguardo non è più quello di un tempo e nei tuoi occhi vedo solo delusione ed indifferenza e la cosa mi fa impazzire. Vorrei prenderti tra le braccia, scrollarti da questo tuo torpore, da questa tua rinuncia ad amarmi, ma mi trattengo, sento proprio nel momento in cui sto per stringerti ancora tra le braccia che sarebbe inutile. Ma l’addio non riesco proprio a pronunciarlo. Ci lasceremo in silenzio, chiusi ognuno nella propria pena. Che peccato un amore così dolce e così violento, morire così nel silenzio e nell’ abbandono privo di ogni slancio vitale. Addio è come morire dentro e non riuscire a chiedere aiuto.

 

 

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