Il primo Osservatorio Astronomico d’Italia: Capodimonte, 4 novembre 1819

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-di Giuseppe Esposito-

L’Astronomia è, forse, la scienza cha più ha affascinato gli uomini fin dalla più remota antichità. La vuota immensità che ci circonda è uno dei misteri più inquietanti ed insieme intriganti che esistano. Osservare la volta celeste, immensa, sopra di noi ci fa prendere coscienza della nostra irrilevanza. Non siamo che atomi in questo sterminato creato. Di Astronomia hanno parlato scienziati e filosofi, ma anche poeti. A riguardo Giacomo Leopardi, uno dei nostri maggiori, così si esprimeva a proposito dell’Astronomia:

La più sublime, la più nobile tra le Fisiche Scienze ella è, senza dubbio, l’Astronomia. L’uomo si innalza per mezzo di essa al di sopra di sé medesimo e giunge a capire la causa di fenomeni straordinari.

Osservare il cielo vuol dire considerare i suoi molteplici e misteriosi aspetti e cercare di elaborarli, penetrarli. Lo strumento di cui oggi si avvalgono gli astronomi è l’Osservatorio Astronomico, una struttura adibita appositamente all’osservazione del cosmo.

Tra gli osservatori italiani il primo a nascere fu quello di Capodimonte a Napoli, che si aggiunge ai tanti altri primati del Regno delle Due Sicilie. Ed anche in questo caso il merito va a quel sovrano eccezionale che fu Carlo di Borbone, il sovrano che rese Napoli capitale di un regno finalmente indipendente e la portò ad essere una capitale della stessa dignità ed importanza di quelle maggiori in Europa quali Londra, Parigi e Vienna.

L’anno forse più favorevole allo sviluppo della scienza astronomica, fu il 1753. In quell’anno infatti, Carlo approvò le modifiche proposte da Celestino Galiani all’università napoletana. Tra le altre riforme vi fu l’introduzione delle cattedre di Astronomia e Matematica. Il primo titolare della cattedra di Astronomia fu il matematico Pietro De Martino, seguito poi da Felice Sabatelli, più tardi, da Ferdinando Messia de Prado.

L’insegnamento era, ovviamente, del tutto basato sulla teoria, non essendoci osservatori disponibili. Solo vi erano delle specole private. Alcune gestite da religiosi come quella del Collegio Reale delle Scuole Pie, diretta da padre Nicola Maria Carcani e quelle di Lord Acton e del principe Spinelli di Tarsia poste entrambe nella zona di San Carlo alle Mortelle.

Si dovette attendere il 1791 affinché Ferdinando IV ordinasse la costruzione di una specola nell’edificio del Real Museo di Capodimonte. Qui ebbe poi sede l’Accademia di Arti e Scienze. Il progetto fu affidato all’architetto Pompeo Schiantarelli, ma i lavori non furono mai portati a termine a causa dei rivolgimenti di natura politica intervenuti.

Posto sul trono di Napoli, a seguito del dilagare delle armate napoleoniche in tutta Europa, Giuseppe Bonaparte emanò nel 1807 un decreto nel quale era prevista la realizzazione dell’Orto Botanico e di una specola presso il convento di San Gaudioso, sulla collina di Sant’Agnello a Caponapoli, alle spalle della odierna piazza Cavour, lì dove nell’antichità  sorgeva l’acropoli della Napoli greca. La direzione fu affidata a Giuseppe Casse, che sfortunatamente morì l’anno successivo. Con lui finì anche la specola di San Gaudioso. A Giuseppe Bonaparte successe il cognato Gioacchino Murat che nel 1809 nominò direttore della specola Fedrico Zuccari, insegnante di matematica presso il Collegio militare e lo mandò, per due anni presso la specola di Brera ad approfondire le sue conoscenze di astronomia col padre Barnaba Oriani.

Il 4 novembre del 1812 fu posta la prima pietra del realizzando Osservatori astronomico. La località scelta fu la collina di Miradois, non lontano dalla Reggia di Capodimonte. Il nome del colle derivava dall’esistenza in loco di una villa costruita nel Cinquecento dal marchese di Miradois, Reggente della gran Corte della Vicaria. Il progetto dell’edificio fu affidato a Stefano Gasse, architetto molto apprezzato dalla corte. Purtroppo, a causa della scarsa esperienza nella costruzione di edifici così particolari,  i lavori andarono molto per le lunghe poiché lo Zuccari fu costretto a chiedere numerosi adattamenti dei locali previsti dal Gasse. A ciò si aggiunse la disonestà della ditta appaltatrice che faceva continuamente lievitare i prezzi, prosciugando la disponibilità dei fondi. Sembra di risentire una storia dei nostri disgraziati tempi. Nihil sub sole novum.

Nel 1817 Murat emise un altro decreto e rifinanziò l’impresa e le carenze tecniche furono risolte grazie ai suggerimenti di padre Giuseppe Piazzi.

Nel 1815 Ferdinando tornò sul trono ed emise un suo decreto stanziando ulteriori fondi coi quali si portò a termine il piazzale, il fossato, il muro di cinta ed i locali sotterranei. Si giunse così, finalmente, alla inaugurazione dell’Osservatorio.  In onore del sovrano fu posta, sul timpano triangolare retto da sei colonne doriche, che sovrasta l’ingresso l’iscrizione: FERDINANDUS I ASTRONOMIAE INCREMENTO MDCCCXIX ed un bassorilievo con l’effigie del sovrano. Da allora l’Osservatorio ha sempre funzionato ed ancora oggi è tra i più attivi e prestigiosi del mondo.

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